Con Roma o con la FSSPX? / Le vostre risposte. 7

Dopo le consacrazioni episcopali del 1° luglio a Écône, in caso di scomunica comminata alla Fraternità San Pio X, da che parte stare? Con Roma o con la FSSPX? Questa la domanda che, su sollecitazione di un lettore, abbiamo posto a tutti i frequentatori di “Duc in altum”. E le vostre risposte stanno arrivando numerose. Le trovate qui, qui, qui, qui, qui e qui. Oggi un altro giro.

Per rispondere: aldomariavalli@gmail.com

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Gentile Aldo Maria,

di fronte alle periodiche minacce di scomunica che accompagnano le ordinazioni episcopali della Fraternità sacerdotale San Pio X — come quelle annunciate per il prossimo 1° luglio ad Écône — torna inevitabilmente alla mente la prudente ammonizione del rabbino fariseo Gamaliele, riportata negli Atti degli apostoli (5, 34-39). Dinanzi al sinedrio che voleva reprimere i primi discepoli di Cristo, Gamaliele invitò alla cautela: «Non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare; perché, se questo disegno o quest’opera viene dagli uomini, sarà distrutta; ma se invece viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Badate di non trovarvi a combattere contro Dio».

È una riflessione che conserva ancora oggi tutta la sua forza. Gamaliele non aderiva al nascente cristianesimo, ma comprendeva che il tempo sarebbe stato il vero banco di prova. Ciò che nasce soltanto dalla volontà degli uomini, infatti, prima o poi si spegne; ciò che invece attraversa le epoche, le ostilità e le persecuzioni, conservando vigore e capacità di attrazione, merita almeno di essere osservato con prudenza e rispetto. Ed è difficile non applicare questo principio alla vicenda della Fraternità San Pio X. Dopo oltre cinquant’anni di contrasti, commissariamenti morali, dichiarazioni severe e ripetute previsioni di dissoluzione, la Fraternità non soltanto continua a esistere, ma conosce un incremento di seminari, sacerdoti, fedeli e vocazioni in molti Paesi del mondo. Ora, tenendo presente che i tempi del Signore non coincidono con quelli degli uomini, una tale persistenza storica e spirituale vorrà pur dire qualcosa. Questo non elimina le questioni canoniche o disciplinari ancora aperte, ma invita quantomeno a quella prudenza evangelica che Gamaliele suggerì al sinedrio: lasciare che il tempo e i frutti parlino. Perché se un’opera è meramente umana, finirà inevitabilmente col dissolversi; ma se continua a crescere e a resistere dopo mezzo secolo di prove, forse è opportuno interrogarsi con umiltà prima di condannarla, affinché non accada — magari in buona fede — di «combattere contro Dio».

Renzo Toffoli

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Qualche domanda e risposta per decidere se stare con Roma o con la FSSPX.

  • Dove vedo la vera fede apostolica Cattolica e le persone che cercano di vivere con e secondo questa fede?

Nella FSSPX e in diversi altri luoghi, ma non tra chi è in potere a Roma. In Vaticano vedo da molto tempo errori persistenti che sembrano eresie manifeste.

  • Che cosa ha detto la Santa Vergine a La Salette?

Che Roma sarebbe diventata la sede dell’anticristo.

  • È possibile rimanere obbedienti alla gerarchia per amore a Cristo Gesù Re della Chiesa e al contempo resistere a quei gerarchi che chiaramente, come mostrano i loro frutti, sono lupi vestiti da agnelli?

Bisogna obbedire a Dio prima di tutto, e poi, ma solo se è possibile, amare e glorificare Dio obbedendo ai suoi ministri.

  • Possiamo rimanere fedeli alla Roma eterna e all’ufficio di romano pontefice e contemporaneamente disobbedire per difendere la Chiesa che è in stato di emergenza?

Guardo ai buoni frutti di chi ha già risposto affermativamente nel 1988 e ha già vissuto gli effetti di quel percorso.

Pascale

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Caro Valli,

non credo che la FSSPX sia mai stata scismatica, come dimostrano i fatti dal 1988 a oggi, né lo sarà dopo il 1° luglio, ma anche se fosse? Gli scismi sono una costante nella vita della Chiesa. Che dire dello scisma del 1054, quello del patriarcato di Costantinopoli, da cui derivano le Chiese autocefale dell’Europa orientale? Gli scismatici greci sono trattati con tutti i riguardi dai papi, fin dallo storico incontro tra Paolo VI e il patriarca Atenagora. Gli scismatici della Chiesa autocefala romena si vedono concedere chiese in uso per il loro culto dai vescovi cattolici (ad esempio a Torino). Per restare in ambito sabaudo, il duca di Savoia Amedeo VIII dopo l’abdicazione conduceva la vita di un santo eremita ma accettò di diventare papa (per l’esattezza antipapa col nome di Felice V) negli ultimi anni del Grande Scisma d’Occidente cui Amedeo pose fine rinunciando al papato, certo dopo lunghe trattative con Roma. E non credo che Amedeo sia finito all’inferno se il papa legittimo, Niccolò V, lo creò cardinale per premiarlo della sua rinuncia. E che dire della santa regina dei longobardi, Teodolinda, fondatrice del duomo di Monza, protettrice di san Colombano, che scambiava lettere edificanti col papa san Gregorio Magno? Pensiamo forse che sia finita all’inferno perché, come tutta l’Italia settentrionale, aderiva allo Scisma dei Tre Capitoli? È dal 1988 che ci accusano di essere scismatici. Preciso che non sono un sacerdote, sono un semplice laico, anni addietro accusato dal suo parroco di essere scismatico perché frequentavo (e frequento) le sante messe della FSSPX. Bene: dopo il 1° luglio niente cambierà, se non in meglio.

Ferdinando Sobrero

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Caro Valli,

non sono più giovane e ho quindi già vissuto questa difficile situazione nel 1988. Allora mi lasciai condizionare dagli scrupoli e dai severi ammonimenti di amici e conoscenti. Per ben dodici anni, fino al Giubileo del Duemila, iniziai allora a vagare, di chiesa in chiesa, di pulpito in pulpito, di confessionale in confessionale, alla ricerca di un porto sicuro, di una Dottrina autentica, di una Liturgia quanto meno accettabile. Non dico che non esistano buoni sacerdoti al di fuori della FSSPX, anzi ne trovai certamente, ma ovunque si respirava un clima insopportabile di eccessivo “rispetto umano” e di “prudenza” interpretata solo come debolezza, di paura e forzato nascondimento travestito da fiduciosa attesa. Lo stato di necessità in cui si dibattevano molti buoni uomini di Chiesa era palpabile, innegabile, percepibile a pelle.

E così, quando nel 2000 decisi di partecipare al pellegrinaggio romano della FSSPX, ebbi la grazia di intuire, e successivamente di comprendere anche con la ragione, che quella era la scelta giusta. Mi sentii a casa e con la coscienza in pace.

Oggi mi fanno quasi sorridere certi discorsi paternalistici sul “non bisogna abbandonare la Chiesa” mentre si sta ben attenti ad arrampicarsi sugli specchi per tentare impossibili interpretazioni, ad esempio, circa la Dichiarazione di Abu Dhabi, “Amoris laetitia” e “Fiducia supplicans”.

Ciò premesso, continuerò certo a pregare per il papa, a sperare in un ritorno alla Tradizione e a sentirmi all’interno della Chiesa Ccttolica, che amo e amerò sempre. Piuttosto sono altri che debbono dirci se preferiscono stare con la Chiesa di sempre o con quella modernista-sinodale!

Marco Bongi

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Con tanta dolcezza supplico di essere obbedienti al papa, di non entrare in uno scisma e quindi nella scomunica. Nostro Signore ha promesso di non abbandonare la sua Chiesa, fondata su Pietro: nessun attacco interno o esterno potrà mai sopraffarla.

Sappiamo dai Vangeli che già ai tempi di Gesù gli attacchi alla Chiesa nascente erano perpetrati non solo dall’esterno ma anche internamente, addirittura fra gli apostoli: chi lo abbandona, chi lo tradisce, chi lo rinnega. Eppure, alla risurrezione va da loro, si mostra, li assiste, li rinforza spiritualmente.

La storia è piena di bravi cristiani che volendo denunciare gli errori del clero e del papato, veri, esistenti, sono però caduti nell’orgoglio di pensare di detenere il senso della Rivelazione e sono entrati in contrapposizione e poi in uno scisma con la Chiesa. Con la scomunica hanno messo in pericolo le loro anime. Non permettetelo! La Chiesa è Madre e Maestra. Nessun santo ha mai criticato la Chiesa, ma umilmente ha pregato per essa, sollecitato con amorevole piglio i suoi rappresentanti e rinnovato il suo spirito dall’interno.

Facciamo nostri questi esempi, cerchiamo tutti la santità.

Monica Scarano

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Caro Valli,

ovviamente bisogna stare con la FSSPX. Senza se e senza ma. Ma attenzione a chi prende posizione contro Roma per le motivazioni sbagliate. Penso, ad esempio, alle continue farneticazioni sulla sede vacante dalla morte di Ratzinger.

Certi soggetti del variopinto mondo tradizionalista fanno molto male alla battaglia che stiamo combattendo. A causa di certi deliri non veniamo presi sul serio. Deliri, aggiungo, che non rappresentano in alcun modo la posizione della FSSPX e di chi non ne fa parte ma combatte la medesima battaglia.

Michael

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