Nuova lettera da Genova / Noi sacerdoti della diocesi denunciamo
Caro Valli,
facendo seguito agli articoli che il blog ha già pubblicato sulla realtà della Chiesa genovese, scrivo a nome di un gruppo di preti della diocesi. Preciso che molte delle notizie che riporto sono state riferite ai nostri superiori, ma con scarsi risultati: o non riceviamo risposte oppure ci dicono la rotta non si cambia e si va avanti così.
La diocesi naviga in una situazione di totale sbandamento per quanto riguarda la fede e la dottrina. Chi ha più di quarant’anni guardando all’oggi ha l’impressione di trovarsi in un’altra Chiesa, un’altra fede religiosa.
C’è stata una corsa a smantellare tutto, come se il passato fosse da cancellare come qualcosa di sbagliato. C’è una continua rincorsa ad adeguarsi allo spirito del mondo. Nelle cosiddette fraternità di parrocchie si cerca di fatto di sostituire la centralità dell’Eucaristia con equipe formate da laici, diaconi e un presbitero in veste di moderatore. Risultato: un vero caos, con il tentativo di introdurre nuove liturgie presiedute da laici.
Il 14 maggio si è svolta presso la chiesa di San Pietro in Banchi una veglia per il “superamento della omotransbifobia”. Il vescovo di Rimini, originario della nostra diocesi, è un paladino di queste iniziative. Tanti i preti presenti, cosa rara vista la scarsità di sacerdoti. Che messaggio si vuol dare? C’è l’ossessione di normalizzare il peccato. Si usa con astuzia un linguaggio che cerca di reinterpretare tutto. Si utilizza l’idea di “discernimento” per approvare quello che vuole un certo mondo oggi intoccabile.
L’insistenza sul gender riguarda anche il mondo dello scautismo. L’impressione è che si voglia legittimare qualcosa che probabilmente molti in quegli ambienti vivono, infischiandosene della Parola di Dio, della legge naturale, del dato biologico. Ciò che conta è solo il sentimento personale.
Il 10 maggio si è svolto a Genova il raduno nazionale degli alpini, e i soliti ambienti sinistroidi hanno riempito la città di scritte, manifesti e insulti. Purtroppo le frasi contro gli alpini si sono viste anche nelle chiese, e negli attacchi si è distinto don Paolo Farinella, che ha perfino chiuso la sua chiesa di San Torpete perché a suo dire il raduno avrebbe impedito ai fedeli di poterla raggiungere. Don Farinella in diocesi e fuori è conosciuto per le sue posizioni di sinistra, il che lo rende intoccabile. Perché questa è la realtà. Se uno si azzarda a recitare un “Salve Regina” in latino apriti cielo! Ma se uno chiude la chiesa contro gli alpini, o usa la chiesa per fare comizi a favore di ideologie anticattoliche va tutto bene.
Mondo Caritas, Sant’Egidio, gruppi sinodali, scout: questo l’universo che viaggia di conserva con la sinistra. La propaganda ideologica al posto del Vangelo. Femminismo, ideologia LGBTQ, inclusività le parole d’ordine.
Prima del 25 Aprile abbiamo visto sacerdoti usare i social per inneggiare alla Resistenza. In chiesa hanno fatto cantare “Bella ciao”. Se un tempo si rendeva omaggio a Maria cantando “Dell’aurora tu sorgi più bella”, oggi abbiamo un teatrino messo in piedi da ex sessantottini nostalgici.
E vogliamo parlare della pastorale diocesana? Chi non è d’accordo con la continua creazione di fraternità di parrocchie viene invitato a cambiare aria ed è emarginato. I laici vengono formati per diventare animatori delle parrocchie. Il desiderio e la cura delle vocazioni sacerdotali e alla vita consacrata? Cose del passato. Sembra anzi che i vertici vogliano che ci siano meno preti, per avere meno intralci.
Abbiamo avuto notizia di un nuovo ufficio che si dedicherà all’evangelizzazione attraverso i social e sarà affidato a un noto prete tiktoker con oltre 800 mila follower. Solo che i suoi video rasentano spesso la blasfemia. Ha l’ossessione dei like, e il caso di don Ravagnani ci ha già fatto vedere dove si arriva lungo questa strada.
Certamente si può fare del bene anche attraverso i mezzi di comunicazione, ma ci sono modi diversi per farlo.
La ringraziamo per il suo ascolto e il suo lavoro al servizio della verità della Fede e della salvezza delle anime, vera e unica missione della Chiesa.
Lettera firmata
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