Con Roma o con la FSSPX? / Le vostre riposte. 8
Dopo le consacrazioni episcopali del 1° luglio a Écône, in caso di scomunica comminata alla Fraternità San Pio X, da che parte stare? Con Roma o con la FSSPX? Questa la domanda che, su sollecitazione di un lettore, abbiamo posto a tutti i frequentatori di “Duc in altum”. E le vostre risposte stanno arrivando numerose. Le trovate qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui. Oggi un altro giro.
Per rispondere: aldomariavalli@gmail.com
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Caro Valli,
mi associo a un precedente commentatore nell’osservare che “con Roma o con la FSSPX” pone la questione in modo da indurre a considerare Roma (Chiesa cattolica ufficiale) e FSSPX come due realtà contrapposte e inconciliabili. Rimaniamo pure tutti con Roma nella Pace e nella Fede: la FSSPX è Roma, monsignor Suetta (con tanti altri che ben conosciamo) è Roma, il sacerdote sconosciuto che celebra la messa con la degna sacralità predicando Cristo Via, Verità e Vita è Roma. Del Figlio di Dio il Santo Vangelo ricorda che “le pecorelle lo seguono, perché conoscono la sua voce” (Gv 10,4).
Più nel dettaglio, personalmente penderei per Radaelli, infatti “chi non entra nell’ovile per la porta, ma vi sale per altra parte, è ladrone e assassino” (Gv 10,1). Parole dure, alle quali ci stiamo disabituando.
Al fratello che vorrebbe analizzare la risposta alla lettera di don Pagliarani mi sento di ricordare la terza opzione, praticata troppo spesso negli ultimi anni: nessuna risposta.
Vorrei infine invitare a partecipare alla cerimonia del 1° luglio a Écône coloro che ne avranno la possibilità. Io mi sto organizzando, anche se non sono tanto vicino alla Svizzera.
Auguro a tutti la Pace nel cuore
Francesco
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Caro Valli,
il quesito da lei posto non costituisce affatto un dilemma lacerante. In merito alla scelta tra l’ortodossia del Vaticano e la presunta deriva scismatica della FSSPX, rimanere fedele al cattolicesimo comporta scegliere la FSSPX in quanto il Vaticano ha debordato dal vero cattolicesimo. Da Bergoglio in poi la Chiesa di Roma si è lasciata infiltrare da una setta di massoni e modernisti. Essere cattolici significa seguire chi ha deciso di rimanere fedele al deposito della fede e alla tradizione del magistero ecclesiale.
Maria Regina
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Caro Valli,
figlio nel Figlio, sposo, padre e nonno, ringraziandola per il suo encomiabile lavoro di informazione, desidero inviarle una riflessione nata dalla lettera di don Pagliarani, testo che la storia probabilmente ricorderà come uno spartiacque nella crisi attuale.
C’è qualcosa di magnificamente assurdo nel fatto che nel 2026 un prete debba scrivere al Papa per informarlo che il Cattolicesimo è vero. È come se il custode del faro dovesse inviare una lettera urgente all’Autorità portuale per segnalare che il faro, tendenzialmente, serve a fare luce.
Eppure eccoci qui.
Don Pagliarani apre ricordando che da cinquant’anni la sua Fraternità bussa alla porta di Roma per discutere di certi piccoli dettagli come, per esempio, se la Chiesa debba ancora credere in qualcosa di preciso. Roma, con la cortesia propria delle grandi istituzioni, ha risposto a questo mezzo secolo di suppliche essenzialmente in un solo modo: con le sanzioni canoniche. È una risposta, bisogna ammetterlo. Non è esattamente una risposta “teologica”, ma è una risposta. Quando non sai cosa dire a tuo figlio che ti chiede perché il cielo è azzurro di giorno, puoi sempre mandarlo in camera sua.
Il documento afferma che Cristo è l’unico Redentore e l’unica via al Padre. Questa notizia, apparentemente, non è più così scontata negli ambienti vaticani, dove si preferisce una teologia più “aerea”, nel senso che fluttua liberamente senza appigli particolari. L’idea che esista “una” via, “una” verità, “una” vita è oggi considerata, nei circoli illuminati, una forma di maleducazione cosmica. Un Dio che abbia opinioni precise è un Dio imbarazzante, come un ospite a cena che insiste nel voler parlare di politica.
Viene poi la questione della salvezza. La Dichiarazione ha l’impudenza di affermare che fuori della Chiesa cattolica non c’è salvezza, e che questa condizione riguarda tutti, cristiani, ebrei, musulmani, pagani e atei. Il mondo moderno trova questa posizione scandalosamente intollerante. È però curioso che lo stesso mondo moderno non trovi affatto intollerante l’idea opposta, ovvero che nessuno abbia nulla di abbastanza importante da dire agli altri da giustificare l’apostolato. Dire a qualcuno “hai bisogno della verità” è prepotenza. Dire a qualcuno “tieniti pure i tuoi errori, fanno lo stesso effetto” è rispetto.
La Messa, afferma il documento, è sacrificio, non assemblea, non cena (o forse meglio sarebbe dire self service in cui ognuno va al banco e si serve da solo). Non celebrazione comunitaria dell’esperienza condivisa del mistero pasquale vissuto insieme nella molteplicità dei cammini. “Sacrificio”, sacer-facere (rendere sacro). Con tutto ciò che la parola comporta: una vittima, un altare, un sacerdote, la morte, il sangue, la redenzione. Dopotutto il Cristianesimo pare sia nato su una croce e non su un tavolino da caffè, fatto che i riformatori liturgici del Novecento sembrano aver trovato eccessivamente cupo e difficile da abbinare a chitarre e canti di fraternità.
Sulla questione morale, don Pagliarani è di una chiarezza che oggi si chiamerebbe coraggio e un tempo si chiamava semplicemente catechismo.
Infine, le nazioni devono sottomettersi a Cristo Re. La laicità, dice il documento, è la negazione implicita della sua divinità. Il mondo moderno ha rovesciato Cristo dal trono delle istituzioni pubbliche e ha trovato quei troni immediatamente occupati da sostituti molto meno benevoli. Ha cacciato il Crocifisso dalle aule scolastiche e ha scoperto che il vuoto lasciato veniva colmato, con encomiabile rapidità, da ideologie variamente feroci. Ha dichiarato che nessuna verità trascendente deve governare la città degli uomini, e ha ottenuto città governate da verità molto più arbitrarie e molto meno misericordiose.
Don Pagliarani chiude dicendo che preferirebbe morire piuttosto che rinunciare alla fede ricevuta. Il mondo moderno trova questa idea teatrale, esagerata, medievale. Ed è esattamente questa reazione che rivela tutto. Un’epoca che prende sul serio soltanto ciò per cui nessuno è disposto a morire è un’epoca che, in fondo, non prende sul serio niente. Le foglie sono verdi d’estate. Il sangue è rosso. Cristo è risorto. E un prete ha dovuto scriverlo al Papa.
Le spade, come aveva previsto Chesterton, sono state sguainate.
Francesco
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Stare con Roma o con la FSSPX? Beh, a Roma a difendere il Depositum Fidei c’é Tucho Bésame Mucho, e come lo difende lo vediamo tutti.
Dall’altra parte c’ è la creatura di monsignor Lefebvre, grande evangelizzatore del continente africano, difensore della Fede amato dal Signore.
Evidente che scelgo la FSSPX.
Francesco Caputo
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Gentile e stimato Valli,
sul drammatico dilemma che in questi giorni viene proposto ai cattolici ho riflettuto a lungo e vorrei condividere le mie conclusioni con lei e i suoi lettori.
Monsignor Lefebvre non ha mai voluto lasciare la Chiesa, ma intendeva preservare la sua purezza dottrinale e liturgica dagli assalti dei teologi modernisti che hanno dominato il Concilio.
Chiedeva di poter continuare a celebrare come sempre aveva celebrato e a credere quello che sempre aveva creduto, cioè all’insegnamento plurisecolare della Chiesa e alla sua Tradizione. Il rifiuto fu netto e senza appello.
Rileggendo i fatti di allora, si nota bene la diversità dei toni del vescovo e del papa: sempre rispettoso e filiale il primo, pur nella fermezza delle sue richieste, autoritario e respingente quello di Paolo VI.
Era inevitabile la rottura che, secondo me, fu causata da Roma, resa ottusa dalla gelosa custodia del suo potere, sorda al dolore di un figlio fedele, oltretutto missionario fecondo, capace e colto, scambiato per un ribelle che avrebbe voluto dare la scalata al Soglio! Se poi si considera il corteggiamento zuccheroso (la carità è altro), tutt’ora in atto, delle altre religioni e dei traditori di Cristo, monta lo sdegno.
Comunque. Se scisma c’è, è stato voluto dai papi, non dalla Fraternità. Quindi, a mio avviso, chi la segue non è scismatico. Ma scegliere non è dato a tutti. Nel mio territorio non ci sono né cappelle né sacerdoti di san Pio. Che fare? Restare senza Sacramenti e senza Messa?
Il mio parere è che i cattolici tutti, ora più che mai, debbano stringersi attorno al solo Tesoro che posseggono: l’Eucaristia. Ogni sacerdote, sia pure indegno, gay, sballato, modernista, purché abbia intenzione di fare ciò che fa la Chiesa, ha il potere, attraverso la Consacrazione, di rendere presente Gesù sull’altare. Il Sacrificio della Croce si rinnova ex opere operato, grazie alla immensa Misericordia di Dio.
Questo mi hanno insegnato e in questo credo fermamente. In quegli istanti non penso a null’altro che a Nostro Signore, che ci guarda col suo sguardo amoroso, mantenendo la sua promessa di essere sempre con noi, anche nella tempesta.
Quando ci sarà tolto questo Unico Tesoro, secondo le profezie antiche e moderne, io non ci sarò più. Ma chi vivrà troverà nella Fraternità e in tutti i sacerdoti fedeli della Chiesa che oggi soffrono in silenzio il loro personale calvario, una riserva straordinaria che farà rifiorire la Chiesa di sempre.
Con stima e affetto
Domenica Gattaino
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Gentile Valli,
per rispondere alla domanda in questione cito un passo del Vangelo: “A te darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli” (Matteo 16:19).
Riguardo a questo brano evangelico, scritto a caratteri cubitali all’interno della basilica di San Pietro, credo che le parole di Gesù siano chiare, in quanto ha dato al Papa e alla sua Chiesa, nel corso nei secoli, alla luce dello Spirito Santo, il potere di sciogliere e legare, il che indica che le decisioni prese dalla Chiesa circa la disciplina spirituale e il perdono dei peccati sono ratificate da Cristo Gesù. Per cui tutto ciò che i successori di Pietro attuano è ben fatto e, quindi anche le conclusioni del Concilio Vaticano II e tutto l’operato dei successivi pontefici, fino a oggi, sarebbe approvato dal Signore Gesù.
Peraltro, occorre evidenziare che la Chiesa lungo i secoli è sempre stata attraversata da prove terribili e ingannevoli (ad esempio le innumerevoli eresie), che però sono sempre state superate grazie al soccorso e concorso dello Spirito Santo che ha riportato la Chiesa nella giusta rotta voluta da Dio Padre. Del resto, noi abbiamo un assetto gerarchico della Chiesa cattolica che ha resistito ai secoli, basato su Gesù Cristo suo fondatore, il papa suo vicario in Terra e il popolo di Dio che, confermato nella Fede, è il Corpo mistico di Cristo, per cui, fino a prova contraria (e finora non c’è stata) credo che non si possano approvare o disapprovare le decisioni del papa secondo il nostro gradimento o convinzioni apparentemente plausibili, altrimenti ci costruiremmo una chiesa a nostro uso e consumo.
Penso che l’obbedienza al papa e al magistero della Chiesa cattolica debba essere sempre totale e incondizionata, tutto il resto ritengo sia scisma ed eresia. D’altra parte, l’obbedienza non può essere a scelta del fedele, o è totale o non è obbedienza. È bene ricordare che il peccato di Adamo è stato disubbidire a Dio. Pertanto, sarà lo Spirito Santo (e non noi) a epurare e bruciare con il suo fuoco spirituale tutto ciò che confligge con la volontà divina, mantenendo la Chiesa cattolica pura e splendente, come voluta da Gesù. Credo che la cosa migliore per collaborare con essa sia essere umilmente assidui nella preghiera e nel digiuno, per cambiare il mondo, come spesso ci ricorda la Regina della pace nelle sue apparizioni a Medjugorie.
Non praevalebunt!
Angel
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Il mio contributo non è una risposta diretta alla domanda, ma è contiguo al problema che pone.
Ha ragione chi dice che la crisi in cui affonda la Chiesa non è nata con Bergoglio. Non c’è dubbio però che il bubbone, il quale – non percependolo i distratti – covava sottopelle, con lui è scoppiato manifestandosi a chi ancora non l’aveva percepito. Non solo. Egli fece di tutto per esacerbarne l’effetto, anziché cercare di curare, come in certa misura – bisogna ammettere – tentarono di fare i suoi predecessori. I suoi atti e le sue parole produssero documenti e discorsi (inutile menzionarli, credo) che portarono a due risultati:
1 – Il consenso del “mondo”, inteso in senso biblico; di quel mondo che è in contrasto con la morale cristiana, anzi l’avversa. Il criterio rivelatore di quanto il “successore di Pietro” (e tutta la Gerarchia della Chiesa) sia fedele al mandato di Cristo è il passo giovanneo: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia» (Gv 15, 18-19). Credo che l’atteggiamento del “mondo” nei confronti di Bergoglio, opposto a quello che fu nei confronti del suo predecessore (nonostante i passi dubbi che si possano addebitare a Benedetto XVI) sia rivelatore.
2 – La gran confusione, la dispersione e la divisione con atti e parole che a volte sembrano sfociare in manifestazioni di odio all’interno del “popolo cattolico”. Se prima era palese una divisione netta tra i cosiddetti “tradizionalisti” (che non è una parolaccia, come normalmente si ritiene) e i progressisti (che è un po’ difficile definire “cattolici”), ora ci sono divisioni ovunque e soprattutto c’è molto disorientamento anche all’interno delle suddette formazioni. Ma quel che è peggio, anche perché fenomeno poco visibile, è che tra i più semplici del popolo di Dio (tra cui sono compreso) sono aumentati enormemente i dubbi, la confusione, il discredito e la mancanza di fiducia nei confronti di coloro che dovrebbero essere guida e maestri. Con Bergoglio, insomma, si è proceduto alla dispersione del gregge, e con l’attuale pontefice le cose, a parte la maggiore decenza dell’immagine, non sono cambiate.
Della FSSPX non ho esperienza diretta, ma da ciò che leggo mi pare che – nonostante l’emarginazione nei suoi confronti – ispiri in chi la segue quella fiducia e quella certezza nell’insegnamento perenne della Chiesa di Dio che tendono invece a venir meno in chi si rivolge a coloro che contrastano l’apostolato della stessa FSSPX.
Lucio Fontana
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Señor Valli,
todos los bautizados que profesan y practican la verdadera fe católica están dentro la Santa Iglesia Catolica. Los herejes, están fuera, aunque ocupen cargos eclesiásticos. Después del 1 de julio, seguiré asistiendo a misa en la FSSPX. Donde yo vivo existe una situación de necesidad y urgencia.
Andrea Parellada
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Caro Aldo Maria,
meravigliose le parole [qui] in risposta al dubbio del lettore circa le misure da prendere in caso di scomunica dopo il 1° luglio. Palesano un atteggiamento sano e prudente, nel senso della virtù teologale della prudenza, ossia moderazione, sobrietà, libertà dalle distrazioni terrene e dalle passioni eccessive.
Oggi, nel complesso panorama della crisi di fede e di fronte alle sue innumerevoli dimostrazioni pratiche da parte delle più alte cariche ecclesiastiche, il rischio di scivolare in tifoserie settarie e posizioni intransigenti, come emerge dalla lettura dei numerosi interventi “con Roma o con la FSSPX”, è molto alto. Il risultato è scivolare in disorientamenti e amarezze che possono distrarre dal perseguimento della meta celeste, asservendosi così, in qualche modo, all’opera demoniaca. Non dobbiamo farci travolgere gli animi dalle dolorose vicissitudini ecclesiastiche dei nostri giorni, ma farci plasmare dalla grazia derivante dagli strumenti spirituali fondamentali per un cristiano cattolico: la preghiera, la santificazione mediante i sacramenti – Messa tradizionale, confessione, comunione – e le buone opere, come è chiaramente espresso nell’atto di speranza (spero… la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere che io debbo e voglio fare).
Con il sacramento del battesimo e poi con il rafforzamento della cresima siamo eternamente consacrati a Gesù Cristo e ci viene impiantato il seme dell’immortalità. Tutto ciò che dobbiamo fare per far crescere questo seme e farlo fruttificare, pregare e vegliare, sviluppando il discernimento contro gli errori di fede nel caos che ci circonda. Per far questo è importante conoscere e, ciascuno con le proprie possibilità, approfondire costantemente l’insieme delle verità di fede rivelate da Dio, immutabili e sempre valide: questo è tutto l’indispensabile. Sarà così possibile sviluppare una certa imperturbabilità e un equilibrio di fronte alle situazioni contingenti, semplicemente rendendo il culto dovuto a Dio e vivendo rettamente, cercando di farsi guidare dal cocchiere delle virtù: la prudenza.
Liliana De Angelis
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