Cronache dalla grotta / Il fumo di Satana e quel “nolite timere”
di Rita Bettaglio
“Chi più di Maria visse in ascolto? Talmente in ascolto da essere tutto spazio di silenzio in attesa del Verbo”: così madre Anna Maria Cánopi nel 2003. E continua: “Proprio per questo è beata, scrive sant’Agostino, perché ha ascoltato la parola di Dio e l’ha osservata. Ha custodito, infatti, più la verità nel suo cuore che la carne nel suo grembo”.
Molto interessante e vero: la Santissima Vergine portò nel grembo il Salvatore per nove mesi, ma ne custodì ogni parola, ogni gesto, ogni sorriso e ogni lacrima per tutta la vita, in terra come adesso in cielo.
E non solo custodiva, ma meditava: Maria autem conservabat omnia verba hæc, conferens in corde suo (Lc 2, 19), serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore, traduce il testo italiano.
Conferens è un composto di fero, portare, e significa portare con, riunire in un luogo: quel luogo dove raccoglieva tutto era il suo cuore, il suo cuore immacolato e addolorato.
Nella grotta maggio avanza ed è una tale meraviglia che la cavernicola passerebbe l’intera giornata a saziarsi dello spettacolo della natura: sole, fiori sbocciati che raccontano storie profumatissime e suadenti, un’aria ancora un po’ frizzante mattina e sera, che mette allegria.
I semi affidati con fiducia alla terra si sono svegliati, hanno rizzato il capo e si sono fatti la loro strada fino a vedere la luce. È sempre un miracolo che ci lascia a bocca aperta e ci mostra chiaramente che chi ha creato tutto ciò che esiste è davvero onnipotente, onnisciente, onni-tutto. Ergo, non possiamo altro che ringraziare chi ha fatto bene ogni cosa: bene fecit omnia.
I semi ripetono da anni annorum ciò che il Creatore ha scritto dentro di loro ma gli uomini si ostinano a voler entrare nelle stanze segrete di ogni essere vivente per cambiarlo, manipolarlo, per dimostrare di saperne una più del Creatore. Ma questo non potrà mai accadere e guai a chi se ne illude. È un novello non serviam, come quello di Lucifero, travestito da progresso.
Alle volte anche nella grotta s’insinua questo fumo di Satana e la cavernicola se ne accorge perché tutto il frastuono del mondo, le trame dei malvagi, che con ogni mezzo si studiano di attentare al corpo dell’uomo per ucciderne l’anima, cercano di spaventarla, di sversare il liquame dell’angoscia nella sua anima.
Un refolo di zolfo, però, mostra chi sia il padre di tali suggestioni: chi sbandiera disastri e terrore, armi potentissime e pervasive, è nulla in confronto a Dio e viene tollerato per qualcosa che ha molto a che fare coi nostri peccati. Ma ha i giorni contati, così come sono contati i capelli sul nostro capo.
Ego sum, nolite timere, “sono io, non temete” (Gv 6,20), disse Gesù ai discepoli che, in preda alla paura, al buio nella tempesta, lo videro camminare sulle acque. Nolite timere vuol dire non vogliate temere, richiamando il ruolo della volontà.
Non vogliamo temere, anche se molti, forse quasi tutti, vorrebbero che temessimo, che deponessimo la cristiana speranza.
Ma noi abbiamo una grotta in cui il mondo non ha accesso: è la punta dell’anima, quel talamo nascosto in cui il Signore regna e si ammanta di splendore. Un amore di grotta in cui l’Amore desidera prendere dimora.
“Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3, 20).
A tutti i cavernicoli e potenziali tali: apriamo le orecchie in questo maggio odoroso e cerchiamo di apparecchiare tavola nella nostra grotta. Potremmo avere ospiti.
cronachedallagrotta@gmail.com
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