Presentata “Magnifica humanitas”. Un primo sguardo all’enciclica
Questa mattina Leone XIV ha pubblicato la sua prima enciclica, “Magnifica humanitas”, lungo documento nel quale il papa, affrontando il nodo dello sviluppo e dell’uso dell’Intelligenza Artificiale, sostiene che l’umanità si trova a un bivio. Abbiamo la possibilità di scegliere tra costruire una nuova “Torre di Babele”, caratterizzata dall’autosufficienza e dall’idolatria del profitto, e ricostruire “Gerusalemme”, un progetto di corresponsabilità e comunione sotto lo sguardo di Dio.
I principi generali al centro del documento sono tre: l’infinita dignità dell’uomo, il bene comune e la destinazione universale dei beni.
Il primo principio sfocia nella “responsabilità dello Stato di garantire la coesione” tra gli individui e di “armonizzare i diversi interessi settoriali con le esigenze della giustizia” affinché la società possa avere una “visione condivisa”.
Il secondo punto riguarda la garanzia per tutti dell’utilizzo delle risorse naturali e dei prodotti da esse derivati, nonché – in una delle tesi più innovative del documento – dei “beni immateriali e culturali” quali brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche e dati. In altre parole, l’enciclica suggerisce che tutto ciò dovrebbe essere proprietà dello Stato, o quantomeno fortemente regolamentato dagli Stati. L’enciclica sostiene infatti che la proprietà pubblica dei beni materiali garantisca una più ampia diffusione delle conoscenze necessarie allo sviluppo odierno. “In un contesto in cui la ricchezza delle nazioni dipende sempre più dalla conoscenza e dalla tecnologia, quando questi beni restano concentrati nelle mani di pochi, senza adeguate forme di condivisione e accesso, si crea un nuovo squilibrio che contraddice la destinazione universale dei beni”.
Ed ecco altri punti sottolineati Da Leone.
La tecnologia non è neutrale. “Le innovazioni tecnologiche, compresa l’intelligenza artificiale, non sono neutrali, perché possono favorire la partecipazione e la giustizia oppure esacerbare la disuguaglianza, il controllo e l’esclusione”.
L’umanità si trova a un bivio. “Da una parte c’è la Torre di Babele, dove lo sforzo collettivo segue un piano che domina e, in definitiva, disumanizza. Dall’altra ci sono le rovine di Gerusalemme, che sotto la direzione di Neemia vengono ricostruite pezzo per pezzo come un progetto di responsabilità condivisa”.
Cristo dovrebbe essere inteso come il modello di umanità da seguire nel controllo e nella correzione delle tecnologie emergenti e dei movimenti culturali che da esse traggono ispirazione, come il transumanesimo e il postumanesimo.
Un intero capitolo dell’enciclica – il quinto – è dedicato alla “cultura del potere” e alle implicazioni belliche delle tecnologie emergenti, inclusa l’intelligenza artificiale. In esso, Leone XIV affronta il tema della guerra con una posizione di rottura rispetto agli sviluppi dottrinali storici, arrivando ad affermare esplicitamente che la teoria della “guerra giusta” è ormai “superata”. Il papa osserva infatti che, “senza pregiudizio per il diritto all’autodifesa nel senso più stretto del termine”, la teoria della guerra giusta è stata “troppo spesso invocata per giustificare qualsiasi guerra”. Sottolinea che l’umanità oggi possiede strumenti molto più efficaci e umani per promuovere la vita e risolvere i conflitti: essi sono il dialogo, la diplomazia e il perdono. Leone XIV denuncia inoltre come lo sviluppo di sistemi d’arma basati sull’intelligenza artificiale renda di fatto la guerra più “praticabile” e meno soggetta al controllo umano.
Alla presentazione dell’enciclica ha partecipato, fra gli altri, il miliardario Christopher Olah, cofondatore della multinazionale Anthropic, il quale non solo si proclama ateo ma è un ateo militante, che in passato ha attaccato la fede cristiana e papa Benedetto XVI.
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