Lettera da Londra / Fa caldo, ed è subito emergenza. Così vogliono farti vivere nella paura perenne
di Laura Dodsworth
Nel Regno Unito ci siamo goduti un bel fine settimana estivo. Sedie a sdraio, una bevanda fresca in mano, magari un buon libro. Dalle mie parti, le giornate sono quelle che ti ricordano quanto la vita possa essere davvero bella.
Se solo le autorità ti permettessero di godertela.
Con l’aumento delle temperature, l’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria non ha perso l’occasione per emettere il suo primo allarme arancione per il caldo, avvertendo che le alte temperature “potrebbero mettere a maggior rischio le persone vulnerabili”. Esatto, una bella giornata di sole ormai rappresenta una potenziale emergenza sanitaria pubblica.
La nazione deve essere tenuta in un perpetuo stato di allarme. Dio non voglia che vi mettiate gli occhiali da sole e ascoltiate il canto degli uccelli!
Il catastrofismo climatico imperversa da decenni. Sebbene le apocalissi annunciate si susseguano senza lasciare traccia, ci vogliono sempre alle prese con un’apocalisse nuova.
Nel 2007, mentre ritirava il Premio Nobel, Al Gore dichiarò che il ghiaccio marino artico sarebbe scomparso “nel giro di soli sette anni”. Diciannove anni dopo, la calotta glaciale artica è ancora lì. Gli orsi polari non hanno recepito l’avvertimento dei catastrofisti e non solo si sono rifiutati di estinguersi, ma la loro popolazione è praticamente raddoppiata dagli anni Sessanta. Ci era stato detto che il mondo sarebbe bruciato, si sarebbe congelato, si sarebbe trasformato in deserto, sarebbe stato sommerso. Non è successo.
Tuttavia, sebbene le previsioni si rivelino puntualmente errate, la macchina della paura funziona a meraviglia. L’uso persistente di scenari catastrofici come strategia di comunicazione è il vero danno che stiamo subendo, a livello sia psicologico che comportamentale. Ecco perché.
1)Produce paralisi, non azione. La ricerca dimostra che quando la paura è elevata ma le persone si sentono impotenti a cambiare qualcosa, il risultato non è il coinvolgimento, bensì il blocco. Ne conseguono disperazione, sconforto e inazione, non il cambiamento comportamentale auspicato dalle campagne.
2) Si ritorce contro. Gli appelli basati sulla paura che contrastano con l’esperienza vissuta dalle persone, o che non sono accompagnati da soluzioni chiare e realizzabili, possono indurre le persone a disinteressarsi, a respingere il messaggio e a continuare ad andare nella direzione opposta.
3) Si crea una sorta di “stanchezza da apocalisse”. Quando ogni anno arriva una nuova scadenza che passa senza che si verifichi alcuna catastrofe, la credibilità crolla. Il ragazzo che grida al lupo non solo viene ignorato, ma rende anche più difficile per chiunque lanciare un vero allarme.
4) Colpisce in modo sproporzionato le persone già ansiose. I messaggi che instillano paura non vengono recepiti allo stesso modo. Nelle persone psicologicamente salde possono suscitare una lieve preoccupazione. Per coloro che sono predisposti all’ansia, in particolare i giovani e gli adolescenti, possono essere davvero destabilizzanti.
5) Crea proprio il problema che pretende di risolvere. L ‘ansia climatica è ormai riconosciuta come un fenomeno clinico. Ma è causata dai cambiamenti climatici o dall’incessante strumentalizzazione degli scenari peggiori al riguardo?
Eco ciò che mette veramente in pericolo persone e gruppi sociali.
Le giovani menti vengono incessantemente bombardate da un unico, terrificante messaggio: il pianeta sta morendo ed è loro responsabilità salvarlo. Un sondaggio YouGov del 2025, commissionato da Greenpeace, ha rilevato che il 78% dei bambini sotto i dodici anni è preoccupato per il cambiamento climatico. E come potrebbe non esserlo? I media insistono senza sosta sulla catastrofe climatica, e il tema è ricorrente nei programmi scolastici. Extinction Rebellion ha prodotto video intitolati “Consigli ai giovani di fronte all’annientamento”. Le soap opera sono volutamente permeate di eco-panico. E ovviamente occorre notare che il sondaggio sulla paura dei bambini è stato finanziato da Greenpeace, organizzazione che ha un interesse diretto nell’alimentare proprio quella paura.
Come ha dimostrato sir Humphrey Appleby in “Yes, Minister”, i sondaggi possono essere manipolati per produrre i risultati desiderati. Uno studio dal titolo altisonante come “Le voci dei giovani sull’ansia climatica, il tradimento del governo e il danno morale” chiedeva agli intervistati di concordare solo con affermazioni negative come “il futuro è spaventoso” e “l’umanità è condannata”. Non erano incluse affermazioni neutre o positive. Capite? Se i bambini all’inizio del questionario non erano spaventati, probabilmente lo erano diventati alla fine.
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