Commento / L’analisi spuntata di “Magnifica humanitas”
di Martino Mora
“Magnifica humanitas”, la prima enciclica di Francis Prevost, critica giustamente alcune attuali derive tecnocapitaliste anticristiane e antiumane. Ma nonostante tutto offre un’analisi spuntata e scarsamente incisiva. Ci sono ovviamente i riferimenti d’obbligo a Dio e a suo Figlio, ma l’impostazione di Prevost è chiaramente antropocentrica.
Essa contrappone, per semplificare al massimo, l’umanesimo (buono) al transumanesimo (cattivo). Quindi la modernità (buona) alla postmodernità e alle sue derive (potenzialmente cattive).
Come un novello Pico della Mirandola (altro che sant’Agostino!) Prevost usa il termine “dignità”, in riferimento all’uomo, più di cento volte. E decine di volte fa riferimento ai “diritti umani”, confusi del tutto impropriamente con la legge naturale.
A una prima lettura, invece, non vi ho mai trovato il termine “peccato originale”. Tutto questo è del resto perfettamente in linea con l’”umanesimo integrale” dei suoi predecessori dal Concilio in poi.
Orbene, è assolutamente ingenuo, diciamo così, pensare, come Prevost, che il transumanesimo non sia l’apice dell’umanesimo, del suo spirito originario: profano, borghese, affaristico, secolarizzato, calcolante.
È proprio l’umanesimo che fonda l’idea di un dominio tecnico illimitato sulla natura. È proprio l’umanesimo, figlio dello spirito borghese acquisitivo, che antepone gradualmente i beni materiali a quelli spirituali. È proprio l’umanesimo che illude uomo di essere padrone della vita, sua e altrui. È proprio l’umanesimo che posta lo sguardo dal cielo alla terra. È proprio l’umanesimo che mettendo al centro l’uomo pone Dio ai margini. E trasforma prima la natura e poi gli esseri umani in oggetti di manipolazione.
Infine il capitalismo. Tutti i tecno-futuristi più importanti, da Musk a Thiel, da Karp ad Andreessen, sono imprenditori miliardari che diventano sempre più ricchi grazie alle loro tecno-diavolerie, robot e intelligenza artificiale compresa. Non sarebbe giunto il momento di mettere in discussione il primato del mercato globale ipertrofico?
Una tecnica senza limiti è da sempre complementare a un’economia senza limiti (il capitalismo) e a un individualismo senza limiti. È il modello sociale e antropologico malato dell’anglofera. E anche su questo aspetto l’enciclica non sembra toccare il cuore del problema.
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