“Una storia di amore e canestri”. Omaggio a un maestro di basket e di vita
di Paolo Gulisano
Se vi stupite che Aldo Maria Valli, il vaticanista di lungo corso, lo scrittore che ha dedicato testi ai pontificati recenti e alla crisi della Chiesa, il blogger controcorrente che ha svelato molti inganni della narrazione pandemica, abbia scritto un libro dedicato alla pallacanestro, significa che non lo conoscete bene.
Valli è un vero innamorato di questo sport, che a mio modesto parere è il più bello del mondo. Una tesi che, a giudicare dalle pagine del libro, è evidentemente condivisa dall’autore, che è stato giocatore negli anni giovanili.
Il libro è davvero un atto d’amore per la pallacanestro, ma si potrebbe dire anche verso lo sport in generale, quando lo sport viene inteso come impegno, sacrificio, lealtà, fatica buona, valori umani fondamentali.
Purtroppo, come sappiamo bene, alcuni sport, soprattutto il calcio, sono inquinati da visioni opportunistiche, da interessi ben poco nobili, e spesso diventano sfogatoio di rabbie e tensioni. Ma qui si parla dello sport nel senso più bello e più nobile.
Anche se nelle pagine fanno capolino alcuni mostri sacri della pallacanestro, come gli allenatori Dan Peterson e Valerio Bianchini, e si narra di squadre come la grande Olimpia Milano, il fulcro su cui ruota il libro è una città di provincia, Rho, alle porte del capoluogo lombardo, la città di Valli e anche del protagonista di questa storia: Dante Gurioli.
Il Dante (con l’articolo, come si usa a Milano) è una figura molto amata da noi appassionati di pallacanestro. Un uomo che ha giocato a basket, ha allenato ma soprattutto ha forgiato centinaia e centinaia di giocatori. Un vero maestro, non solo di sport, ma di vita.
Io lo ricordo anche come commentatore in televisioni private lombarde, dove (erano gli anni Ottanta) comunicava con entusiasmo e competenza la sua enorme passione per la palla a spicchi, riuscendo a spiegarla anche a chi aveva poca dimestichezza coi canestri.
Valli lo ha conosciuto bene, da vicino, e in questo libro – che in buona parte si sviluppa come intervista a Gurioli stesso – fa un ritratto del “sommo coach” basato su ricordi ancora estremamente vividi.
Abbiamo così la possibilità di ripercorrere la carriera di un ragazzo che, partito dal campetto all’aperto di un oratorio di Rho, andò a giocare nella seconda squadra che Milano aveva in quel momento (a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta) in serie A, i cugini poveri della mitica Olimpia targata Simmenthal, lo squadrone che aveva raggiunto la vetta d’Europa e in cui giocava uno dei più grandi centri americani che abbia mai calcato i parquet in Italia, quell’Arthur Kenney che di Gurioli e di Valli è amico personale, un campione e un cattolico di origini irlandesi e dalla fede granitica.
Dopo aver giocato nella Pallacanestro Milano 1958, sponsorizzata all’epoca dai magazzini All’Onestà, Gurioli scese di categoria per avere più spazio, per stare più tempo in campo, per giocare di più. E poi, ben presto, come ci viene raccontato, ci fu il passaggio alla panchina. Fu infatti subito chiaro che il Dante era nato per fare il coach: un maestro, un motivatore, una guida saggia ed esigente. Non perché fosse ossessionato dal risultato: tutt’altro. Nel libro emerge quanto gli stesse a cuore, più di tutto, la crescita umana e sportiva delle sue giocatrici (allenò anche il Geas di Sesto San Giovanni nella serie A femminile) e dei suoi giocatori. E dopo le esperienze nella pallacanestro di vertice, ecco il ritorno a casa, nella sua Rho, per essere allenatore, gestore e anima del CMB, sigla che significa Centro Mini Basket, nome rimasto anche quando la società, nata nel 1969 per formare alla pallacanestro i bambini (tra cui il nostro Valli), ebbe una prima squadra che militò anche in serie B, con qualche ambizione giustificata, ma purtroppo irrealizzata, di salire di categoria.
Ma il Dante non ne fece un dramma. Per lui la soddisfazione più grande era vedere quanti bambini e ragazzi passati dalla sua palestra, dalle sue cure, avevano imparato ad amare questo sport straordinario. E oggi molti di quei bambini e ragazzi, diventati grandi e anche nonni, continuano ad avere nel Dante un amico e punto di riferimento, come nel caso di Valli, istruttore di minibasket per il bisogno, come dice lui, di restituire il bel dono che Dante gli fece quando gli insegnò a giocare a pallacanestro.
Nel libro si toccano anche temi di fondo su cui riflettere, come la nostra cultura sportiva, la questione del talento da riconoscere e valorizzare, l’infanzia e le sue trasformazioni, il ruolo dei genitori. Ma “Una storia di amore e canestri” è, con l’ausilio di fotografie e testimonianze, soprattutto un atto di affetto sincero verso un maestro buono, un personaggio affascinante, dotato di un sorriso contagioso. Ci racconta di una città di provincia con le sue storie dagli anni del boom fino a oggi, e di un basket che è cambiato tanto e si è trasformato, com’è giusto che sia. Il tutto raccontato senza cadere nel nostalgismo, sempre un po’ patetico, bensì con un senso di gratitudine. Un piccolo libro prezioso. Non solo per gli amanti del basket, ma per chiunque cerchi storie belle e buone.
Aldo Maria Valli, “Dante Gurioli e il CMB Rho. Una storia di amore e canestri”, 144 pagine, 10 euro. Con testimonianze di Cesare Angeretti, Valerio Bianchini, Antonio Bulgheroni, Alessandro De Mori, Angelo Garavaglia, Arthur Kenney, Maurizio Penati, Dan Peterson, Roberto Piva, Mauro Tosi, Massimo Turconi, Mario Zaninelli.
Il libro è disponibile cliccando qui.


