Con Roma o con la FSSPX? / Le vostre risposte. 9
Ultima puntata della rassegna dedicata alle vostre opinioni sulla FSSPX e le prossime consacrazioni episcopali decise dalla Fraternità. Grazie a tutti coloro che hanno scritto al blog!
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Caro Valli,
se prendo in considerazione tutto ciò che la Chiesa cattolica ha detto e fatto dal Concilio Vaticano II in poi, devo concludere che la FSSPX ha pienamente ragione. Roma ha deviato, il relativismo morale è entrato nel suo insegnamento, la dottrina è stata annacquata a favore del dialogo (assurto a dogma), la regalità sociale di Cristo è stata relegata in soffitta, l’ecumenismo è sfociato in un irenismo ideologico, l’idea di sinodalità ha introdotto un assemblearismo che serve ad alimentare l’ambiguità. Solo una decina di anni fa la mia posizione era diversa. Pur vedendo le deviazioni, credevo ancora nella gerarchia romana ed ero convinto che sarebbe stato possibile tornare sulla retta via, all’insegna della Tradizione. Ma oggi non posso più chiudere gli occhi di fronte al totale cedimento al mondo. Su Leone mi ero illuso, ma ovviamente anche lui si inserisce nel solco neomodernista, e non potrebbe essere altrimenti. Stando così le cose, a volte mi prende la tentazione sedevacantista. Se Roma si è così chiaramente e clamorosamente allontanata dal depositum fidei, possiamo essere certi che i papi da Giovanni XXII in poi siano stati veramente tali? Com’è possibile che Nostro Signore abbia permesso alla sua Chiesa di diventare un’altra cosa? Non dobbiamo forse pensare, sulla scorta dell’evidente distorsione della fede avvenuta a opera della gerarchia, che a partire dal 1958 il soglio di Pietro è vacante? A rinforzare la tentazione sedevacantista ha contribuito la rinuncia al papato di Benedetto XVI, per me assurda e insostenibile sotto il profilo sia canonico sia teologico.
Devo dire che a oggi mi trovo a oscillare. A volte mi sento più sedevacantista, altre volte mi dico che non è possibile che Nostro Signore da così tanto tempo stia lasciando Roma alla mercé dei traditori. E mentre oscillo vedo nella FSSPX una scialuppa a cui aggrapparmi. Anche quella scialuppa avrà difetti, com’è ovvio, ma al momento è l’unica che mi consenta di dire: ecco, qui mi sento a casa. Perché nelle chiese in mano ai modernisti, purtroppo, mi sento straniero.
Angelo Pozzi
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Caro Valli,
le nuove ordinazioni episcopali della FSSPX stanno creando un gran dibattito. Personalmente, in coerenza col mio cammino di fede, non ci trovo nulla di sbagliato, ma anzi intravedo un atto coraggioso di fede e zelo, segno di rinnovata speranza per la Chiesa. Mi sono permesso di leggere qualche opinione contraria a tale decisione, come quanto riportato in un noto giornale cattolico online a firma di Luisella Scrosati e di Daniele Trabucco. In sintesi sostengono che uno dei vincoli irrinunciabili di un cattolico è quello di rimanere fedeli e sottomessi incondizionatamente all’attuale autorità sennò si cadrebbe in scisma e grave danno. Le loro posizioni vengono rafforzate con citazioni tratte dal Catechismo di San Pio X e dal Codice di diritto canonico, testi presi giustamente come riferimenti di valore assoluto. Ora io non voglio discutere a tal proposito e neanche gareggiare con chi ha certamente chiare competenze in merito, ma da persona semplice che sono mi piacerebbe solo sapere, con un secco sì o no (niente altre spiegazioni per intenderci), se loro stessi prestino sinceramente un “religioso ossequio dell’intelletto e della volontà” verso il magistero del pontefice e dei suoi principi in casi come “Amoris laetitia”, “Fratelli tutti”, “Fiducia supplicans”, “Mater Populi Fidelis” e nella dichiarazione di Abu Dhabi. Ripeto: parlo del “religioso ossequio” a cui obbliga il canone 752 del Codice di diritto canonico nello stabilire l’atteggiamento di ogni fedele verso il magistero dell’autorità ecclesiale. E sarei molto curioso di conoscere la risposta netta: sì o no?
Daniel
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Caro Valli,
devo riconoscere che la questione se stare con Roma o con la FSSPX mi mette apprensione e ciò non è buona cosa.
Direi con Roma per fedeltà alla Chiesa fondata da Nostro Signore, alla quale si deve obbedienza e nella quale, fin da piccolo, ho sempre ritenuto fosse depositata la verità. D’altro canto, riflettendo su ciò che, soprattutto negli ultimi due pontificati, viene detto, sostenuto e realizzato dalle gerarchie e così come dai semplici sacerdoti (sigh!), una domanda mi sorge: quella visibile a Roma è ancora la Chiesa di Cristo?
Secondo me, è molto più coerente con gli insegnamenti di sempre ciò che sostiene la FSSPX.
Chiedo spesso alla Santissima Trinità di assistere il mio pensiero e le mie prese di posizione e così farò anche stavolta, sperando che nella mia pochezza di essere umano peccatore possa capire quali sono i progetti divini.
Che l’Immacolata interceda per tutti noi.
Roberto Pighetti
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Gentile Valli,
la seguo dagli anni del Covid, quando cercavo voci dissidenti sulla chiusura delle chiese. Sono diversamente giovane e la Chiesa cattolica fin da bambino ha rappresentato per me una garanzia, una sicurezza, un baluardo. Non condivisi la posizione di Lefebvre, vivendola come uno strappo dannoso. Ho amato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Rimasi esterrefatto dalla sua rinuncia. Da allora con il suo successore ho cominciato a trovarmi in disaccordo su certe aperture e diverse scelte. Con Leone mi sembra di essere tornato al sicuro, anche se diversi vescovi mi lasciano perplesso. Mi sembra inseguano troppo il mondo anziché cercare di evangelizzarlo. Mi piacevano i Biffi i Caffarra i D’Ercole. Ora Suetta. Ma non potrei mai lasciare la Chiesa cattolica: ubi Petrus ibi Ecclesia.
Stefano Carocci
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