Meditazioni / 31 maggio 2026

Vetus ordo

In festo Sanctíssima Trinitatis

Data est mihi omnis potestas in caelo et in terra.

Mt 28, 18,-20

di Eremita

Queste parole del Signore sono tra le ultime che il Vangelo di Matteo ci consegna. Sono parole che hanno il sapore di un’eredità, di un mandato affidato ai discepoli prima che Cristo salga al Padre. Ma dentro queste parole non c’è un addio. C’è una presenza. C’è una missione. C’è una promessa.

«A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra». Gesù non dice: mi è stato dato un potere umano. Non parla del dominio dei re della terra, non parla della forza delle armi, del denaro, del prestigio. Cristo parla dell’autorità del Risorto. Lui che è passato attraverso la croce. Lui che ha vinto il peccato. Lui che ha distrutto la morte.

Noi viviamo in un mondo che corre dietro a tanti poteri. Il potere dell’apparire. Il potere del successo. Il potere del controllo sugli altri. Eppure basta poco e tutto cade. Una malattia. Una crisi. Una prova. Cristo invece dice: tutto è stato messo nelle mie mani. Perché lui è il Signore della storia. Quando il mondo sembra andare nel caos, quando la tua vita sembra perdere direzione, Cristo continua a regnare.

E subito dopo non dice ai discepoli: costruite palazzi. Difendete privilegi. Cercate sicurezze. Dice: «Andate».

Il cristiano non è uno che resta fermo. Il cristiano è mandato. La fede non è una cosa privata da custodire in un cassetto del cuore. È una luce che deve arrivare agli altri. Quanti uomini oggi vivono senza speranza. Quanti giovani cercano felicità e trovano solo vuoto. Quante persone portano dentro ferite immense e nessuno le vede.

E Cristo dice ancora oggi: vai. Porta la pace dove c’è odio. Porta misericordia dove c’è giudizio. Porta Cristo dove c’è oscurità.

«Fate discepoli tutti i popoli». Non dice alcuni popoli. Non dice quelli che ti sono simpatici. Tutti. Perché il cuore di Dio è universale. Cristo è morto per tutti. Per chi crede e per chi è lontano. Per chi lo cerca e per chi lo rifiuta. Per il santo e per il peccatore.

E poi dice: «Battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».

Qui c’è il cuore della nostra identità. Noi non siamo chiamati a un’idea religiosa. Siamo immersi nella vita stessa di Dio. Il Padre che ama. Il Figlio che salva. Lo Spirito Santo che rinnova.

Quante volte cerchiamo vita dove vita non c’è. Quante volte rincorriamo cose che promettono felicità e lasciano solo stanchezza. E Cristo continua a dire: vieni a me. Io posso dare quello che il mondo non può dare.

«Insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato».

Non basta conoscere Cristo con la testa. Il Vangelo deve entrare nella carne della vita. Nel perdono quando sei ferito. Nella fedeltà quando tutto spingerebbe a scappare. Nell’amore quando costa sacrificio. Nella pazienza quando tutto dentro di te vorrebbe gridare.

Perché il cristianesimo non è una teoria. È Cristo vivo dentro la tua storia.

E infine arriva quella parola che oggi forse qualcuno aveva bisogno di ascoltare: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Tutti i giorni. Quando preghi e quando non riesci a pregare. Quando sei forte e quando sei fragile. Quando hai fede e quando sei attraversato dai dubbi. Quando tutto va bene e quando senti il peso della croce.

Cristo non ti abbandona.

Forse oggi stai combattendo una battaglia che nessuno vede. Forse porti una preoccupazione nel cuore. Forse stai vivendo una prova che ti sembra troppo grande.

Ascolta questa parola: «Io sono con voi».

Non dice: sarò con voi solo quando sarete santi. Non dice: sarò con voi quando meriterete il mio amore.

Dice: sono con voi.

E allora non avere paura. Cristo è risorto. È vivo. Cammina davanti a te. Ti precede nelle tue paure. Ti precede nelle tue croci. Ti precede persino nei luoghi dove pensi che Lui non possa arrivare.

E continua ancora oggi a dire alla tua vita: vai. Non avere paura. Io sono con te. Sempre.

***

Novus ordo

Chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna

Gv 3,16-18

di Eremita

Qui c’è il cuore del Vangelo. Qui non c’è una teoria religiosa, non c’è una filosofia, non c’è un codice morale da seguire con le proprie forze. Qui c’è una notizia che cambia la vita: Dio ti ama. Ti ama prima dei tuoi meriti, prima delle tue cadute, prima delle tue vittorie e dei tuoi fallimenti. «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito». Non dice: Dio ha amato i santi. Non dice: Dio ha amato quelli che ce l’hanno fatta. Dice: il mondo. E nel mondo ci siamo noi, con le nostre paure, i nostri peccati nascosti, le nostre ferite, le nostre schiavitù, le nostre notti interiori.

Nicodemo è un uomo che cerca. Va da Gesù di notte. E tante volte anche noi siamo così: veniamo al Signore di notte. Forse non una notte esteriore, ma una notte dell’anima. Notte della paura. Notte dell’angoscia. Notte del peccato che non riusciamo a vincere. Notte delle domande senza risposta. E dentro questa notte Gesù non porta una condanna. Porta una luce.

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio». Dare il Figlio significa dare tutto. Non una parte. Non qualcosa. Tutto. Dio non è distante dal dolore dell’uomo. Non è un giudice freddo seduto lontano dalla nostra sofferenza. È un Padre che vede il figlio perduto e corre verso di lui. È un Dio che entra nella nostra storia. Gesù Cristo non è venuto per dirti: arrangiati. È venuto a caricarsi il peso che tu non riesci a portare.

Quante volte l’uomo pensa: devo cambiare per essere amato da Dio. E il Vangelo dice il contrario: lasciati amare da Dio e allora cambierai. Perché il cristianesimo non nasce dallo sforzo dell’uomo che sale verso Dio. Nasce da Dio che scende verso l’uomo.

«Perché chiunque crede in lui non vada perduto». Una parola forte: perduto. Perché senza Dio l’uomo si perde. Può avere successo e sentirsi vuoto. Può avere denaro e vivere nell’angoscia. Può avere tutto e sentire dentro un deserto. Quanti oggi vivono così. Corrono, lavorano, combattono, accumulano, ma nel cuore c’è una sete che niente riesce a riempire.

E Gesù oggi dice: io sono venuto perché tu abbia vita. Non una sopravvivenza. Non una religione fatta di doveri. Vita eterna. Una vita nuova che inizia già ora. Una pace che il mondo non può dare. Una speranza che non crolla quando arrivano le prove.

«Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo». Questa parola è una liberazione. Perché molti hanno dentro un’immagine sbagliata di Dio. Pensano a un Dio pronto a punire, pronto a schiacciare, pronto a ricordare continuamente gli errori. E Gesù distrugge questa immagine falsa. Dio viene a salvarti.

Ma il Vangelo dice anche una parola seria: «Chi non crede è già stato condannato». Perché la condanna non nasce da un Dio crudele. Nasce dal rifiutare la luce. Nasce dal chiudere il cuore all’amore di Dio. Cristo è davanti a noi come una porta aperta. Lui non forza nessuno. Aspetta. Chiama. Invita.

Forse oggi porti una ferita che nessuno conosce. Forse stai combattendo una battaglia che gli altri non vedono. Forse ti senti lontano da Dio. Questo Vangelo ti dice una cosa: Dio non si è allontanato da te. Dio ti cerca. Dio ti ama. Dio ha dato suo Figlio per te.

E Cristo oggi passa nella tua vita e ti dice: non avere paura. Non sei definito dai tuoi peccati. Non sei definito dai tuoi fallimenti. Non sei definito dalle tue cadute. Sei definito dall’amore che Dio ha per te.

Questa è la buona notizia. Questo è il cuore del Vangelo. Cristo è risorto. È vivo. E continua ancora oggi a cercare Nicodemo. Continua ancora oggi a cercare ciascuno di noi.

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