Se sei un vero controrivoluzionario, il primo regno che devi riconquistare è la tua anima

di Radical Fidelity

In questa fase della storia della salvezza gran parte del nostro lavoro di cattolici fedeli  riguarda la difesa della Tradizione, la resistenza al modernismo, l’opposizione al falso ecumenismo, la denuncia del liberalismo, il rifiuto della confusione dottrinale e la preservazione di quel poco che resta della civiltà cattolica.

L’obiettivo è uno solo: instaurare omnia in Christo, l’essenza stessa dell’opera del cattolico controrivoluzionario. Una causa legittima e nobile per cui vivere e morire.

Ma mi preoccupa un pericolo insidioso che potrebbe minare profondamente non solo i miei sforzi, ma anche quelli di coloro che mi affiancano nelle trincee: il rischio di essere così presi dalla lotta contro la rivoluzione al di fuori di noi stessi da dimenticare che la rivoluzione è iniziata in un luogo molto più vicino.

Prima che ci fosse una rivoluzione negli Stati e nella Madre Chiesa, ci fu una rivoluzione nelle anime. Prima che la gerarchia crollasse nella società, crollò dentro l’uomo stesso. Perciò la prima sfera che dobbiamo riformare non è quella politica, ecclesiastica o sociale, ma quella interiore, che risiede nelle nostre anime.

Il grande controrivoluzionario Plinio Corrêa de Oliveira nella sua esplosiva opera “Rivoluzione e controrivoluzione” insiste ripetutamente sul fatto che la rivoluzione non è, prima di tutto, un fenomeno politico, bensì metafisico. Secondo la sua analisi, la rivoluzione si fonda principalmente su due grandi errori: l’egualitarismo e il liberalismo. Non semplici dottrine politiche, ma modi di concepire la realtà stessa.

L’egualitarismo è fondamentalmente l’odio per la gerarchia e il rifiuto di accettare che la realtà stessa possieda distinzioni e gradazioni, un superiore e un inferiore, governanti e sudditi, insegnanti e studenti, padri e figli, clero e laici. Il liberalismo, d’altro canto, è fondamentalmente l’odio per la costrizione e si esprime nella ricerca di una libertà svincolata dalla verità e dall’autorità. Il liberalismo, quindi, desidera la libertà non in vista dell’eccellenza, ma come liberazione dalle limitazioni.

Questi principi si estendono ben oltre la politica, perché la rivoluzione, in ultima analisi, mira a distruggere ogni gerarchia. Nelle sue manifestazioni più sataniche, essa cerca l’uguaglianza tra Dio e l’uomo attraverso il secolarismo o il panteismo. Inoltre, per raggiungere questo obiettivo, cerca l’uguaglianza tra le religioni attraverso l’indifferentismo e nella società la persegue attraverso la distruzione delle distinzioni organiche e dell’autorità naturale.

Il Primo Rivoluzionario Cornuto cerca persino l’uguaglianza tra le varie facoltà dell’uomo stesso. Satana sa che la mente rivoluzionaria rifiuta la gerarchia perché la gerarchia ricorda all’uomo che occupa un posto particolare all’interno di un ordine che non ha creato.

Plinio Corrêa de Oliveira individua due passioni come principali responsabili di questo spirito rivoluzionario: l’orgoglio e la sensualità.

L’orgoglio genera egualitarismo perché non tollera la superiorità. L’uomo orgoglioso non solo non sopporta di essere corretto, ma si risente con veemenza se scopre l’esistenza di qualsiasi cosa al di sopra di lui. Per l’uomo orgoglioso, l’autorità diventa offensiva perché gli ricorda che l’obbedienza è obbligatoria.

Così l’eccellenza diventa il fulcro del suo odio. L’eccellenza gli appare offensiva perché gli ricorda l’esistenza della disuguaglianza. Di qui le idiote pratiche moderne come i “certificati di partecipazione” per gli studenti al posto dei premi per i loro meriti, o persino il triste stato dell’arte moderna, dove si vede bene come l’eccellenza debba essere distrutta per mettere tutti e tutto sullo stesso piano.

Alla fine, questo risentimento si estende, oltre le autorità, verso l’autorità stessa e, in ultima analisi, verso Dio come fonte di ogni autorità legittima. L’orgoglio, quindi, genera naturalmente ribellione contro la gerarchia, poiché quest’ultima umilia continuamente l’individuo autonomo.

La sensualità genera liberalismo perché desidera una soddisfazione senza restrizioni. L’uomo sensuale, inevitabilmente, finisce sempre per percepire la legge morale come un ostacolo e la disciplina come un’oppressione. Qualità di cui i grandi uomini di un tempo andavano fieri, come l’abnegazione, diventano irragionevoli per l’uomo moderno. Persino le regole diventano intollerabili e sono viste come trasgressioni ai diabolici “diritti umani” o alla “dignità umana”. Gradualmente, la libertà cessa di significare libertà di perseguire il bene e diventa libertà dalla costrizione stessa. Finché l’uomo non assomiglia più a una sporca bestia selvaggia dentro un abito firmato e una gabbia high-tech.

Queste due passioni, l’orgoglio e la sensualità, si rafforzano a vicenda. L’orgoglio rifiuta l’autorità, mentre la sensualità rifiuta la disciplina, e insieme creano le condizioni psicologiche necessarie alla rivoluzione.

Ciò diventa particolarmente importante quando esaminiamo la gerarchia che Dio ha stabilito all’interno della persona umana.

Dio ha impresso una gerarchia a tutta la creazione e questo principio gerarchico esiste all’interno dell’anima stessa. San Tommaso d’Aquino sosteneva che l’uomo possiede diverse facoltà ordinate l’una all’altra secondo la loro dignità e funzione.

L’intelletto esiste per conoscere la verità, la volontà esiste come appetito razionale, che sceglie ciò che la ragione presenta come buono, e gli appetiti e le passioni sensibili esistono come facoltà inferiori che dovrebbero essere governate e dirette dalle facoltà superiori.

In parole semplici, l’intelligenza dovrebbe guidare la volontà e la volontà dovrebbe governare la sensibilità.

Per noi, soldati controrivoluzionari in Cristo e nell’esercito della Beata Vergine contro l’apostasia, tutto ciò è di fondamentale importanza. Ignorarlo diventerebbe il tallone d’Achille della nostra causa. L’uomo agisce secondo la facoltà che lo domina, e quando la ragione illumina la volontà e la volontà governa correttamente le passioni l’anima possiede l’ordine come Dio l’ha voluto. Al contrario, quando le passioni dominano la volontà e offuscano l’intelletto, subentra il disordine. E noi sappiamo chi è, in definitiva, l’artefice di questo ribaltamento.

Il peccato originale ha introdotto proprio la condizione in cui le facoltà inferiori non obbediscono più senza sforzo a quelle superiori. Come scrive san Paolo, nelle nostre membra esiste un’altra legge che combatte contro la legge della nostra mente. L’uomo decaduto sperimenta quindi un costante conflitto interiore in cui le passioni tentano di usurpare l’autorità e indebolire la volontà, e ciò si realizza al meglio quando le forze rivoluzionarie riescono a offuscare la ragione.

È proprio per questo che Plinio Corrêa de Oliveira descrive la rivoluzione interiore come una sorta di egualitarismo o livellamento. Nell’uomo, il livellamento si manifesta quando la parte che dovrebbe obbedire inizia a comandare.

Nonostante ciò che il mondo vuole dirti (“segui il tuo cuore”, “si vive una volta sola”), le passioni non sono mai state destinate a governare. L’ossessione demoniaca dell’uomo moderno per i sentimenti come arbitro della verità è la ragione stessa del collasso a tutti i livelli: sociale, ecclesiastico e morale. I desideri non sono mai stati destinati a diventare sovrani.

Uno dei maggiori pericoli per coloro che cercano di difendere i diritti di Dio e della sua Chiesa è non riconoscere che questa inversione rivoluzionaria può sopravvivere comodamente all’interno di individui apparentemente ortodossi. Un uomo può identificare correttamente ogni errore del suo tempo pur rimanendo personalmente governato dall’orgoglio. Allo stesso modo, può rifiutare con passione il liberalismo pur rimanendo incapace di abnegazione. Oppure può difendere la gerarchia e condannare la rivoluzione pur lasciando che le passioni governino le sue decisioni quotidiane. Avete capito il concetto.

L’ortodossia esteriore non produce automaticamente ordine interiore. È possibile opporsi alle istituzioni rivoluzionarie pur rimanendo internamente rivoluzionari. Un pericolo che diventa particolarmente acuto perché il disordine rivoluzionario spesso si maschera dietro un linguaggio religioso. L’orgoglio può celarsi come zelo, la rabbia come coraggio, la vanità come difesa della verità e la sensualità come semplice apprezzamento di piaceri legittimi. Esiste un campo minato con una miriade di trappole in cui potremmo cadere.

Il risultato è che ci si ritrova a combattere la rivoluzione all’esterno, mentre inconsciamente ne preserviamo i principi fondamentali dentro di noi. Se vi trovate in questa situazione, in cui le passioni vi dominano, vivete in un territorio parzialmente conquistato, a prescindere da quante battaglie esterne possiate combattere. E sappiamo cosa dice la Sacra Scrittura a proposito di un po’ di lievito (Galati 5:9).

Ora se la gerarchia deve essere ripristinata, come fare?

Innanzitutto, la ragione stessa deve essere adeguatamente formata. L’intelletto non può governare se è privo di verità, pertanto una formazione seria diventa imprescindibile. Filosofia, teologia, storia, letture spirituali e uno studio accurato sono l’antidoto al veleno di un intelletto malformato.

In secondo luogo, la volontà deve essere rafforzata attraverso la pratica. La volontà è a tutti gli effetti un muscolo spirituale e, proprio come i muscoli di un culturista non si rafforzano con la semplice intenzione di andare in palestra, così la volontà non si rafforza solo attraverso le buone intenzioni. Si rafforza attraverso ripetuti atti di autocontrollo. Questi atti di autocontrollo, verso i quali l’uomo moderno nutre una totale avversione, includono i doveri adempiuti prontamente, i sacrifici accettati volontariamente, le discipline abbracciate con costanza e i compiti spiacevoli eseguiti volontariamente.

In terzo luogo, le passioni stesse vanno disciplinate, non obbedite. La società moderna spesso considera l’autenticità come espressione spontanea di sé, ma secondo il cattolicesimo la vera libertà non consiste nell’obbedire agli impulsi, bensì nel governarli. Ricordiamo che le passioni in sé non sono malvagie, ma diventano pericolose solo quando cessano di essere al servizio degli altri e iniziano a dominare.

Infine, nulla di tutto ciò sarebbe possibile senza la grazia. Lo stesso Plinio Corrêa de Oliveira sottolinea che la volontà possiede i mezzi per prevalere a condizione che non si opponga alla grazia. La gerarchia interiore non può essere mantenuta con il solo sforzo umano, perché l’uomo decaduto non è naturalmente portato a preservare l’ordine. La preghiera, la vita sacramentale, la penitenza, l’esame di coscienza e la continua dipendenza da Dio rimangono di fondamentale importanza.

La crisi che ci circonda, la distruzione della cultura cattolica e la trasformazione rivoluzionaria della Chiesa e delle istituzioni secolari rimangono reali. Pertanto, ogni sforzo controrivoluzionario deve partire da qualcosa di più immediato. Prima di ristabilire la gerarchia nella civiltà, la gerarchia deve essere ristabilita dentro di noi.

Non sconfiggeremo gli uomini malvagi che occupano Roma e i governi dei nostri paesi se non riconquisteremo il primo regno che ci è stato affidato: le nostre anime.

radicalfidelity

 

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