Estonia. Bella e preoccupante
di Marco Anca
Caro Aldo Maria,
faccio seguito all’eccellente lettera sull’Estonia del signor Lorenzo Bozzoli – “Estonia: prove generali di dittatura orwelliana. Se sei un ortodosso legato alla Chiesa russa non puoi praticare la tua fede” – per aggiungere la mia profonda indignazione.
Giustamente il lettore Bozzoli fa presente che siamo di fronte a un pericoloso precedente che può valere anche per la Chiesa cattolica. Perché oramai in quella tirannia totalitaria che è diventata l’Europa ci vuole poco a distribuire a chiunque patenti di “terrorismo” o di “minaccia alla sicurezza nazionale”. Le motivazioni della sentenza sono chiare. Le esigenze di “sicurezza” oramai possono permettere di cancellare tutte le libertà e i diritti, per cui non esito a dire che il provvedimento è di stampo giuridico neonazista.
E attenzione: tra le righe si parla di evitare la possibilità di accedere ai contenuti della propria fede anche attraverso l’online.
Ho visitato l’Estonia la prima volta nel 1995, poi nel 2006, nel 2012 e, più seriamente e studiandoci sopra, nella primavera del 2022 e nell’autunno 2023. Mi concentro quindi su queste ultime due date.
Un po’ di numeri. L’Estonia intera ha 1,3 milioni di abitanti, la metà della sola Roma e pochi di più di quelli del Friuli-Venezia Giulia. I dati del 2016 ci dicono che gli estoni etnici sono il 68% della popolazione (nel censimento imperiale del 1897 erano il 90%), i russi etnici il 25%. Il 3% sono altri slavi orientali, poi ci sono piccole minoranze di tedeschi baltici protestanti, armeni, lituani e polacchi.
Va sottolineato che circa 60 mila residenti di etnia russa sono considerati apolidi, e hanno un passaporto “grigio” non estone, discriminazione allo stato puro, giacché possono sì muoversi in Schengen e in Russia, ma non possono votare per il parlamento nazionale (e ora cominciano gli ostacoli anche per le elezioni locali) né lavorare nel settore pubblico.
Dal punto di vista religioso, il 54% della popolazione è atea e il 16% non si pronuncia. I credenti più numerosi sono gli ortodossi, il 16% del totale dei credenti dichiarati. Sono soprattutto russi del patriarcato di Mosca, più la piccola rappresentanza della Chiesa ortodossa estone che dipende dal patriarcato ecumenico di Costantinopoli. L’11% è di fede luterana: estoni e tedeschi del Baltico. I cattolici sono circa lo 0,5% della popolazione e, come spesso accade nelle aree ex imperiali russe ed ex sovietiche non a maggioranza cattolica, sono di origine polacca e lituana, con qualche slavo orientale e qualche autoctono. Gli armeni apostolici hanno la loro chiesa a Tallinn con khachtar d’ordinanza ma in stile barocco, piccola e incastrata tra edifici moderni.
Un po’ di storia. Prima Ordine Teutonico per duecento anni, poi svedese, poi dal 1721 Impero Russo, dal 1918 al 1940 indipendente (gli scontri maggiori erano tra estoni e tedeschi baltici), dal 1940 al 1991 Urss, poi di nuovo indipendente.
Durante l’Impero Russo l’Estonia era un governatorato (per i russi Estland, alla tedesca), con un governatore nominato da San Pietroburgo. Ma il governo era in mano ai nobili tedeschi baltici (i tedeschi baltici, nel censimento imperiale del 1897, erano il 3,5% della popolazione), riuniti nel Landtag, la loro assemblea, e talvolta anche il governatore nominato dallo Zar era uno di loro. Erano circa 150 famiglie, tutte a servizio dello zar, con ministri, consiglieri, funzionari di corte, generali, ammiragli, diplomatici.
L’ambasciatore russo che nel 1915 firmò il Patto di Londra era un conte von Benckendorff, come un altro von Benckendorff, nello stesso periodo, era maresciallo di corte dello Zar. I von Benckendorff sono anche imparentati con la famosissima famiglia principesca russa Volkonskij. Un von Stackelberg era uno dei due capi delegazione russi al Congresso di Vienna. Un von Ungern-Sternberg era il famigerato “barone pazzo” che durante la guerra civile russa aveva combattuto con i basmachi in Asia Centrale contro la parte rossa. Tra i famosi ammiragli ed esploratori troviamo von Krusenstern, von Bellingshausen e Vrangel, un cui discendente era uno dei comandanti della parte bianca nella guerra civile russa. Molti i generali nelle varie guerre, da quelle napoleoniche alla Grande Guerra.
Il caso più interessante riguarda i conti von Tiesenhausen. In “Guerra e pace” il grande Lev Tolstoj (appartenente alla nota famiglia comitale dei Tolstoj, un cui discendente è importante esponente oggi del partito Russia Unita e un altro è consigliere del presidente Putin) racconta il ferimento nella battaglia di Austerlitz del principe Andrej Bolkonskij, aiutante di campo di Kutuzov. E qui il grande scrittore si è preso una bella licenza poetica. L’episodio è accaduto realmente, ma il protagonista, che era genero di Kutuzov, non era il principe Bolkonskij, russo e ortodosso, bensì il conte Ferdinand von Tiesenhausen, tedesco baltico e luterano.
Che cosa ho potuto vedere nei due ultimi viaggi? L’Estonia è un paese civilissimo e tecnologicamente avanzato, con prezzi quasi nordeuropei ma stipendi non adeguati. Ancora nel 2023 le scritte erano bilingue, in estone e russo (sia sui mezzi pubblici che sui manifesti di propaganda elettorale, ad esempio) e molti estoni parlavano il russo anche se con forte accento (un tassista estone mi disse: “Già siamo pochi, se poi parliamo solo estone non ci capisce nessuno”). Notai che nei posti di lavoro convivevano estoni e russi. Insomma, nel 2023 non sembrava che il nazismo delirante della politica estone avesse preso piede.
Però il paese era già pesantemente militarizzato: militari nordeuropei e inglesi dappertutto, e pure mercenari, come tre finlandesi che mi trovai sull’ascensore in albergo.
Una parte dei due viaggi la dedicai alla visita di alcuni manieri della nobiltà tedesca baltica (von der Pahlen, von Fock, von Benckendorff e von Schubert). Ricordo, al castello von Benckendorff, per un caffè seduti al tavolo comitale quattro euro!
Molto interessante il maniero von Schubert, la cui storia fa capire un po’ di cose. Appartenuto prima a un’altra famiglia nobile tedesca baltica travolta dai costi, fu acquistato a fine Ottocento dal barone von Schubert (c’è il suo busto nel giardino) che, infuriatosi per l’improduttività della tenuta, decise che tutto dovesse essere messo a reddito. Quindi ci sono taverna (in Estonia la cucina è molto focalizzata su zuppe, maiale, crauti e patate), birrificio, burrificio, colombaia e distilleria di vodka. E adesso il corpo principale è un apprezzato boutique hotel.
Particolarità: in queste tenute l’amministratore era sempre un tedesco baltico, non nobile, mentre il personale di servizio era estone, così come i contadini.
Visitai poi Tallinn (in russo Tallin, ma il suo nome storico è quello tedesco, cioè Reval), che ha in sé una città vecchia medievale, una città moderna (edilizia sovietica e post sovietica) e poi il quartiere del Kadriorg, dove si trova il parco con l’omonimo palazzo barocco costruito per Caterina I, moglie di Pietro il Grande, il quale a Tallinn alloggiava in una adiacente casa modesta, ora piccolo museo.
Tallinn è una delle città più belle d’Europa. La città vecchia è ricca di mura e torri costruite dall’Ordine Teutonico, che la possedette per duecento anni, anche come parte anche della Lega Anseatica.
Interessante la stratificazione architettonico-sociale. Nella città alta, Toompea, si trova la cattedrale luterana, Santa Maria, costruita nel 1200, la chiesa della nobiltà baltica tedesca. Visitabile per due euro, ha sui muri gli stemmi lignei di tutte le circa 150 famiglie nobili tedesche baltiche. Attorno, ecco l’arcivescovado luterano, il Landtag, e i palazzi della nobiltà tedesca baltica, compresa l’attuale sede del governo estone (apparteneva ai conti von Stenbock). Il parlamento, in stile simil-pietroburghese, ha davanti la bella chiesa ortodossa russa di Aleksandr Nevksij, voluta dallo zar.
Più giù, la città vecchia vera e propria, la città dei mercanti e dei borghesi, è divisa in quartieri con le loro chiese. I russi con la chiesa di San Nicola, i tedeschi baltici non nobili con un’altra San Nicola, luterana e ora museo, gli scandinavi con Sant’Olav dall’altissimo campanile. I pochi estoni hanno la chiesa luterana medievale dello Spirito Santo, la prima a celebrare funzioni in estone già nel Cinquecento, e quella ortodossa estone. Poi c’è il “quartiere latino”, quello cattolico, dove si trovano tuttora l’ottocentesca cattedrale (Tallinn è diocesi dal 2024) dei Santi Pietro e Paolo, progettata dall’architetto italiano Carlo Rossi che lavorava a San Pietroburgo, con monastero domenicano.
In questa parte di città ci sono bellissimi edifici d’epoca in vari stili e soprattutto c’è la medievale piazza del Municipio.
Alla base, ecco la città estone, la città dei proletari, con le case in legno, molte delle quali ora restaurate, separate l’una dall’altra da un sottile muro per evitare il propagarsi di incendi.
L’urbanistica di Tallinn testimonia quindi una precisa gerarchia sociale, economica e di potere, durata fino alla Rivoluzione del 1917.
Prima della rivoluzione in Estonia comandava la nobiltà tedesca baltica luterana, al servizio dello Zar. L’Unione Sovietica per gli estoni è stato un ascensore sociale, anche se non lo ammetteranno mai.
Del resto, quale migliore dimostrazione della storia della famiglia della stessa Kaja Kallas? Se si fosse rimasti al 1917, la sua famiglia sarebbe forse ancora al servizio dei nobili tedeschi.



