Meditazioni / 21 giugno 2026
Vetus ordo
Domínica quarta post Pentecosten
Duc in altum, et laxate retia vestra in capturam
Lc 5,1-10
di Eremita
Il Vangelo di oggi ci racconta la chiamata di Simone Pietro, ma in realtà parla della vita di ogni uomo. Parla delle nostre fatiche, delle nostre delusioni, delle nostre speranze e soprattutto del modo sorprendente con cui Dio entra nella nostra esistenza.
Quando inizia il racconto, Simone è un uomo stanco. Ha lavorato tutta la notte sul lago senza prendere nulla. Ha fatto esperienza del fallimento. Ha impiegato tutte le sue capacità, tutta la sua esperienza di pescatore, eppure le reti sono rimaste vuote. È una situazione che molti conoscono bene. Ci sono momenti in cui ci impegniamo con tutte le nostre forze e non vediamo risultati. Genitori che hanno dato tutto per i figli e vedono solo lontananza, sposi che combattono per salvare il loro matrimonio, persone che pregano da anni senza vedere esaudite le loro richieste, cristiani che cercano di vivere il Vangelo e si sentono soli e scoraggiati.
La notte di Simone rappresenta tutte le nostre notti. Quelle notti in cui sembra che ogni sforzo sia inutile e che tutto il nostro lavoro non abbia prodotto alcun frutto.
Ed è proprio in questo momento che arriva Gesù. Questo è uno degli aspetti più belli del Vangelo: Cristo non aspetta che la nostra vita sia perfetta per entrarvi. Non arriva quando siamo forti e sicuri di noi stessi. Sale sulla barca di Simone proprio quando le reti sono vuote. Entra nella sua povertà, nella sua delusione, nella sua stanchezza. E continua a fare lo stesso con noi. Il Signore non si spaventa delle nostre debolezze, dei nostri fallimenti o delle nostre ferite. Siamo noi che spesso ce ne vergogniamo, mentre Lui le trasforma nel luogo del suo incontro con noi.
Dopo aver parlato alle folle, Gesù si rivolge a Simone e gli dice: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». È una richiesta che, dal punto di vista umano, appare quasi assurda. Simone è un pescatore esperto. Ha passato tutta la notte sul lago senza risultati. Gesù, invece, è conosciuto come il figlio del falegname di Nazareth. Pietro avrebbe tutte le ragioni per obiettare e dire che non serve a nulla riprovare.
Eppure risponde con una delle frasi più belle di tutto il Nuovo Testamento: «Ma sulla tua parola getterò le reti».
Questa è la vera fede. Pietro non agisce perché capisce. Non agisce perché è convinto del successo. Non agisce perché vede già il risultato. Agisce perché si fida della parola di Gesù. La fede nasce proprio qui: quando decidiamo di fidarci di Dio anche quando non comprendiamo tutto, quando la sua volontà sembra andare contro la nostra esperienza e i nostri ragionamenti.
Ed ecco che accade il miracolo. Le reti si riempiono di una quantità enorme di pesci. La pesca è così abbondante che le reti rischiano di rompersi e le barche quasi di affondare. È il segno che Dio non è il Dio della scarsità ma dell’abbondanza. Quando il Signore interviene nella vita di una persona, supera sempre i limiti dei nostri calcoli e delle nostre previsioni.
Tuttavia il vero miracolo non è la quantità di pesci raccolti. Il miracolo più grande avviene nel cuore di Pietro. Davanti alla manifestazione della potenza di Dio, egli comprende improvvisamente chi è Gesù e comprende anche la verità su se stesso. Per questo si getta ai piedi del Signore e dice: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore».
Questa reazione è tipica di chi incontra veramente Dio. Quando siamo davanti alla santità del Signore, cessiamo di confrontarci con gli altri e iniziamo a vedere la nostra realtà. Cadono le maschere, le giustificazioni, le illusioni. Pietro comprende di essere piccolo, fragile e peccatore.
Ma qui il Vangelo rivela il cuore di Dio. Gesù non si allontana da Pietro. Non lo rimprovera. Non gli chiede di diventare prima perfetto. Gli dice semplicemente: «Non temere».
Queste parole attraversano tutta la Scrittura. Non temere la tua debolezza. Non temere il tuo passato. Non temere le tue cadute. Non temere i tuoi peccati. Perché la salvezza non nasce dalla perfezione dell’uomo ma dalla misericordia di Dio.
Il cristianesimo non è la storia di uomini perfetti che cercano Dio. È la storia di Dio che cerca uomini imperfetti per manifestare in loro la sua grazia. Per questo Gesù sceglie Pietro. Non perché sia il migliore o il più santo, ma perché ha avuto il coraggio di fidarsi della sua parola.
Subito dopo il Signore gli affida una missione: «D’ora in poi sarai pescatore di uomini». Pietro aveva passato la vita a cercare pesci nel lago. Ora viene chiamato a collaborare con Dio per portare gli uomini alla salvezza. Questa chiamata non riguarda soltanto lui. Riguarda ogni cristiano. Ognuno di noi è chiamato a essere testimone del Vangelo nella propria famiglia, nel lavoro, nelle amicizie, nelle situazioni quotidiane della vita.
Il racconto si conclude con una frase sorprendente: «Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono». Dopo aver vissuto la pesca più straordinaria della loro vita, Pietro e i suoi compagni lasciano tutto. Lasciano le barche, le reti e perfino il successo appena ottenuto. Perché hanno scoperto qualcosa di infinitamente più grande. Hanno incontrato Cristo.
Ed è questa la domanda che il Vangelo pone anche a noi: che cosa stiamo cercando veramente? Successo, sicurezza, ricchezza, approvazione degli altri? Oppure stiamo cercando il Signore?
Perché soltanto chi incontra davvero Gesù scopre che nessun successo terreno può riempire il cuore dell’uomo. Solo Cristo può farlo. E forse oggi il Signore continua a salire sulla barca della nostra vita, continua a entrare nelle nostre notti e nelle nostre delusioni, e continua a ripeterci le stesse parole che cambiarono per sempre la vita di Pietro: «Prendi il largo». Perché proprio là dove noi vediamo soltanto il limite e il fallimento, Dio sta già preparando qualcosa di nuovo.
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Novus ordo
Non abbiate paura
Mt 10,26-33
di Eremita
È la frase che attraversa tutto il Vangelo di oggi. Gesù la ripete più volte perché conosce il cuore dell’uomo. Sa che molte delle nostre scelte sono guidate dalla paura: paura del giudizio degli altri, paura di perdere qualcosa, paura del futuro, paura della sofferenza, paura della morte.
Quante volte avremmo voluto parlare di Cristo e siamo rimasti in silenzio? Quante volte abbiamo nascosto la nostra fede per non essere criticati? Quante volte abbiamo scelto ciò che era più comodo invece di ciò che era giusto?
Gesù guarda i suoi apostoli e dice: «Non abbiate paura degli uomini». È una parola che sorprende. Gli apostoli saranno perseguitati, arrestati, alcuni saranno uccisi a causa del Vangelo. Eppure Gesù non dice loro che non soffriranno. Dice qualcosa di più importante: di non avere paura.
Perché?
Perché la loro vita non è nelle mani degli uomini ma nelle mani di Dio.
Per questo Gesù aggiunge: «Nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto».
Noi viviamo in un mondo nel quale spesso sembra che la menzogna vinca sulla verità. Vediamo persone che commettono ingiustizie e sembrano farla franca. Vediamo il bene deriso e il male applaudito. A volte ci chiediamo dove sia Dio.
Ma Cristo ci assicura che verrà il giorno in cui tutto sarà portato alla luce.
Nessuna menzogna resterà nascosta. Nessuna ingiustizia resterà senza giudizio. Nessuna sofferenza sarà dimenticata. Dio vede tutto.
E proprio perché Dio vede tutto, il cristiano non deve vivere nell’angoscia. Può continuare a camminare nella verità anche quando sembra sconveniente, perché sa che la parola definitiva appartiene a Dio.
Poi Gesù dice una frase straordinaria: «Quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze».
La fede non è un tesoro da nascondere. È una luce da portare nel mondo.
Gli apostoli hanno ricevuto il Vangelo non per conservarlo gelosamente ma per annunciarlo. Lo stesso vale per noi.
Oggi molti parlano di tutto: lavoro, politica, sport, economia. Ma quando si parla di Dio spesso cala il silenzio. Come se la fede dovesse rimanere chiusa nella sfera privata.
Eppure il cristianesimo è nato proprio da uomini che hanno avuto il coraggio di proclamare pubblicamente ciò che avevano visto e ascoltato.
Gli apostoli non avevano ricchezze, non avevano potere, non avevano eserciti. Avevano soltanto Cristo. E questo è bastato per cambiare il mondo.
Gesù prosegue con parole molto forti: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima».
Con queste parole il Signore ci ricorda ciò che spesso dimentichiamo: la nostra vita non si esaurisce in questa terra.
Viviamo in una società che dedica enormi energie alla cura del corpo ma spesso trascura l’anima. Ci preoccupiamo della salute fisica, dell’aspetto esteriore, del benessere materiale, ma rischiamo di dimenticare la dimensione più profonda della nostra esistenza.
Gesù ci richiama all’essenziale. Il bene più grande che possediamo non è il nostro corpo, non è il nostro conto in banca, non è la nostra reputazione. Il bene più grande è la nostra comunione con Dio.
Per questo il cristiano affronta la vita con uno sguardo diverso. Sa che tutto passa, ma sa anche che Dio rimane.
A questo punto il Vangelo cambia tono e diventa una meravigliosa rivelazione dell’amore di Dio.
«Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro».
Gesù prende come esempio uno degli animali più piccoli e insignificanti. Eppure dice che nessun passero sfugge allo sguardo del Padre.
Se Dio si prende cura di un passero, quanto più si prenderà cura dei suoi figli?
E infatti continua: «Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati».
Questa immagine ci dice una verità bellissima: Dio ci conosce personalmente.
Conosce il nostro nome. Conosce le nostre gioie. Conosce le nostre ferite. Conosce le nostre paure. Conosce i nostri peccati. Conosce tutto di noi. E nonostante questo continua ad amarci.
Quante persone vivono sentendosi sole, dimenticate o inutili. Eppure agli occhi di Dio nessuno è insignificante. Nessuno è dimenticato. Nessuno è abbandonato.
Per questo Gesù conclude ancora una volta: «Non abbiate paura».
La paura nasce quando pensiamo di essere soli. La fede nasce quando scopriamo che Dio cammina con noi.
Infine il Signore pronuncia parole che ci interrogano profondamente: «Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio».
Non sono parole di condanna. Sono parole di verità. Gesù ci chiede di scegliere da che parte stare. Non possiamo essere cristiani soltanto quando è facile. Non possiamo seguire Cristo soltanto quando non costa nulla.
Arriva sempre un momento in cui siamo chiamati a testimoniare la nostra fede con coraggio, nelle parole, nelle scelte e nella vita quotidiana.
Forse non ci sarà chiesto il martirio del sangue. Ma ci è chiesto ogni giorno il martirio della fedeltà, della coerenza e della verità.
I santi non erano uomini senza paura. Erano uomini che hanno imparato a fidarsi di Dio più delle loro paure. Ed è questo il messaggio che il Signore rivolge oggi a ciascuno di noi. Non guardare le tue debolezze. Non guardare le difficoltà. Non guardare le minacce del mondo. Guarda il Padre che conosce ogni passero che cade a terra, che ha contato i capelli del tuo capo e che custodisce la tua vita nelle sue mani. Perché chi si affida a Lui può attraversare ogni prova ascoltando nel cuore la stessa parola che Gesù continua a ripetere alla sua Chiesa:



