“Dobbiamo andare avanti”. Il motto di Prevost
di Piergiorgio Seveso
Se c’è una cosa che non fa difetto a Robert Francis Prevost è certamente la franchezza: il suo predecessore era schietto sino quasi alla spigolosità, lui invece unisce alla franchezza inconvertibile un pizzico di miele “agostiniano”. In una recente intervista per strada nella rilassante Castel Gandolfo (l’uomo ama evidentemente i microfoni on the road), ha risposto a domande varie di attualità tra viaggi, guerre, auspici: una battuta sulle future consacrazioni episcopali della FSPPX del prossimo luglio era certamente d’obbligo.
La questione è stata immediatamente derubricata a faccenda di “comunione ecclesiale” e l’uomo è stato di una chiarezza disarmante (per usare un aggettivo che gli è caro). L’accettazione del Vaticano II è considerata da Prevost conditio sine qua non per essere cattolici oggi e per l’inserimento all’interno della “Chiesa conciliare”. Non esistono prospettive diverse, non esistono quelle anfibiologie, quelle dubbiezze, quelle reticenze, quei retro-pensieri che caratterizzavano e caratterizzano ampiamente il mondo conservatore della “destra conciliare”.
Qualunque interpretazione altra è frutto di pie speranze, fantasie muliebri, allucinazioni collettive: di questi racconti, pastellosi e esorbitanti, tutto il web cattolico conservatore è stato impunemente e furfantescamente ricolmo per mesi e mesi. Su questo colossale abbaglio, su questo inequivocabile imbroglio si sono ricevuti generosi plausi da parte di brava e buona gente che ha preferito largamente il chiacchiericcio alla cruda e spietata realtà dei fatti, si sono fatte comunelle, alleanze a corto raggio, riposizionamenti e camaleontici trasformismi.
Cosa vi è rimasto in mano? Un pugno di mosche. Come avete usato il vostro tempo? Malissimo, scialacquandolo in fole da sagrestia e in pettegolezzi da sagrato. Leone invece ha tirato diritto, senza badare a questi “grigi”, e in ultima analisi ha ribadito una “verità” che vuole o meglio vorrebbe valevole per tutti: il “Concilio vaticano secondo” così come è stato recepito e applicato negli ultimi cinquant’anni è parte integrante dell’atto di fede per un “cattolico” oggi o per una società religiosa che aspiri al riconoscimento/incardinamento dalla “Santa Sede”. Né più, né meno di quello che diceva il suo pigmalione e predecessore Jorge Mario Bergoglio.
Prevost probabilmente ha capito bene che chi invece pone con chiarezza (maggiore o minore che sia) il problema dell’estraneità di parecchi documenti vaticanosecondisti rispetto alla dottrina cattolica non può essere parte di quel pantheon trasudante melassa impeciante che i “padri conciliari” hanno provveduto a creare e che altri hanno provveduto ad amplificare e sistematizzare anno dopo anno, “enciclica dopo enciclica”, Angelus dopo Angelus, viaggio dopo viaggio, gesto dopo gesto e, in ultima analisi, intervista dopo intervista. Ecco l’andare avanti di cui parla con candida schiettezza. Un andare avanti che tiene a fianco arcivescovesse britanniche uscite dalla messa in piega, arcivescovi entusiasti delle celebrazioni pro-LGBTQ e ordinari graditi al partito comunista cinese.
Da parte invece cattolica integrale o resistente, posta questa gravissima questione dottrinale, si possono e si debbono consacrare vescovi (cattolici) che abbiamo il medesimo spirito di battaglia e che parlino urbi et orbi il linguaggio cattolico che Prevost (e sodali complici) non hanno, supplendo allo svuotamento o all’annichilazione della gerarchia “ufficiale”. Peraltro si noti che con questa nuova improvvida uscita si è fornito un altro efficace assist destinato a consolidare lo schema win-win che ha avvantaggiato fin qui, anche solo tatticamente, la FSSPX.
In questo, e lo scrivo senza alcuna umana attesa o fanciullesca volatilità, l’evento del primo luglio contribuirà comunque – tra le varie conseguenze corollarie – a fare chiarezza una volta per tutte con quel mondo di mezzo, “spiacente a Dio e a’ nemici sui”, che sia noi che Prevost (per motivi opposti e speculari) combattiamo.
Cor Iésu, fornax ardens caritátis, miserere nobis.
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Sullo stesso tema:
Aldo Maria Valli, “Quelle parole di Leone che sconcertano e inquietano”.
Martino Mora, “Il confronto Prevost-FSSPX. Ridotto all’osso”.



