Commento / Prevost e il mito del “migrante”

di Martino Mora

Leggo che Prevost ha in programma un viaggio a Lampedusa per il prossimo 4 luglio. Dopo averci fatto sapere prima che “i migranti sono eroi della fede” (quale?) e poi, alle Canarie, che vuole “inchinarsi davanti ai cari migranti”, ora il papa yankee prepara l’ennesimo teatrale spot a favore dell’invasione di massa.

Come il suo predecessore, egli vive nel culto del buon “migrante” (neologismo, quello di “migrante”, che, ricordiamolo, appartiene alla neolingua orwelliana del pensiero unico).

Il buon “migrante” è una figura mitica: più o meno l’equivalente, per il clero conciliare, del buon selvaggio di Jean Jacques Rousseau.

Con due aggravanti.

La prima è facilmente intuibile: mentre il filosofo ginevrino idealizzava qualcosa che non conosceva, il “buon selvaggio” che non aveva mai incontrato, Prevost e soci possono leggere invece ogni giorno di crimini compiuti da “migranti” (anche se questo, sia chiaro, ovviamente non esclude che alcuni di loro si comportino onestamente).

La seconda è la più grave. L’idealizzazione del buon “migrante ” cozza contro il principale dogma cattolico: il peccato originale. Il principale perché senza di esso la redenzione e il sacrificio di Cristo perdono significato. Perché Cristo sarebbe morto, e poi risorto, se dal peccato l’uomo non deve esser redento?

Ebbene, come scriveva Blaise Pascal, “senza questo mistero, il più incomprensibile di tutti, noi siamo incomprensibili a noi stessi”.

E così l’uomo diventa incomprensibile al clero immigrazionista.

Solo negando il peccato originale può essere idealizzata a tal punto una categoria di uomini, che si tratti di selvaggi (Rousseau) o di “migranti” (Prevost, Bergoglio, ecc.) o di qualsiasi altro gruppo umano.

Non a caso Prevost nella sua prima enciclica cita più di cento volte ciascuna la “dignità umana” e “i diritti della persona”, ma nemmeno una il peccato originale, l’anima e la redenzione.

Nei suoi discorsi, dell’esigenza di convertire al cattolicesimo gli amati “migranti” non c’è nemmeno l’ombra.

Se sono già perfetti così, la conversione non serve. Ma se sono perfetti, allora si nega la natura umana caduta e ferita.

Chi sbaglia teologia (e antropologia), ricordiamolo, sbaglia politica.

Insomma; un papa umanitario e neopelagiano (Pelagio era il monaco irlandese, eretico, che negava il peccato originale) per un clero neopelagiano e ipocredente. Che ha ridotto la Chiesa a una grande ONG.

____________

Immagine da asianews

 

I miei ultimi libri

Sei un lettore di Duc in altum? Ti piace questo blog? Pensi che sia utile? Se vuoi sostenerlo, puoi fare una donazione utilizzando questo IBAN:

IT64Z0200820500000400192457
BIC/SWIFT: UNCRITM1D09
Beneficiario: Aldo Maria Valli
Causale: donazione volontaria per blog Duc in altum

Grazie!