Dibattito / A proposito di CL (e dintorni). Il Concilio, la fede, l’esempio di Gesù

Le puntate precedenti:

13 giugno 2026. Carlo Foresti, “Movimenti ecclesiali. Il caso CL e un equivoco di fondo”.

16 giugno 2026. Marco Bolla, “Una risposta su CL. Ho bussato e mi è stato aperto, ho trovato Gesù”.

18 giugno 2026. Giorgio Alberto Crotti, “Prima e dopo don Giussani. I due volti di CL”. 

20 giugno 2026. Giovanni Passali, “Il confronto non è fra tradizione e modernità. La vera questione riguarda la libertà umana”.

22 giugno 2026. Giorgio Alberto Crotti, “La libertà umana e le cose sacre”.

Potete scrivere a aldomariavalli@gmail.com

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di Giovanni Passali

Caro Valli,

per non annoiare i suoi lettori sulla “questione CL”, cercherò di svolgere alcune osservazioni in termini generali, usando la storia di CL solo come esempio concreto.

Ringrazio il signor Crotti per le sue osservazioni e perché non ho ravvisato nella sua lettera alcun intento polemico.

Nella sua lettera Crotti mette il dito nella piaga: “.. i cambiamenti (o meglio le rivoluzioni) non sono mai repentini, ma preparati a lungo, nel nostro caso la preparazione è durata centinaia di anni”.

Trovo assolutamente corretta questa riflessione; questo per me è il motivo principale per cui tendo a non dare eccessivo peso al presunto legame tra il Concilio e il disastro liturgico e dottrinale dei decenni successivi. A me pare che nelle riflessioni di tanti questo legame sia ovvio e univoco, come se quel disastro dipendesse solo e soltanto dal Concilio.

Anche in questo senso la mia affermazione “la messa antica e la dottrina perenne non sono garanzia di nulla” è stata un pochino provocatoria, non avendo alcuna intenzione di svalutare in qualche modo due capisaldi inamovibili della Santa Chiesa.

Ho invece qualche difficoltà a comprendere il passaggio per cui “con il Concilio” sarebbe “cambiata la strategia massonica: non più eretici contro la Chiesa ma eretici dentro la Chiesa”. Può darsi, ma per Satana, vero autore di ogni menzogna ed eresia, non mi pare che sia cambiato molto e il primo caso di questa strategia direi che è quello di Giuda, il primo “infiltrato” della storia della Chiesa.

E qui mi pare necessaria una riflessione cruciale. Cristo forse non sapeva chi fosse Giuda? Possibile che non l’avesse capito? E se ovviamente sapeva bene chi fosse Giuda, perché non l’ha mai ripreso pubblicamente? Perché non l’ha letteralmente cacciato?

Ho l’impressione che Cristo stesso non abbia voluto la sua comunità come composta da chi ne fosse degno (del resto, pure Pietro lo tradì e gli altri scapparono tutti quando venne arrestato). E allo stesso modo le prime comunità cristiane accolsero tutti, brave persone e malfattori.

Anche la mia divisione in due parti della storia di CL è una semplificazione, che ha tutti i limiti delle semplificazioni: il Consiglio nazionale della Fraternità di CL che ha eletto Carrón è lo stesso con Giussani alla guida. Lo stesso Carrón è stato indicato da don Giussani come successore, la qual cosa mostra in tutta evidenza i limiti di questa semplificazione tra prima e dopo, rafforzando la necessità di comprendere tutte le sfaccettature della libertà umana; inclusi gli estremi inconcepibili come le lacrime addolorate di Pietro dopo il tradimento e il suicidio di Giuda.

Di cosa si vuole accusare CL o il Meeting? Di aver invitato a parlare la Bonino sui temi di politica estera? Di aver accolto fin dagli anni Settanta “estremisti di destra e sinistra, oratoriani delusi, agnostici, sincretisti”?

Ma queste accuse non sono anch’esse un pochino datate? Non sono le stesse che rivolsero a Gesù, quando lo accusavano di frequentare i peccatori e di condividere con loro la tavola?

A me pare che la scelta di Cristo, la scelta di non allontanare il grande traditore o non allontanarsi dai peccatori sia quella che ancora oggi “è stoltezza per i pagani e scandalo per i giudei”. Ancora oggi per tanti cristiani (me incluso) è difficile digerire il fatto che Cristo è morto in croce per salvare tutti, per salvare il mondo. Non solo per salvare san Padre Pio, santa Madre Teresa, san Giovanni Paolo II, ma per salvare anche Hitler, Stalin, Mussolini e pure Totò Riina e Jeffrey Epstein, se fosse possibile.

La scelta di Cristo di non allontanarsi e non allontanare i peccatori è quella che ancora oggi disturba la mentalità perbenista di tanti “bravi cristiani”. Ma in fondo è anche la segreta speranza per cui tanti di noi confidano di salvarsi, noi poveri peccatori dal cuore sempre troppo tiepido.

Il signor Crotti afferma che farebbe “attenzione a mettere la libertà umana sopra le cose sacre”; sono pienamente d’accordo con lui, la libertà umana non va messa sopra né sotto le cose sacre: dovrebbe stare a fianco, come la seconda gamba del cristiano che deve imparare a stare in piedi.

Mi permetto di sorridere all’invito del signor Crotti che chiede di fare la prova: “Chiedete a un giovane di CL di recitare il Credo ed elencare i dieci comandamenti”. Sarà forse per questo motivo, l’aver ridotto la fede a una serie di istruzioni non incidenti nella vita moderna, che dopo il Concilio le parrocchie si sono svuotate?

L’opera e poi il carisma di don Giussani sono nate proprio da questa constatazione: l’ignoranza abissale dei giovani che già negli anni Cinquanta criticavano la religione con frasi fatte, per sentito dire, ma senza alcun approfondimento o ragionamento personale.

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