Lettera / Col cane in chiesa

di Claudia Regnani

Caro Aldo Maria,

per rendersi conto del grado di ignoranza religiosa in cui versa gran parte delle persone (di chi è la colpa principale?), racconto un episodio.

Mi trovo in un piccolo santuario mariano di un paese ligure, dove sto trascorrendo alcuni giorni di vacanza. Prima di uscire, dopo essermi genuflessa, vedo nella chiesa vuota un signore seduto a un banco, con a lato un cane disteso. Mi accosto e con calma, sottovoce, dico: “I cani, in un luogo sacro, non dovrebbero entrare”.

“E perché? Loro non ce l’hanno un’anima?”.

“Assolutamente no, solo gli uomini hanno un’anima”.

“Sì… va beh…”.

Chiaramente infastidito, quel signore borbotta poi qualcosa che non capisco, ma il cui senso è chiaro: “Ma guarda un po’ questa stupida che scemenze va dicendo”.

Di fronte a un simile interlocutore, nemmeno io ho voglia di continuare a discutere, e mi allontano. Nel frattempo il cane si alza, si stira, sbadiglia e si accuccia di nuovo, tutto beato, con la testa appoggiata alle zampe.

Non aggiungo altro, sia perché penso che non servano commenti sia perché io non ho più voglia di farne.

Ricordo solo quanto diceva un santo curato: lasciate una parrocchia vent’anni senza un prete e adoreranno le bestie.

Ancora del tutto senza preti e vescovi non siamo, ma mi chiedo: il potere – loro proprio – di insegnare ed educare i fedeli viene esercitato davvero dai pastori?

Mi tornano sempre più in mente, applicate agli attuali pastori della Chiesa, le strofe di una canzone dei tempi della mia gioventù: “Parole, parole, parole… Soltanto parole… Parole tra noi…”.

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