Opinione / Paolo VI, il fumo di Satana e la deriva della Chiesa. Perché canonizzare chi ha lasciato devastare la vigna del Signore?

di Carlo Foresti

Caro Valli,

scrivo per proporre una riflessione su una delle frasi più celebri e drammatiche pronunciate nella storia recente della Chiesa. Il 29 giugno 1972, papa Paolo VI dichiarò con angoscia di avere la sensazione che “da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”.

È un’immagine potente, che descrive perfettamente la devastazione e lo smarrimento in cui era precipitata la fede cattolica.

Eppure, di fronte a questo lamento, sorge spontanea e ineludibile una domanda: chi ha aperto quelle fessure? Chi ha lasciato entrare quel fumo velenoso?

Esaminando il pontificato di Giovanni Battista Montini, ci si trova di fronte a una sorta di tragica schizofrenia spirituale.

Da un lato, il papa si doleva pubblicamente per l’autodemolizione della Chiesa, lamentando, come fece nell’omelia in Coena Domini del 1969, che un fermento praticamente scismatico divide, suddivide, spezza la Chiesa. Dall’altro lato, però, fu proprio lui ad apporre la firma su quei documenti e su quelle riforme che stavano sistematicamente scardinando l’edificio sacro.

Pensiamo alla sacra liturgia. Fu Paolo VI, con la costituzione apostolica “Missale Romanum”, a promulgare il Novus Ordo Missae, mandando di fatto in esilio la liturgia plurisecolare della Chiesa per introdurre un rito di sapore ecumenico e protestantizzante.

Egli ignorò il disperato e profetico monito dei cardinali Ottaviani e Bacci, i quali, nel loro “Breve esame critico”, lo avevano avvertito chiaramente: il nuovo rito rappresentava un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della santa messa quale fu formulata dal Concilio Tridentino.

Nonostante questo allarme gravissimo, proveniente dai massimi difensori dell’ortodossia, il papa procedette, abbattendo la barriera invalicabile che proteggeva l’integrità del Mistero e permettendo al fumo della desacralizzazione di invadere incontrastato i santuari.

Lo stesso schema si ripropone con il Concilio Vaticano II, che egli portò a compimento e di cui incoraggiò l’applicazione.

Sebbene a parole richiamasse talvolta all’ordine, nei fatti la Santa Sede consentì e avallò una sempre crescente deriva modernista. Si lasciò campo libero a quella nuova ecclesiologia e a quella cristologia antropocentrica che ha di fatto collocato l’uomo al centro al posto di Dio, trasformando l’orizzonte della fede in un mero sforzo sociale e in una riunione di filantropi.

Il fumo di Satana non è entrato per caso: è entrato perché le finestre sono state deliberatamente spalancate al mondo, nell’illusione di potervi dialogare, finendo invece per assorbirne tutti i veleni.

A rendere questo quadro ancora più amaro e incomprensibile è la decisione, tutta moderna, di innalzare papa Montini agli onori degli altari.

Sorge spontaneo chiedersi quale sia l’opportunità di proclamare santo un pontefice sotto il cui governo la vigna del Signore è stata devastata a tal punto. Questa canonizzazione appare a molti come una palese forzatura, un tentativo politico e ideologico di canonizzare il Concilio e le sue riforme per metterli al riparo da ogni legittima critica.

E che dire del miracolo che gli viene attribuito per giustificare tale aureola? Se si entra nei particolari, ci si scontra con un evento di una banalità sconfortante. Il fatto, avvenuto a Verona, riguarda una gravidanza problematica a causa della rottura prematura della placenta, conclusasi felicemente contro le fosche previsioni mediche. Per quanto si tratti di un lieto fine, questo evento si discosta in modo imbarazzante dai severi canoni richiesti dalla Chiesa di sempre. Secondo i criteri tradizionali fissati da papa Benedetto XIV, per parlare di vero miracolo una guarigione deve essere istantanea, completa, duratura e assolutamente inspiegabile per la scienza, riguardante una patologia grave o mortale inequivocabilmente diagnosticata. Nel caso di una gravidanza a rischio portata a termine manca del tutto quel carattere di inspiegabilità assoluta e fulminea; la medicina moderna stessa conosce remissioni cliniche e finali felici di gravidanze compromesse, configurando l’accaduto, al massimo, come una grazia ricevuta e non come un miracolo in senso canonico stretto.

Di fronte alle macerie fumanti della cristianità, alla desertificazione dei seminari e alla spaventosa perdita della fede nel popolo cattolico, l’esaltazione di un prodigio così debole ed equivoco risulta totalmente sproporzionata rispetto alla gravità e all’estensione del dramma provocato dalle scelte di governo di quel papa.

Caro Valli, non possiamo accontentarci dei lamenti tardivi di chi ha smantellato i bastioni permettendo ai lupi di entrare nell’ovile, né possiamo accettare che la storia venga riscritta a colpi di canonizzazioni strategiche. Constatare che il fumo di Satana è nel tempio è solo il primo passo, il secondo è riconoscere lucidamente le responsabilità storiche di chi ha avallato quelle riforme per chiudere finalmente quelle fessure mortali.

Il nostro auspicio finale e la nostra preghiera incessante è che la Provvidenza ci doni, un giorno, un papa che metta davvero mano alla restaurazione della vigna del Signore, recisa alle radici della Tradizione, e che abbia anche il coraggio e l’onestà intellettuale di riesaminare criticamente alcune recenti e balzane canonizzazioni, restituendo agli altari la loro inequivocabile e sacra serietà.

Solo così potremo tornare a respirare a pieni polmoni l’aria pura e incorruttibile della Fede di sempre.

_____________________

aldomariavalli@gmail.com

 

I miei ultimi libri

Sei un lettore di Duc in altum? Ti piace questo blog? Pensi che sia utile? Se vuoi sostenerlo, puoi fare una donazione utilizzando questo IBAN:

IT64Z0200820500000400192457
BIC/SWIFT: UNCRITM1D09
Beneficiario: Aldo Maria Valli
Causale: donazione volontaria per blog Duc in altum

Grazie!