1976 / Quando monsignor Lefebvre diceva: “Noi non apparteniamo a questa nuova religione. E il papa non può chiederci di farne parte”
di monsignor Marcel Lefebvre*
Carissimi amici, carissimi colleghi, carissimi fratelli,
voi che siete venuti da tutti i paesi, che appartenete a ogni ceto sociale, è una gioia per noi accogliervi e sentirvi così vicini in questo momento, così importante per la nostra Fraternità e anche per la Chiesa. Credo, infatti, che se i pellegrini hanno fatto il sacrificio di viaggiare giorno e notte, venendo da regioni molto lontane per partecipare a questa cerimonia, è perché erano convinti di venire ad assistere a una cerimonia della Chiesa, a partecipare a una cerimonia che rallegrerà i loro cuori, perché avranno così la certezza, al ritorno a casa, che la Chiesa cattolica continua.
Oh! Lo so bene, le difficoltà sono numerose in quest’impresa, che ci viene detto essere avventata. Ci viene detto che siamo in un vicolo cieco. Perché? Perché da Roma, specialmente negli ultimi tre mesi, in particolare dal 19 marzo, festa di san Giuseppe, abbiamo ricevuto esortazioni, suppliche, ordini e minacce, che ci intimavano di cessare la nostra attività, di non celebrare queste ordinazioni sacerdotali. Sono stati particolarmente insistenti negli ultimi giorni: negli ultimi dodici giorni, in particolare, abbiamo ricevuto messaggi e inviati da Roma che ci esortavano ad astenerci dal celebrare queste ordinazioni. Ma se, obiettivamente, cerchiamo il vero motivo di coloro che ci chiedono di non celebrare queste ordinazioni, se cerchiamo la loro ragione di fondo, scopriamo che è perché stiamo ordinando questi sacerdoti affinché possano celebrare la Messa di tutti i tempi.
Ed è proprio perché sappiamo che questi sacerdoti saranno fedeli alla Messa della Chiesa, alla Messa della Tradizione, alla Messa di tutti i tempi, che ci viene chiesto di non ordinarli. Non offro altra prova se non questo fatto: per ben sei volte nelle ultime tre settimane, per sei volte ci è stato chiesto di ristabilire normali rapporti con Roma e, come segno di ciò, di ricevere il nuovo rito e di celebrarlo io stesso. Si sono spinti persino a mandarmi qualcuno che si è offerto di concelebrare con me nel nuovo rito, per dimostrare che accettavo prontamente questa nuova liturgia, e che mi ha detto che, di conseguenza, tutto si sarebbe appianato tra noi e Roma. Mi hanno messo in mano un nuovo messale, dicendomi: «Questa è la Messa che devi celebrare e che d’ora in poi celebrerai in tutte le tue case». «Mi è stato anche detto che se, in questa data, oggi, 29 giugno, davanti a tutta la nostra comunità, celebrassimo la Messa secondo il nuovo rito, tutto si risolverebbe tra noi e Roma. È chiaro, innegabile, che l’intera vicenda tra Ecône e Roma ruota attorno alla questione della Messa.»
Sbagliamo forse a insistere nel mantenere il rito tradizionale? Certamente, abbiamo pregato, ci siamo consultati, abbiamo riflettuto, abbiamo meditato per stabilire se fossimo davvero in errore o se semplicemente ci mancassero ragioni sufficienti per non sottometterci a questo nuovo rito. Ebbene, proprio l’insistenza di coloro che ci sono stati inviati da Roma per cambiare il rito ci fa riflettere, e siamo convinti che questo nuovo rito della Messa esprima una nuova fede, una fede che non è la nostra, una fede che non è la fede cattolica.
Questa nuova Messa è simbolo, espressione, immagine di una fede nuova, una fede moderna, perché se la Santa Chiesa ha voluto conservare nei secoli questo prezioso tesoro che ci ha donato nel rito della Santa Messa canonizzato da San Pio V, non è senza ragione. È perché in questa Messa si trova tutta la nostra fede, tutta la fede cattolica: fede nella Santissima Trinità, fede nella divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, fede nel Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, versato per la redenzione dei nostri peccati, fede nella grazia soprannaturale, che ci viene dal Santo Sacrificio della Messa, che ci viene dalla Croce, che ci viene attraverso tutti i sacramenti. Questo è ciò in cui crediamo celebrando il Santo Sacrificio della Messa di tutti i tempi. Questa Messa è una lezione di fede, indispensabile per noi in quest’epoca in cui la nostra fede è sotto attacco da ogni parte. Abbiamo bisogno di questa vera Messa, di questa Messa di tutti i tempi, di questo Sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo.
Ora, è chiaro che questo nuovo rito, fondato – se posso dirlo – su una diversa concezione della religione cattolica, è una religione completamente diversa. Non è più il sacerdote a celebrare la Messa, ma la congregazione. Questo è un programma a sé stante. D’ora in poi, è anche la congregazione a sostituire l’autorità nella Chiesa: è l’assemblea episcopale a sostituire il potere dei vescovi, è il consiglio presbiterale a sostituire il potere del vescovo nella diocesi, sono i numeri che ora governano nella Santa Chiesa, e questo si esprime nella Messa proprio nel fatto che la congregazione sostituisce il sacerdote, a tal punto che ora molti sacerdoti non vogliono più celebrare la Santa Messa quando non c’è la congregazione. Gradualmente, la nozione protestante di Messa viene introdotta nella Santa Chiesa. E questo è in linea con la mentalità dell’uomo moderno, con la mentalità dell’uomo modernista; è perfettamente in linea con essa. L’ideale democratico è fondamentalmente l’ideale dell’uomo moderno: per lui il potere risiede nell’assemblea, l’autorità negli uomini, nelle masse, e non in Dio. Noi, invece, crediamo che Dio sia onnipotente, crediamo che Dio abbia ogni autorità, crediamo che ogni autorità provenga da Dio: «Omnis protestas a Deo». Non crediamo che l’autorità provenga dal popolo, che l’autorità provenga dalla base, come vorrebbe la mentalità dell’uomo moderno. Eppure, la nuova Messa è comunque espressione di quest’idea che l’autorità risieda a livello popolare e non più in Dio. Questa Messa non è una Messa gerarchica, è una Messa democratica, e questo è molto grave. È l’espressione di un’ideologia completamente nuova: l’ideologia dell’uomo moderno è stata introdotta nei nostri riti più sacri. Ed è questo che sta corrompendo tutta la Chiesa, perché con quest’idea di potere concesso alla base nella santa Messa, il sacerdozio viene distrutto, il sacerdozio viene distrutto.
Il sacerdote non possiederà più il potere personale, il potere conferitogli dall’ordinazione, come invece riceveranno tra poco questi futuri sacerdoti. Riceveranno un carattere che li porrà al di sopra del Popolo di Dio. Dopo questa cerimonia, non potranno più dire di essere uomini come tutti gli altri. Non è vero: non saranno più uomini come tutti gli altri; saranno uomini di Dio. Saranno uomini che partecipano alla divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, partecipando al suo carattere sacerdotale. Perché Nostro Signore Gesù Cristo è sacerdote per l’eternità, sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec, in quanto la divinità del Verbo di Dio è stata infusa nell’umanità che Egli ha assunto. Ed è stato nel momento in cui ha assunto questa umanità nel grembo della Santissima Vergine Maria che Gesù è diventato sacerdote.
La grazia alla quale questi giovani sacerdoti parteciperanno non è la grazia santificante, alla quale Nostro Signore Gesù Cristo ci rende partecipi attraverso la grazia del battesimo; è la grazia dell’unione, questa grazia unica di unione con Nostro Signore Gesù Cristo. È a questa grazia che parteciperanno, poiché è per mezzo della sua grazia di unione con la divinità di Dio, con la divinità del Verbo, che Nostro Signore Gesù Cristo è diventato sacerdote, che Nostro Signore Gesù Cristo è re, che Nostro Signore Gesù Cristo è giudice, che Nostro Signore Gesù Cristo deve essere adorato da tutti gli uomini. Per la grazia dell’unione, una grazia sublime, una grazia che nessun essere sulla terra potrebbe mai concepire, questa grazia della divinità stessa, discendendo nell’umanità di Nostro Signore Gesù Cristo, ungendolo come olio versato sul capo, consacrando colui che la riceve, l’umanità di Nostro Signore Gesù Cristo è stata permeata dalla divinità del Verbo di Dio, e così egli è stato fatto sacerdote, mediatore tra Dio e l’umanità. È a questa grazia alla quale questi sacerdoti parteciperanno; È questa grazia che li eleverà al di sopra del popolo di Dio. Anche loro saranno intermediari tra Dio e il suo popolo. Non saranno solo rappresentanti del popolo di Dio, non saranno solo incaricati dal popolo di Dio, non saranno solo i presidenti dell’assemblea. Saranno sacerdoti per l’eternità, segnati da questo carattere per l’eternità. E nessuno ha il diritto di non rispettarli. Anche se loro stessi non rispettassero questo carattere, lo portano comunque dentro di sé, lo porteranno sempre dentro di sé.
Questo è ciò in cui crediamo, questa è la nostra fede, e questo è ciò che costituisce il nostro Santo Sacrificio della Messa. È il sacerdote che offre il Santo Sacrificio della Messa. I fedeli certamente partecipano a questa offerta con tutto il cuore e l’anima, ma non sono loro a offrirlo. La prova: il sacerdote, quando è solo, offre il Sacrificio della Messa nello stesso modo e con lo stesso valore come se ci fossero mille persone intorno a lui; il suo sacrificio ha un valore infinito perché non è altro che il sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo. Questo è ciò in cui crediamo, ed è per questo che riteniamo di non poter accettare questo nuovo rito, che è opera di un’ideologia diversa, una nuova ideologia.
Pensavano di poter attrarre i non credenti alla Chiesa adottando le loro idee, adottando le idee dell’uomo moderno, quest’uomo moderno che è un liberale, un modernista, un uomo che accetta la pluralità delle religioni ma non accetta più la regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo. L’ho sentito dire due volte da inviati della Santa Sede, i quali mi hanno detto che la regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo non è più possibile ai nostri tempi, che dobbiamo accettare definitivamente il pluralismo delle religioni, che l’enciclica «Quas primas» sulla regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, questa bellissima enciclica scritta da Papa Pio XI, non verrebbe più scritta dal Papa oggi. Questo è ciò che mi hanno detto gli inviati ufficiali della Santa Sede.
Beh, noi non apparteniamo a quella religione; non accettiamo questa nuova religione. Noi apparteniamo alla religione di tutti i tempi; apparteniamo alla religione cattolica. Non apparteniamo a questa religione universale, come la chiamano oggi. Non è più la religione cattolica. Non apparteniamo a questa religione liberale e modernista, che ha il suo culto, i suoi sacerdoti, la sua fede, i suoi catechismi, la sua Bibbia – la sua Bibbia ecumenica. Non li accettiamo; non accettiamo la Bibbia ecumenica. Non esiste una Bibbia ecumenica; esiste la Bibbia di Dio, la Bibbia dello Spirito Santo, che è stata scritta sotto l’influenza dello Spirito Santo! È la parola di Dio; non abbiamo il diritto di mescolarla con la parola degli uomini! Non può esistere una Bibbia ecumenica; esiste una sola parola, la Parola dello Spirito Santo. Non accettiamo catechismi che non affermano più il nostro Credo. E così via, non possiamo accettare queste cose. È contrario alla nostra fede, ce ne rammarichiamo infinitamente, è un dolore immenso, immenso per noi pensare di essere in difficoltà con Roma a causa della nostra fede! Com’è possibile? È qualcosa che va oltre la nostra immaginazione, qualcosa che non avremmo mai potuto concepire, qualcosa che non avremmo mai potuto credere, specialmente nella nostra infanzia, quando tutto era uniforme, quando la Chiesa credeva nella sua unità complessiva, quando aveva la stessa fede, gli stessi sacramenti, lo stesso Sacrificio della Messa, lo stesso catechismo. E ora, all’improvviso, tutto questo è diviso, lacerato.
Ho detto a coloro che venivano da Roma: i cristiani sono lacerati nelle loro famiglie, nelle loro case, tra i loro figli; sono lacerati nei loro cuori a causa di questa divisione nella Chiesa, di questa nuova religione che viene insegnata e praticata. I sacerdoti muoiono prematuramente, lacerati nel cuore e nell’anima dal pensiero di non sapere più cosa fare: o sottomettersi all’obbedienza e in qualche modo perdere la fede della loro infanzia e giovinezza, e rinunciare alle promesse fatte al momento del sacerdozio, prestando il giuramento antimodernista, oppure sentirsi come se si stessero separando da Colui che è nostro Padre, il Papa, il Successore di Pietro. Che dolore per i sacerdoti! Molti sacerdoti sono morti prematuramente per il dolore. I sacerdoti vengono ora cacciati dalle loro chiese, perseguitati, perché celebrano la Messa tradizionale! Ci troviamo in una situazione davvero drammatica! Quindi, dobbiamo scegliere tra un’apparenza – direi – di obbedienza – perché il Santo Padre non può chiederci di abbandonare la nostra fede, questo è assolutamente impossibile – e la preservazione della nostra fede. Ebbene, noi scegliamo di non abbandonare la nostra fede. Perché in questo non possiamo sbagliare. La Chiesa non può sbagliare in ciò che ha insegnato per duemila anni; è assolutamente impossibile. Ed è per questo che siamo legati a questa tradizione, che è stata espressa in modo ammirevole e definitivo, come ha così opportunamente affermato Papa San Pio V nel Santo Sacrificio della Messa.
Domani, forse, la nostra condanna apparirà sui giornali a causa di queste ordinazioni di oggi; è del tutto possibile. Probabilmente anch’io sarò preso dalla suspense; questi giovani sacerdoti saranno colpiti da un’irregolarità che, in linea di principio, dovrebbe impedire loro di celebrare la Santa Messa. È possibile. Ebbene, mi appello a San Pio V, il quale ha affermato nella bolla «Quo primum» che in perpetuo nessun sacerdote potrà incorrere in alcuna censura per aver celebrato questa Messa. E di conseguenza, questa censura, questa condanna, se ve ne fosse una, queste censure, se ve ne fossero, sarebbero assolutamente invalide, contrariamente a quanto san Pio V ha solennemente affermato nella sua Bolla: che in perpetuo, mai, in nessun momento, un sacerdote potrà essere censurato per aver celebrato questa Santa Messa. Perché? Perché questa Messa è canonizzata, egli l’ha canonizzata in modo definitivo. Ora, un papa non può annullare una canonizzazione. Il papa può creare un nuovo rito, ma non può annullare una canonizzazione. Non può proibire una Messa canonizzata; è impossibile. Ora, questa Santa Messa è stata canonizzata da San Pio V. Ed è per questo che possiamo celebrarla con completa serenità, con piena sicurezza, e persino con la certezza che, celebrando questa Messa, professiamo la nostra fede, la alimentiamo e alimentiamo la fede dei fedeli. Questo è il modo migliore per alimentarla, ed è per questo che procederemo tra pochi istanti con queste ordinazioni.
Certo, desidereremmo ricevere una benedizione, come avveniva in passato, dalla Santa Sede: le benedizioni venivano impartite da Roma ai neo-ordinati. Ma crediamo che il buon Dio sia presente, che veda ogni cosa, e che benedica anche questa cerimonia che stiamo celebrando, e che un giorno ne farà scaturire i frutti che certamente desidera, e che ci aiuterà senza dubbio a conservare la nostra fede e a custodire la Chiesa. Chiediamo questo in particolare alla Beata Vergine Maria, a San Pietro e a San Paolo, oggi. Chiediamo alla Beata Vergine Maria, che è la Madre del sacerdozio, di ottenere per questi giovani la vera grazia del sacerdozio, di ottenere per loro lo Spirito Santo, che fu donato per mezzo di Lei agli Apostoli nel giorno di Pentecoste. E chiediamo a san Pietro e a san Paolo di mantenere in noi questa fede in Pietro. Oh sì! Abbiamo fede in Pietro, abbiamo fede nel Successore di Pietro. Ma come Papa Pio IX ha così opportunamente affermato nella sua Costituzione dogmatica sul Romano Pontefice: il Papa ha ricevuto lo Spirito Santo non per creare nuove verità, ma per sostenerci nella fede eterna. Questa è la definizione dogmatica dell’infallibilità papale stabilita da Papa Pio IX al tempo del Concilio Vaticano I. Ed è per questo che siamo convinti che, sostenendo queste tradizioni, dimostriamo il nostro amore, la nostra docilità e la nostra obbedienza al Successore di Pietro.
*omelia per le ordinazioni sacerdotali a Ecône, 29 giugno 1976



