La risposta di Leone alla FSSPX / Le vostre opinioni

Caro Aldo Maria,

a proposito del dibattito sulla paradossale risposta inviata da Leone XIV alla FSSPX, ieri hai pubblicato un intervento del signor Ciro Patitucci [qui] che, al pari del sottoscritto, è un estimatore del santo sacerdote napoletano don Dolindo Ruotolo. Pertanto prendo spunto dalla conclusione alla quale egli è pervenuto per fornire una precisazione importante. La Chiesa che perseguitò Padre Pio da Pietrelcina e don Dolindo Ruotolo era la vera Chiesa cattolica, la quale, per ragioni misteriose e certamente per permissione divina, ha perseguitato alcuni santi, ma ha anche punito sistematicamente eretici e apostati e ha saldamente custodito il deposito della fede; la chiesa bergoglian-prevostiana è invece una falsa chiesa, che non si era ancora manifestata ai tempi di Padre Pio e di don Dolindo, e che dal 2013 perseguita senza tregua i santi, ma protegge e promuove eretici e apostati e ha calpestato, con parole e azioni di grande scandalo per i fedeli, il deposito della fede. Ci illuminano sul punto le parole di Padre Pio a don Gabriele Amorth, nel 1960: “Lo sai, Gabriele? È Satana che si è introdotto nel cuore della Chiesa e in brevissimo tempo arriverà a governare una falsa chiesa” (dall’intervista a don Gabriele Amorth riportata nel libro di José Maria Zavala “El secreto mejor guardado de Fátima”, Ediciones Martínez Roca, 2017). Padre Pio ci avvertì che ci saremmo presto trovati in presenza di due istituzioni religiose: una divina, autentica, sola Arca di salvezza, e una umana, che della prima è un’impostura ed è sorta nel suo seno per ispirazione diabolica e le si oppone. I nostri occhi oggi vedono la realtà di queste due istituzioni. Se vogliamo essere con don Dolindo, bisogna prendere risolutamente le distanze dall’istituzione contraffatta e schierarsi dalla parte della FSSPX e di quanti la sostengono. Il tempo del compromesso (che tanto danno ha portato alla Chiesa a partire dal post-concilio) è giunto al termine.

Leone Serenissimo

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Caro Valli,

non entro nel merito dell’ipocrita letterina inviata da Prevost alla FSSPX a poche ore dalla consacrazione, dopo mesi e mesi di sprezzante silenzio e dopo il rifiuto di incontrare don Pagliarani e di ascoltare le ragioni della Fraternità, analogo al silenzio opposto alla richiesta d’incontro di monsignor Viganò, che Dio lo benedica.

In ogni caso, ogni invito, tardivo e offensivo, di Prevost al dialogo si scontra con la sua castelgandolfiana dogmatizzazione (senza alcun valore magisteriale) dello sciagurato conciliabolo, come lo chiama il bravo professor Pasqualucci. Fino a quando errori e orrori conciliari non verranno chiariti e, se del caso, rinnegati, ogni dialogo è impossibile o, meglio, inutile.

La dimostrazione che è il concilio il vero pomo della discordia è dato dai vari gruppuscoli papolatri ex Ecclesia Dei, autorizzati sì, con mille restrizioni, alla vera, santa liturgia, ma impediti con minacce e ricatti vaticani a parlare del conciliabolo.

By the way, la mia totale solidarietà a Fabio Battiston [qui], con cui concordo, ingenerosamente e poco cristianamente attaccato da tale padre Nazzareno Maria [qui].

Antonio de Felip

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Caro Valli

circa la FSSPX e il rapporto con Roma, ho avuto modo di conversare con mia sorella, che ha un’esperienza di Chiesa locale affatto diversa dalla mia. Anche lei è stata educata in una famiglia cattolica, ma dal 1982 vive in un paese luterano, la Norvegia, dov’è presente una piccola ma attiva Chiesa cattolica, sorta per interessamento della regina di Svezia nella seconda metà del XIX secolo, e cresciuta nel secolo passato anche per la presenza di vietnamiti profughi dal loro paese dopo il 1975 (chi ricorda più i boat people?), poi da cittadini polacchi, a partire da 1990, e dai paesi baltici, senza dimenticare filippini e altri. Da alcuni lustri la Chiesa cattolica norvegese è guidata da vescovi autoctoni, convertiti dalla chiesa luterana.

Una chiesa, dunque, minoritaria nel paese, ma ben viva. E il commento di mia sorella è che l’iniziativa di consacrare dei vescovi senza l’approvazione del Santo Padre, motivata dal fatto che si nutrono differenti opinioni sulla dottrina cattolica, è un tipico modo di procedere delle sette protestanti: “Mi faccio la mia chiesa ad personam“.

Paolo Azzaroli

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Caro Aldo Maria,

che dire della lettera di Leone a poche ore dalle consacrazioni episcopali della FSSPX, dopo non aver risposto per mesi alla richiesta di udienza? È semplice: una trovata mediatica suggerita da qualche esperto di comunicazione, dei quali l’attuale papa ha molto bisogno considerata la sua scarsa empatia ed evidente rigidità.

Francesco Caputo

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