“Caro Gesù” / Diario dalla Chiesa in uscita. Con note finali da non perdere

Carissimi lettori, il testo che vi propongo ha una lunghezza superiore a quella media dei contributi pubblicati nel blog. Ma vi consiglio di leggerlo tutto con attenzione, fino alle note conclusive che spiegano il contesto dei fatti narrati. Fatti che sembrano incredibili e invece sono veri. Ringrazio la nostra cara Elena che scrive dall’Austria, un tempo felix Austria, ma oggi avamposto di una “chiesa in uscita” che sta affogando nelle proprie contraddizioni, con il beneplacito dei cosiddetti conservatori.

*

di Elena Martinz

Caro Gesù,

posso comprarti dal fornaio? O devo per forza andare dal prete?

Te lo domando perché da qualche settimana non possiamo più venire in parrocchia; proprio ora che il nostro parroco aveva deciso che potevo ricevere la prima Comunione.

Vuoi sapere cosa è successo? È una storia lunga, ma tu sei paziente, Gesù, e non hai nemmeno il telefonino, quindi sono certa che mi ascolterai fino alla fine.

Quando ho saputo che a catechismo avremmo fatto il cammino di preparazione alla Prima Comunione, ho chiesto alla mamma cosa fosse e lei mi ha risposto: “È il giorno più bello della vita!”.

Quando l’ho chiesto alla nonna, si è commossa, ma è subito tornata seria seria: “Mi raccomando, devi pulire bene bene la stanzetta del tuo cuore prima di farci entrare Gesù”.

Povera nonna, quando le ho raccontato come fa le pulizie il nostro parroco, si é messa le mani nei sottili capelli bianchi. Doveva essere davvero grave, perché una volta che si é fatta la piega con i bigodini, non si tocca più la testa per paura di spettinarsi.

Gesù, ora lo dico anche a te, così vediamo come reagisci; sai, la nonna è molto fissata con le pulizie, quindi magari esagera nel preoccuparsi.

Il sacerdote ci ha semplicemente rassicurati sul fatto che noi fossimo già puliti così, quindi non c’era alcun bisogno di venire spolverati, lavati e lucidati da quell’antica usanza, così cara a mia nonna, chiamata “Confessione”. Sai, Gesù, la nonna è vecchietta ed è rimasta indietro con i tempi. Il parroco infatti ci ha raccontato che la Confessione era una cosa oscura, quasi spaventosa, tipica di un passato buio, analfabeta e ignorante. In effetti, ora che ci penso, la nonna ha fatto solo le scuole elementari. Con sguardo severo, il prete ci ha mostrato una specie di grande armadio di legno in fondo alla chiesa: in mezzo si sedeva il prete tutto vestito di nero e nelle ante di fianco si inginocchiavano i poveretti come mia nonna. Chissà che paura avrà avuto, in ginocchio, al buio, a raccontare tutte le cose brutte che aveva fatto davanti a una finestrella tutta bucherellata da cui poteva intravedere solo il profilo di un’ombra scura e sconosciuta. Quando l’ho chiesto alla nonna, si è messa a ridere: “E tu non hai paura di ammettere davanti alla mamma che sei stata tu a rovesciare il brodo sulla tovaglia?”. Accidenti! A mia nonna non sfugge niente, proprio come a te. “E comunque no, la confessione non è per nulla una cosa terribile, anzi! Ti toglie un grande peso. Entri curvo, tutto rigido, sporco… ed esci diritto e leggero, pulito e come nuovo”. Gesù, fa che la tovaglia della mamma vada in quell’armadio miracoloso che si chiama confessionale! Ora che ci penso, la nonna ci va più volte al mese: forse è per questo che è l’unica in grado di togliere anche le macchie di ciliegia dalle tovaglie!

Al contrario della nonna, al prete che ci preparava alla Comunione quell’armadio proprio non piaceva e non vedeva l’ora di farlo sparire dalla chiesa. “Oggi non serve più! Anzi! Potrebbe causarvi un grave trauma entrare qui dentro. I tempi oscuri sono finiti! Finalmente la luce dello spirito ci ha mostrato quanto sia magnifica l’umanità!”. A quelle parole si è guardato intorno compiaciuto e ha continuato “Non dovete più avere paura di sbagliare. E per giunta di confessarlo a qualcuno! Poi, guardatemi, chi sono io per giudicare voi?”. Come vorrei che lo dicesse anche a mia mamma e a mio papà! “È vostro diritto essere liberi di scegliere quello che volete. La vostra coscienza ha sempre ragione!”.

Gesù, ma allora perché, dopo ogni guarigione, tu ripetevi: “Va’ e non peccare più?”. Dovresti aggiornarti prima che i sindacati dei preti ti facciano licenziare: hai già dimenticato lo sciopero di qualche domenica fa?

Se non vuoi proprio modernizzarti, allora potresti andare a predicare in un canile, invece che in chiesa. Non è uno scherzo: senti cosa ci ha detto il parroco: “La confessione non serve più a noi uomini di oggi. La tecnica, la scienza e la medicina con tutti i loro progressi hanno illuminato le nostre menti. Finalmente abbiamo compreso che non esiste più il peccato, l’inferno e tutte queste diavolerie medievali… la confessione va bene al massimo per i cani!”

Capito, Gesù?

A quel punto è scoppiato in una forte risata, aspettando che anche noi ridessimo con lui. Io, come al solito, non ho capito la battuta e quando l’ho raccontata alla mamma, si è messa a piangere. Non so se era triste per il cane o per te, Gesù. Rischi anche di essere denunciato dagli animalisti se ti circondi di pastori del genere.

Comunque lo ha fatto davvero! Il parroco ha confessato un cane. Non ci credi? Ci ha fatto vedere la foto di lui nel mezzo dell’armadio tutto contento mentre ascolta un cagnolino con la lingua a penzoloni, appoggiato con le due zampine anteriori alla finestrina bucata del confessionale. A quanto pare il nostro parroco sa parlare con gli animali, perché ci ha svelato il peccato canino: aver fatto pipì sulla colonna di marmo del duomo.

Poi ci ha mostrato come lui, essere umano magnifico, abbia assolto il peccatore a quattro zampe. Disegnando una grande croce in aria, ha pronunciato solennemente: “Ti assolvo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Povero cagnolino, non ti preoccupare, la pipì quando scappa scappa, ma la prossima volta cerca il tronco di un albero”. E giù a ridere di nuovo, tutti insieme. Tutti a parte me. Il prete, soddisfatto del suo successo, ha infine appeso un bersaglio per freccette sulla porta di legno del confessionale. Indovinando la nostra scarsa mira, avrà sperato di accelerare il lavoro dei tarli per disfarsi di quel mobile ormai inutile. Ha infatti distribuito freccette, invitandoci a tirare, mentre lui ci incitava elencandoci terribili mostri da trafiggere e formidabili eroi da imitare.

Caro Gesù, io credevo che avrebbe nominato almeno san Giorgio, o san Michele, vista la loro abilità nel conficcare il nemico. Invece ha invocato una certa Greta. Tu la conosci? Da come ne ha parlato, pare abbia sconfitto tutti i problemi dell’ambiente. Dovresti assumerla come custode del tuo giardino. Ho detto alla nonna che potrebbe invocarla quando vede i pidocchi sulle piante di cetriolo, ma non ne è stata felice.

Rivolgendosi al compagno che mi precedeva nel lancio, il parroco gli ha chiesto: “Hai rinunciato a essere accompagnato in macchina? Per tutte le volte che non sei andato in bici, tira e uccidi questo drago sputa gas serra!”.

Al mio turno di tirare, invece, mi ha guardata severa e mi ha interrogata: “Hai rinunciato alla plastica? Prendi la mira e ammazza questo grave peccato contro natura!”.

Accidenti Gesù, la nonna ti chiede sempre di liberarla dal fuoco dell’inferno, ma non avevo capito che si trattasse del riscaldamento globale!

Ecco fatta la mia prima confessione, che non è molto piaciuta né a mamma, né a papà e ancor meno alla nonna. Nonostante le sue proteste, la mamma ha deciso di farmi continuare il cammino di preparazione. “Dobbiamo obbedire ai nostri pastori. Vedrai che andrà tutto bene”.

Domani ti racconto il resto, che ora devo andare ad aiutare la nonna a togliere i bruchi dai cavoli dell’orto!

Ed eccomi di nuovo qui, Gesù, a raccontarti la seconda attività preparatoria, che prevedeva una bella gita dal fornaio per imparare a fare il pane. Dopodiché siamo andati in chiesa con i nostri panini appena sfornati e lì abbiamo fatto la scenetta dell’Ultima Cena. Ci siamo messi tutti in cerchio intorno alla tavola, abbiamo spezzato il pane, abbiamo ringraziato e poi ognuno ha dato un pezzetto a chi aveva di fianco. Avresti dovuto vedere che macello di briciole per terra, Gesù. Ci fosse stata la nonna, si sarebbe agitata. Il prete invece non ci ha nemmeno fatto caso: era tutto contento di farci provare il suo mestiere. Dovevamo dire le parole che avevi pronunciato tu quella famosa serata, tenendo il nostro pezzo di pane in alto. Ad alcuni è stato anche fatto l’applauso. “Bravi! È così che si fa! A voce alta e non bisbigliando; con un po’ di enfasi, e non in modo monotono. La gente che guarda deve stare sveglia ed essere rapita dai vostri gesti!”.

Gesù, tu lo sai che sono timida e detesto parlare in pubblico. Scusami, ma mi sentivo così a disagio che mi sono rifiutata di imitarti. Il prete ha provato a incoraggiarmi in tutti i modi: “Guarda che adesso anche le donne possono fare i preti! Forza! Prova!”. Anche la signora che è sempre col prete si è messa la tunica bianca e quella specie di sciarpa viola sulle spalle, mi è venuta vicino e mi ha fatto vedere come si fa. Per fortuna che sono bassa bassa, così riesco a nascondermi praticamente dietro a tutto e sono riuscita a passare quasi inosservata. Non ho però ricevuto nessun applauso.

Indicando una specie di cassetta delle lettere nascosta dietro una colonna, il prete ci ha poi spiegato che è lì che tengono il pane. E sì, perché ci ha svelato che in realtà il pane è solo pane. Cioè, tu non potresti mai starci dentro e il fatto che si dica che quello sia il tuo corpo è solo per finta. Un po’ come quando si dice che uno ha il cuore di pietra.

Non solo, ci ha fatto provare come dovremo stare davanti a lui o alla sua signora il giorno della Prima Comunione: essendo noi ormai risorti come te, uomini magnifici con una dignità infinita, non dovevamo assolutamente inginocchiarci come certe vecchiette, ma andare diritti, a testa alta, a prendere il pane con le mani. “Guai a chi apre la bocca e tira fuori la lingua!” ci ha ammoniti, raccontandoci poi che chi avesse osato presentarsi così davanti a lui, sarebbe tornato al posto a mani vuote. Nemmeno una briciola. Forse è per questo che la nonna si inginocchia alla Comunione: per trovare qualche briciola caduta per terra, visto che il prete non gliene darebbe neanche una. Povera nonna, lei non ha mai osato prenderti in mano. Ripete sempre che con le mani si prende il pane per far smettere di brontolare lo stomaco e non quello per far vivere l’anima. Il primo fa la muffa, il secondo no. Il primo è un cibo qualsiasi, il secondo è sacro. Lei dice che sei tu e sei un dono troppo prezioso per le sue manacce ruvide e callose. A volte mi chiedo se la nonna ed il prete parlino dello stesso Gesù. O forse hai un gemello, o un omonimo?

Gesù, forse dovrei dire al prete che non dovrebbe offendersi così tanto quando la gente come mia nonna gli va di fronte a bocca aperta e con la lingua fuori: non gli stanno mica facendo una linguaccia!

In ogni caso, ecco spiegata l’Eucarestia, o meglio, l’ultima cena. Secondo me, la nostra era un pochino diversa dalla tua, Gesù: eravamo almeno in venti, maschi e femmine, Giuda era assente, ma in compenso c’erano almeno dieci Pietro e tutti abbiamo fatto finta di essere te. Però al posto del calice di vino avevamo un bicchiere di aranciata. Gesù, io te lo ripeto: i tempi sono cambiati! Rischi di venire denunciato: non sai che è vietato dare alcolici ai minori? Ti conviene fare un banchetto a base di bevande analcoliche e ricorda di non usare i bicchieri di plastica! Altrimenti sono frecciate!

Ora, risolto il problema delle pulizie, del pane e del succo analcolico, speravo che il banchetto si concludesse con un bel dolce.

A proposito, è ora di merenda. A dopo, Gesù!

Bene, ora ti racconto il terzo incontro: niente gita in pasticceria, purtroppo. Le catechiste ci hanno portato a fare ginnastica in un posto pieno di tappeti, sui quali dovevamo inginocchiarci fino a toccare il pavimento con la fronte.

Le catechiste ci hanno spiegato che quella che a me sembrava una palestra, era in realtà una specie di chiesa. Ci hanno detto che avremmo dovuto adorare Dio facendo delle specie di flessioni al ritmo di una cantilena incomprensibile, urlata da un uomo che stava su un piccolo balcone. Doveva essere il loro parroco, anche se era vestito con una tunica lunga e portava una specie di cappello tondo sulla testa. Tra le altre cose, quel prete dalla lunga veste ci ha insegnato a pregare con strane parole che tradotte significano “Dio è grande”. La catechista ci ha detto che si pronuncia “Allah Akbar” ed è arabo.

Una volta tornati nella sala parrocchiale, il prete ha parlato con entusiasmo e stima di chi va in quella chiesa piena di tappeti. Ho scoperto che si chiama moschea e che i parrocchiani si chiamano musulmani.  Pensa, anche loro “adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini.” Questa frase l’ho presa dalle fotocopie che ci hanno distribuito e pare l’abbia scritta un papa. Il nostro parroco (quello vestito alla moda) ci ha spiegato che i musulmani e noi “crediamo nello stesso Dio, l’unico Dio, il Dio vivente, il Dio che crea i mondi e porta le sue creature alla loro perfezione, come disse il grande Karol”.

Gesù, mi puoi confermare che si tratta proprio di voi? No, perché è strano. Nonna dice che Dio è uno, ma in tre persone, come un unico trifoglio ha tre foglioline: Dio, tuo Padre, Dio tu Gesù e Dio Spirito Santo. Quindi, se adoro questo Allah, ci sei anche tu? Di croci in quella strana chiesa non ne ho vista neanche una, quindi mi è sorto un dubbio.

Comunque, dopo queste lodi ai parrocchiani musulmani, il prete ha voluto che provassimo anche noi a unirci a quel Dio che non so se sia solo uno o anche trino, imparando da loro come si fa. Dimentica le statue della tua Mamma, Gesù: niente preghiere a mani giunte. Per unirci a te dovevamo girare su noi stessi come trottole: questa rotazione continua doveva servire ad annullare il nostro io. A detta del prete, anche san Francesco, quel tuo amico ambientalista e straccione, è andato in giro per il mondo girando su sé stesso e allo stesso modo pare sia salito in cielo (nonna dice che non è vero, ma è scritto proprio qui sul foglietto. Cosa ne sa la nonna: lei non ha nemmeno fatto le scuole medie).

“Girate, girate! Sentite che vi state avvicinando a Dio?”.

Mi dispiace, Gesù, averti deluso anche questa volta: tutti quei girotondi mi hanno avvicinata solo al gabinetto. Mi girava tantissimo la testa e mi è venuto da vomitare.

Quel giorno sono tornata a casa molto triste Gesù. Se per unirmi a te devo mangiare pane, bere aranciata e poi girare su me stessa svariate volte, mi sa che avrò bisogno di portarmi un sacchetto anti-vomito per non sporcare il vestito bianco che la mamma sta cucendo con la nonna.

Quando l’ho detto alla mamma, lei è quasi svenuta, poi ha tirato fuori delle carte ed è uscita di casa sbattendo la porta.

Una settimana dopo è arrivata una busta con il timbro della diocesi. Dopodiché non siamo più andati in parrocchia.

Gesù, sono giorni che mamma e papà discutono per via di questa lettera… ed è tutta colpa mia. Così, questa notte, ho deciso di cercarla tra i documenti che papà tiene nel suo cassetto super-privato.

Scusami, Gesù, ma voglio capire cosa ci sia di così grave nel vomitare…

Il vescovo ha scritto a mamma e papà che se non gli danno una parte del loro stipendio, lui non ci dà né pane, né vino, né aranciata, né freccette da tirare contro il confessionale. Mio fratello maggiore non può nemmeno più fare l’educatore in parrocchia e se uno della nostra famiglia muore, niente funerale in chiesa.

La mamma è molto arrabbiata: forse potrei suggerirle di chiedere al prete con la tunica lunga che ci ha fatto pregare facendo le flessioni. Visto che lui non ti ha mai nominato, Gesù, forse non pretende soldi. O ci fa lo sconto, perché crede in un Dio uno e basta.

Non credevo che anche tu, Gesù, fossi in vendita. Avevi dato un sacco di pane e pesce gratis a tantissima gente, avevi guarito un mare di malati anche gravi senza farti pagare, avevi invitato a quella famosa cena i tuoi amici e non mi risulta che tu abbia mai chiesto loro il conto. O forse gli evangelisti hanno dimenticato di includere il listino prezzi accanto alle tue prestazioni. Oppure ha ragione il prete alla moda: papà e mamma devono pagare il pane che il vescovo compra dal fornaio e tu non c’entri niente.

 

In ogni caso è un grosso guaio: non potrò più fare la Prima Comunione perché la mamma e il papà non pagano il vescovo.

Non ci credi, Gesù? Invece è proprio così. Sulla lettera c’è una frase scritta in grassetto, subito sopra la firma del vescovo: scomunica per apostasia, scisma o eresia (can. 1364 CIC).

Mi è sembrata una parola terribile: scomunica. Sono andata a vedere sul vocabolario e significa proprio “escluso dalla comunione”.

Oh Gesù, questo è un vero disastro! Come farò a dirlo alla nonna!?  Non fa che raccontarmi quanto sia importante quel giorno in cui tu, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità entrerai nel mio piccolo cuoricino, sotto le apparenze di un piccolo pezzo di pane.

Non è che per caso posso comprarti dal fornaio qui vicino?

Papà non mi dà la paghetta, ma il fornaio mi conosce e mi regala sempre qualcosa: magari lui mi regala anche te, senza che il vescovo lo venga a sapere…

Note non marginali

Carissimo Aldo Maria,

ricordo che i fatti raccontati sono realmente accaduti qui in Austria, dove viviamo, e che la nostra “fedina” ecclesiale è macchiata dalla scomunica sopracitata a causa del mancato versamento della Tassa ecclesiastica (meglio nota sotto il nome di Kirchensteuer o Kirchenbeitrag).

A chi si ostina a giustificare tale pratica come qualcosa di relativo solamente alle chiese nazionali di lingua tedesca, rispondo con le parole pronunciate dal cardinale Müller durante un’intervista pubblicata da kath.net nel 2021. Alla domanda se fosse possibile che singole “Chiese nazionali” cattoliche potessero preservare una propria autonomia pur riconoscendo il papa, egli risponde: “No, questo sarebbe la distruzione della Chiesa di Cristo e del credo cattolico. L’essenza della Chiesa dell’epoca della salvezza definitiva, manifestatasi nell’evento della Pentecoste, è proprio che la fede unisce ciò che la nazionalità divide”.

Ricordo anche che, nonostante i molti appelli a Roma da parte dei fedeli (compresi i sottoscritti), la nostra scomunica, con tutte le sue conseguenze, rimane (qui il link per gli increduli: https://www.uibk.ac.at/de/praktheol/kirchenrecht/teilkirchenrecht/oebiko/kirchenaustritt_3a/).

I vescovi scomunicanti sono tutti al loro posto ed i sacerdoti come quello sopracitato anche. Considerando le convinzioni e le intenzioni di tali (falsi) pastori, non abbiamo forse il diritto di dubitare della validità dei sacramenti, che ormai non possiamo più comunque ricevere?

Ulteriore riflessione da parte di una ignorante come me:

– Paghi e sei in Comunione con la Chiesa, quindi puoi ricevere i sacramenti, indipendentemente da tutto il resto. Anzi, nei foglietti che promuovono il pagamento della retta distribuiti dalla diocesi si enfatizza il fatto che chi commette atti impuri (con esempi annessi) non si deve assolutamente sentire escluso.

– Se non paghi, sei scomunicato e non puoi ricevere i sacramenti: niente matrimonio con un cattolico pagante, niente unzione degli infermi, niente funerale, niente Eucarestia, niente confessione (cito testualmente la lettera: I confessori ai quali un penitente uscito dalla Chiesa chiede l’assoluzione possono concederla soltanto a condizione del ritorno nella comunione ecclesiale con tutti i diritti e i doveri (attraverso lo svolgimento di una procedura di riammissione) entro un termine stabilito non superiore a tre mesi). Si perde inoltre la possibilità di fare da padrino o madrina di Battesimo/ Cresima, di lavorare in diocesi o di fare volontariato nelle strutture diocesane.

– Se ottengo un bene solo previo pagamento, significa che sto acquistando qualcosa, sto comprando quel bene che quindi è in vendita. Ora, secondo il Codice di diritto canonico, al canone 1380 (nella numerazione del Codice del 1983): “Comprare o vendere cose spirituali o uffici ecclesiastici é definita simonia. Essa è considerata un delitto canonico e la pena varia secondo il caso (ad esempio interdetto, sospensione o altre pene previste dal diritto canonico)”.

Eppure, ad oggi, nonostante numerosi cardinali e addirittura papi fossero ben al corrente della problematica, in quanto appartenenti essi stessi a quel sistema di compravendita ecclesiale, nulla è stato fatto per dissolvere dubbi e preoccupazioni dei fedeli.

Si procede con il solito spirito “conciliare”, lo stesso che ha ispirato queste parole al papa tedesco (quindi totalmente consapevole e complice del sistema di cui sopra): “Nutro in verità forti dubbi, che il sistema della Kirchensteuer, così com’è, sia giusto. Non intendo dire che non debba esserci alcun tipo di sostegno economico della Chiesa da parte dei fedeli, ma la scomunica che viene impartita automaticamente a chi non paga non è a mio avviso sostenibile” (citazione tratta dal libro “Benedetto XVI. Ultime conversazioni” di Peter Seewald). Forti dubbi ai quali però non si è data alcuna importanza. Nemmeno da papa ha preso provvedimenti in merito, lasciando così i fedeli nello stato di scomunicati, quindi privati di tutti i sacramenti. Non si parla di quisquilie, ma degli strumenti di salvezza che Nostro Signore Gesù Cristo ha lasciato alla sua Chiesa con un mandato preciso e un monito severo. “Gratuitamente avete ricevuto e gratuitamente date”. Eppure, anche un successore di Pietro ha relegato con troppa leggerezza tale questione a un trafiletto di intervista giornalistica da pubblicare su un libro divulgativo. Personalmente, mi sono sentita molto tradita e quello è stato uno dei tanti punti di partenza del mio cammino di “discernimento” tra mercenari e pastori.

Ultima considerazione: due dei nostri figli hanno ricevuto i sacramenti dalla chiesa conciliare e, in alcuni casi, abbiamo avuto forti dubbi riguardanti la loro validità (parole della consacrazione cambiate, gesti e materia diversi da quelli a cui eravamo abituati…). Ma chi eravamo noi per capire e giudicare, ignoranti come ci hanno cresciuti?

Dopo essere approdati nel mondo conservatore, abbiamo esposto ai loro capofila tali dubbi. Questi ultimi ci hanno consigliato di far ricevere i sacramenti ai rimanenti figli da sacerdoti e vescovi di loro fiducia e, a loro giudizio, di “comprovata ortodossia”, in condizioni di semi-clandestinità, quasi dovessimo rimanere un po’ nascosti dallo sguardo inquisitore del “cupolone”.

Questi laici che ci guidavano con autorità quasi vescovile non si fidavano forse dei vescovi delle nostre diocesi (natali e di residenza), regolarmente consacrati e in comunione con Roma?

Perché non facevano che consigliarci di allontanarci dalle nostre parrocchie, se andava tutto bene e nulla era cambiato?

Perché sussurrarci in segreto i nomi dei sacerdoti che celebravano clandestinamente la messa vetus ordo, se tanto era sostanzialmente uguale a quella celebrata novus ordo? Fare ore di strada ogni domenica, con figli piccoli e disabili al seguito, per un solo capriccio estetico non era un tantino esagerato?

Perché dirci che era meglio non andare a messa, piuttosto che frequentare la nostra parrocchia transgender (nonostante fossero al corrente che la Fraternità San Pio X celebrasse a pochi chilometri da casa nostra)?

Questi erano i consigli (anche se suonavano più come ordini) del mondo conservatore che oggi accusa la Fraternità di “non usare le ostie consacrate nelle messe celebrate con il rito di Paolo VI” e di “reiterare le cresime conferite col rito riformato”.

Totalmente disperati e stanchi, siamo approdati alla Fraternità San Pio X, che non ci ha chiesto nulla. Siamo stati noi a chiedere loro se fosse necessario “ricevere ex novo” alcuni sacramenti sui quali nutrivamo ormai forti dubbi. Dopo un’analisi attenta e prudente da parte loro, ci è stato risposto che no, non era necessario. Solo in casi palesemente molto gravi relativamente alla validità, la FSSPX è disposta a concedere la grazia del sacramento e, si badi bene, non a reiterare o rifare un sacramento già conferito. In caso di invalidità, infatti, il fedele non ha mai ricevuto la grazia legata a quel sacramento.

Per concludere, lo chiedo ancora una volta (l’ennesima ormai) a Roma, ai vari canonisti da tastiera e a chiunque voglia rispondere: ora, dal primo luglio, avremo la doppia scomunica per scisma, in quanto frequentiamo regolarmente il Priorato della FSSPX e rifiutiamo di finanziare l’apostasia della chiesa sinodale (si veda sopra la scelta della mamma e del papà di smettere di pagare la tassa, dopo un ventennio di contributi regolarmente versati).

Come funziona l’aritmetica nel codice di diritto canonico? Si sommano, condannandoci a essere gli unici residenti di un inferno che altrimenti sarebbe vuoto e addirittura inesistente? Della serie: lo aprono solo per noi. O si annullano a vicenda?

Ancora, non ci si nasconda dietro allo slogan conservatore che separa “la chiesa tedesca” dal resto, perché parlare di nazionalizzazione è insensato in una realtà che, per sua natura, è universale e che oggi viene continuamente definita sinodale.

Per finire, in tempi di mondiali, vi propongo un rompicapo.

Giovanni Paolo II mostra il cartellino rosso per un sedicente fallo commesso dai giocatori di Écône. Benedetto XVI analizza il fallo e decide che in realtà si trattava di un’azione regolare in quell’area del campo. Per questo fa rientrare i giocatori espulsi e stabilisce che quel tipo di azione non è fallo. Di conseguenza viene attaccato e insultato ferocemente dalla curva romana (lo scrive lui stesso nella “Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica riguardo alla remissione della scomunica dei quattro vescovi consacrati dall’arcivescovo Lefevbre”). Francesco concede poi ai giocatori di Écône addirittura di tirare qualche calcio di punizione (matrimoni, confessioni…) per aiutare la squadra ormai sfinita dagli infortuni e con i migliori giocatori in panchina. Infine, Leone XIV minaccia di nuovo di sanzionare con il cartellino rosso i giocatori di Écône per la stessa condotta di gioco che secondo Benedetto XVI non era punibile.

È ora che i tifosi invadano il campo e chiedano chiarezza al Giudice di gara.

Con grande stima per il tuo lavoro, caro Aldo Maria, e sincero affetto.

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