Opinione / Giornaloni mainstream e cattoconservatori al servizio della menzogna

di Andrea Carancini

Caro Valli,

devo fare una correzione a un mio commento che le avevo inviato qualche giorno fa: in quel commento avevo definito l’appello del papa alla Fraternità San Pio X, rivolto il giorno prima delle consacrazioni, come “velleitario”. No, non è stato velleitario bensì cinico: funzionale alla lapidazione mediatica della Fraternità da parte dei media mainstream. Vedete, hanno scritto i giornaloni, il papa ha cercato fino all’ultimo di far ragionare i “ribelli” ma questi ultimi non hanno sentito ragioni. Contro la Fraternità si è schierato, oltre ai tg, tutto il pattuglione dei quotidiani nazionali, sia di destra che di sinistra (a dimostrazione del fatto che queste categorie, di destra e di sinistra, non significano più niente). Addirittura, secondo il quotidiano “La Repubblica”, gli stessi seguaci di monsignor Lefebvre si sarebbero autodefiniti “ribelli” (una palese menzogna: basta leggere anche l’ultima lettera al papa di don Pagliarani per capire che non è certo lo spirito di ribellione che anima la Fraternità ma solo la salus animarum).

Audietur et altera pars, dicevano i latini: ascoltare l’altra campana; registrare anche il punto di vista della Fraternità. Questo avrebbero dovuto fare i media mainstream se fossero in buona fede, ma nessuno lo ha fatto. Naturalmente, in prima fila nella predetta opera di lapidazione troviamo i cosiddetti “cattolici conservatori”. Tra costoro, non possiamo non menzionare il professor Roberto de Mattei. Il blog “Messa in latino” ha ospitato un intervento in cui il professore si è avventurato in una ricostruzione a senso unico delle trattative del 1988, in base alla quale monsignor Lefebvre appare come l’unico responsabile della rottura tra il Vaticano e la Fraternità. Tutto ciò si somma ai velenosi articoli del 2021, in cui De Mattei attaccava pesantemente monsignor Viganò. Personalmente, ho capito da un pezzo da che parte stanno questi catto-conservatori: sempre dalla parte dei poteri forti e, in politica estera, sempre dalla parte di Israele e degli Stati Uniti.

A proposito degli Stati Uniti: ho letto sul televideo un messaggio del papa rivolto alla sua patria natale, gli Stati Uniti. In tale messaggio, il pontefice, oltre a elogiare gli immancabili “migranti”, chiede a Dio di benedire l’America “affinché gli ideali della Dichiarazione [di indipendenza] continuino”.

Se gli ideali dei “padri fondatori” devono continuare, si vede che, nell’ottica del papa, sono tuttora in atto. Abbiamo visto, nel corso degli ultimi duecentocinquant’anni quali erano – e quali sono – questi ideali: seminare morte e distruzione in tutto il mondo (da ultimo, i seicentomila morti nella Striscia di Gaza). Sono proprio gli Stati Uniti, infatti, ad averci resi edotti del fatto che la guerra è il più redditizio dei business: “War is a Racket”, scriveva già nel 1935 il generale Butler. Scrive Wikipedia: “In ‘La guerra è un racket’, Butler cita diversi esempi, perlopiù risalenti alla prima guerra mondiale, in cui gli industriali, le cui attività erano sovvenzionate da fondi pubblici, riuscirono a generare profitti considerevoli, guadagnando sulla sofferenza umana di massa”.

Tutto questo rimane, ancora oggi, il principale business dell’Occidente, quell’Occidente tanto amato dai predetti catto-conservatori. Rispetto a tutto questo, ritengo che un cattolico, per rimanere tale, debba provare un sano orrore per i predetti poteri forti, e quindi frequentare centri di messa non sospetti di simpatie per i plutocrati occidentali.

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