Immigrazione e scomuniche. Spunti di riflessione
di Mauro E. Marsili
Carissimo Valli,
mi permetto di proporle due minimi spunti di riflessione d’attualità, uno sull’immigrazione e l’altro sulle recenti scomuniche.
Immigrazione
A mio avviso in Italia il Leitmotiv della “Santa Immigrazione” propugnato dall’attuale gerarchia cattolica si basa troppo spesso su un malcelato e malposto complesso di colpa.
Alla base sembra esservi il ragionamento – fin troppo elementare – che anche moltissimi nostri connazionali sono dovuti emigrare per sopravvivere. Parliamo dei grandi flussi migratori iniziati nella seconda metà del XIX secolo e continuati fino al secondo dopoguerra, principalmente con destinazione le Americhe, l’Europa e l’Australia.
Su questo bisogna fugare ogni ipocrita e smielato equivoco: non un italiano è entrato in Brasile, in Argentina o negli Stati Uniti (o in altri Paesi d’accoglienza) che non avesse con sé un regolare contratto di lavoro. Dall’Italia non si partiva con barconi di mercanti umani, ma con navi di linea su cui ci si poteva imbarcare solo con regolari documenti e valido contratto presso un preciso datore di lavoro. Quelli che non ne erano in possesso, venivano respinti e rimandati indietro con le stesse navi che li avevano trasportati. Ellis Island o la Hospedaria dos Imigrantes do Brás sono solo due luoghi emblematici, che raccontano questa dura, ma dignitosissima storia dell’emigrazione italiana a New York o San Paolo.
Comparare i nostri connazionali emigrati con gli immigrati che raggiungono oggi illegalmente l’Italia è un grave errore storico, prima ancora che uno stupido luogo comune.
Scomuniche
Altro spunto di discussione, questo circa le scomuniche di pochi giorni fa.
A mio avviso è ragionevole nutrire dubbi su chi si stia effettivamente allontanando dalla Chiesa, se si considera quanto accaduto l’11 febbraio 2013. Da quel giorno, in cui un Papa inspiegabilmente (e, aggiungo, secondo me ingiustificabilmente) si dimise, sono seguiti un Papa che ha mutato di 180 gradi l’indirizzo della Chiesa e il suo successore, che sembra volerlo seguire su tale strada. Perché Benedetto XVI abdicò? Perché da allora si è impresso un cambiamento così radicale e per tanti di noi così incomprensibile? Chi e/o che cosa è intervenuto? E a quale fine? Queste sono domande a cui io non so – o forse non voglio – dare risposta, ma meriterebbero un’approfondita riflessione.
Unico blando motivo di speranza è il fatto che l’attuale Pontefice è in carica da poco più di un anno e dunque ha ancora il tempo necessario per riprendere la vera e giusta via, che è solo la sequela di Nostro Signore Gesù Cristo, con l’aiuto e l’intercessione della Santa Vergine Maria.
Ancora un immenso grazie per il suo instancabile, benemerito lavoro!



