In Austria c’è un movimento di preti apertamente disobbedienti, ma nessuno li ha mai toccati

Caro Valli,

vorrei portare alla sua attenzione il “movimento dei parroci” austriaco, fondato ormai nel 2005 col seguente programma.

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Noi sacerdoti osserviamo con profonda preoccupazione e crescente insoddisfazione il modo in cui i responsabili della guida delle Chiese locali e della Chiesa universale stanno attualmente affrontando le grandi questioni aperte e i problemi della nostra Chiesa:

  • il futuro delle comunità parrocchiali, che devono rimanere di dimensioni gestibili nonostante il continuo calo del numero dei sacerdoti
  • il diritto e l’aspirazione di tutti i battezzati alla celebrazione dell’Eucaristia e degli altri segni sacramentali di salvezza
  • la vocazione di tutti i cristiani alla corresponsabilità e alla partecipazione attiva nel plasmare il cammino della Chiesa
  • la crisi del sacramento della penitenza;
  • i problemi pastorali e umani e i conflitti di coscienza ad essi connessi in relazione al diritto matrimoniale vigente nella Chiesa latina;
  • la stagnazione negli sforzi per l’unità e la comunione eucaristica delle Chiese cristiane.

In virtù della nostra responsabilità verso le nostre comunità e in solidarietà con i numerosi fratelli e sorelle cristiani preoccupati, desideriamo contribuire affinché i problemi urgenti vengano affrontati con maggiore apertura e trovino finalmente soluzioni accettabili.

Per dare maggiore forza alle nostre richieste, stiamo lavorando – al di là dei confini diocesani – alla creazione di una rete tra tutti coloro che condividono le nostre preoccupazioni. Poiché non pochi di noi hanno grandi difficoltà ad accettare questa situazione, vogliamo sostenerci a vicenda nella difficile ricerca di soluzioni pastorali adeguate.

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Nel giugno 2011 il movimento ha lanciato il seguente “appello alla disobbedienza” sottoscritto da oltre 350 sacerdoti e diaconi permanenti:

  1. D’ora in poi, in ogni funzione religiosa, pronunceremo una preghiera di intercessione per la riforma della Chiesa. Prendiamo sul serio il versetto biblico: «Chiedete e vi sarà dato». Davanti a Dio vige la libertà di parola.
  2. In linea di principio, non negheremo l’Eucaristia ai fedeli di buona volontà. Ciò vale in particolare per i divorziati risposati, per i membri di altre Chiese cristiane e, in alcuni casi, anche per coloro che hanno lasciato la Chiesa.
  3. Eviteremo, per quanto possibile, di celebrare più volte la Messa la domenica e nei giorni festivi, o di ricorrere a sacerdoti di passaggio o non residenti. Meglio una celebrazione della Parola organizzata autonomamente che tournée liturgiche con sacerdoti ospiti.
  4. D’ora in poi considereremo la liturgia della Parola con distribuzione della Comunione come una «celebrazione eucaristica senza sacerdote» e la chiameremo tale. In questo modo adempiamo all’obbligo domenicale in un periodo di carenza di sacerdoti.
  5. Ignoreremo anche il divieto di predicare imposto ai laici con una formazione adeguata e agli insegnanti di religione. Proprio in tempi difficili è necessario annunciare la Parola di Dio.
  6. Noi ci impegneremo affinché ogni parrocchia abbia un proprio responsabile: uomo o donna, sposato o non sposato, a tempo pieno o part-time. Ma non attraverso fusioni parrocchiali, bensì attraverso una nuova visione del sacerdozio.
  7. Coglieremo quindi ogni occasione per schierarci pubblicamente a favore dell’ammissione delle donne e delle persone sposate al sacerdozio. Li consideriamo colleghi benvenuti nel ministero pastorale.

Del resto, ci sentiamo solidali con quei colleghi che, a causa di un matrimonio, non possono più esercitare il loro ministero, così come con coloro che, nonostante una relazione, continuano a svolgere il loro servizio sacerdotale. Entrambi i gruppi, con la loro decisione, seguono la propria coscienza – proprio come facciamo noi con la nostra protesta. Vediamo in loro, così come nel Papa e nei vescovi, i «nostri fratelli». Non sappiamo cosa si intenda, oltre a questo, per «confratello». Uno solo è il nostro Maestro, ma tutti noi siamo fratelli e sorelle (se si tratta di cristiani, ovviamente). Per questo vogliamo alzarci in piedi, per questo vogliamo impegnarci, per questo vogliamo pregare. Amen.

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Tra i firmatari risultava anche l’attuale vescovo di Vienna Josef Grünwidl, che ritirò il suo appoggio solo alcuni anni fa dichiarando: “Francesco con le sue idee ed iniziative ci ha ormai superato”.

Questo movimento è passato indenne attraverso tre pontificati estendendosi anche ad altri paesi (vedi per esempio l’analogo movimento Noi siamo Chiesa in Italia).

Chi sono dunque i disobbedienti?

Ferdinando Rieco

 

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