Don Dolindo, la fine dei tempi e il Pontefice dell’amore

Nulla di quanto è scaturito dalla penna di don Dolindo deve andar perduto. È un santo sacerdote! Padre Pio da Pietrelcina

di Leone Serenissimo

Caro Aldo Maria,

ho letto con viva attenzione il contributo del signor Carlo Foresti [qui], il quale ha elencato alcuni elementi che rendono indubbiamente contraddittorio il pontificato di Paolo VI. L’articolo, a mio parere, continua e sviluppa, in un ideale collegamento, un altro contributo apparso alcuni anni fa, sempre sul tuo blog [qui] . Il signor Foresti termina il suo intervento con queste parole: “Il nostro auspicio finale e la nostra preghiera incessante è che la Provvidenza ci doni, un giorno, un papa che metta davvero mano alla restaurazione della vigna del Signore, recisa alle radici della Tradizione. (…) Solo così potremo tornare a respirare a pieni polmoni l’aria pura e incorruttibile della Fede di sempre”.

Desidero offrire un approfondimento proprio riguardo alla necessità indispensabile che alla guida della Chiesa del XXI secolo stia un papa che riporti le cose allo stato precedente alla spaventosa sovversione compiuta attraverso il Concilio Vaticano II e che ristabilisca nuovamente la rotta, che è stata persa dopo più di sessant’anni di problemi al governo del timone.

Leggendo alcuni anni fa il Commento alla Sacra Scrittura del servo di Dio don Dolindo Ruotolo (sacerdote la cui fama di santità ha ormai da tempo valicato i confini dell’Italia), mi imbattei nell’annuncio della futura comparsa di un papa che avrebbe restaurato la dottrina, la liturgia e il culto dell’unico vero Dio e sotto la cui guida il cristianesimo avrebbe conosciuto il trionfo su tutta la Terra, portando così a compimento la seconda domanda contenuta nella preghiera del Padre nostro.

Il Pontefice della restaurazione o, come lo chiama don Dolindo, il Pontefice dell’amore, emerge in più parti del Commento. Ho in seguito scoperto che prima di don Dolindo anche altri santi e beati ne avevano parlato e lo avevano annunciato, ma a mio avviso la presentazione che di lui fa don Dolindo è la più bella, la più completa, la più significativa ed è biblicamente giustificata. Don Dolindo lo descrive con abbondanza e minuzia di particolari e dipinge un ritratto dettagliato della sua persona, in modo che egli possa essere immediatamente riconosciuto dai fedeli, quando il Signore lo porrà alla guida della Chiesa.

L’impulso a comporre il presente studio sulla figura di questo papa era sorto in me dal desiderio di infondere una sicura speranza al signor Paolo, che in un suo intervento di un anno fa, sempre su questo blog [qui], confessava la sua afflizione per il fatto che “non vedremo un vero papa nel corso della nostra vita”. Avrei voluto compiere la mia opera di soccorso in tempi brevi, ma solo recentemente mi sono sentito capace di rivolgermi al signor Paolo con un discorso chiaro, ordinato e adeguatamente documentato. Spero che mi vorrà perdonare il ritardo.

Non dobbiamo mai dimenticare che il Signore “è fedele alle sue promesse” (Sal 145,13) e come nel corso dell’Antica Alleanza Dio “molte volte e in diversi modi” (Eb 1,1) intervenne per salvare dalla rovina il suo “figlio primogenito” (Es 4,22), Israele, così in questo tempo, al “momento favorevole” (2Cor 6,2), interverrà per liberare la “sposa dell’Agnello” (Ap 21,9), la Chiesa, dai nemici che la stringono d’assedio (cfr. Ap 20,9). Sarà attraverso la missione del Pontefice dell’amore che visibilmente ogni uomo della Terra potrà ammirare il meraviglioso compimento della grande promessa di Gesù Cristo nei confronti della Chiesa: “Le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16,18).

Un preambolo si rende necessario per capire il tempo e lo scenario all’interno dei quali si muoverà il Pontefice dell’amore. Quest’ultimo sarà inviato da Dio sulla fine del quinto periodo della vita della Chiesa.

Don Dolindo distingue sette periodi della vita della Chiesa, dalla sua nascita alla fine del mondo (cfr. commento a Lc, 4). La fine del quinto periodo coincide con la fine dei tempi (o gli ultimi tempi) e porta con sé una grande guerra di sterminio, mentre la fine del 7° periodo corrisponde alla fine del mondo e vede l’ascesa e la caduta del regno dell’anticristo. «Sono due periodi che bisogna ben distinguere per capire il misterioso significato del Sacro Testo, e per tener conto dell’esegesi comune dei Padri e dei Dottori della Chiesa» (dal commento ad Ap, 11). Dalla fine del quinto periodo e per tutto il sesto si assisterà al trionfo della Chiesa in terra, mentre con la conclusione del settimo periodo comincerà il trionfo della Chiesa in cielo. Come diventa quindi chiaro, fine dei tempi e fine del mondo non sono fra loro sinonimi, pur essendo due epoche della storia dell’umanità accomunate da quattro tratti distintivi: apostasia delle nazioni, vizio dilagante, correnti di errori che avvelenano il mondo, persecuzione contro la Chiesa. Secondo don Dolindo (che scrive i commenti nei quali si trovano i riferimenti al Papa dell’amore in un arco compreso tra il 1930 e il 1944) noi ci troviamo precisamente alla fine dei tempi e il passaggio dal quinto al sesto° periodo della vita della Chiesa dovrebbe essere imminente. Alla devastazione conseguente alla grande guerra di sterminio, seguiranno prima una conoscenza profonda della Parola di Dio e poi una feroce persecuzione della Chiesa, della durata di tre anni e mezzo: «Stando all’origine delle visioni di S. Giovanni, è evidente che questa mistica e meravigliosa misura che distinguerà nettamente i veri cristiani dal mondo e dallo spirito del mondo (…) avverrà dopo i grandi flagelli che colpiranno la terra, dopo la terribile guerra e dopo che il libriccino tenuto in mano dall’Angelo sarà stato divorato dalla Chiesa, rappresentata nel Sacro Testo da San Giovanni. È chiaro cioè che immediatamente dopo la grande guerra, che avrà fatto strage degli uomini con le locuste e la cavalleria, ossia con gli areoplani, le artiglierie e le mitragliatrici, la Sacra Scrittura diventerà cibo delle anime, e le formerà a tale santità, che Dio potrà effondere in loro torrenti di grazie e di doni Eucaristici, e formare di esse il suo regno d’amore, opposto nettamente al mondo persecutore e tiranno, che per tre anni e mezzo dopo la guerra infierirà contro la città santa, cioè contro Roma e la Chiesa. Sarà proprio questa persecuzione purificatrice che farà distinguere maggiormente i veri fedeli dal mondo paganeggiante e scellerato» (dal commento ad Ap, 11). «La Legge di Dio dimenticata dalla maggior parte degli uomini, la parola viva delle Scritture sconosciuta dai cristiani e massacrata dagli eretici, sarà ritrovata, cioè sarà tratta dai tesori della Chiesa e sarà conosciuta, approfondita, meditata, suscitando nel popolo una grande allegrezza, riformando i costumi, rinnovando la vita cristiana, e spingendo i governanti delle nazioni alla penitenza» (dal commento a 2Re, 22).

Ecco che nel corso della persecuzione alla Chiesa e al principio della profonda riforma delle coscienze degli uomini, apparirà il Pontefice dell’amore, che nella sua missione sarà affiancato da un uomo politico di altissima levatura morale e spirituale: «Dopo di aver parlato della mistica misura del Tempio e dell’Altare, e delle genti che calpesteranno la città santa per quarantadue mesi, Dio parla improvvisamente e senz’altra presentazione, per così dire, di due testimoni suoi che profeteranno, vestiti di sacco, per milleduecentosessanta giorni, ossia esattamente per tre anni e mezzo. (…) Dio determina chi sono questi due testimoni con un’allusione ad una profezia di Zaccaria dicendo: Questi sono i due ulivi e i due candelieri posti innanzi al Signore della terra. Si tratta della visione del candeliere d’oro e delle lampade, e bisogna riportarsi ad esse per approfondire il senso delle misteriose parole udite da S. Giovanni a proposito dei due testimoni. (…) Dunque i due ulivi rappresentano un capo civile e un capo religioso, un Re e un Sommo Sacerdote, che avrebbero compiuto la restaurazione d’Israele. Questa restaurazione era tipo di quella che doveva avvenire nella Redenzione, e poi negli ultimi tempi (…). Nella restaurazione degli ultimi tempi, che, come le altre due, avverrà non per mezzo di un esercito né con la forza, ma per virtù dello Spirito Santo, è evidentissimo che i due ulivi, i due testimoni visti da S. Giovanni, sono un capo religioso e un capo civile, un Papa e un Re. (…) Gesù Cristo o un Angelo parlano dunque a S. Giovanni dei due testimoni della gloria di Dio che restaureranno il mondo e la Chiesa contro i perfidi che avranno sconvolto l’uno e avvilita l’altra; parlano di un gran Re e di un gran Papa che, d’accordo, dopo la terribile guerra, daranno alla terra la pace col pieno trionfo della Chiesa» (dal commento ad Ap, 11).

Il quadro della fine dei tempi avrà una duplicazione alla fine del mondo, quando i due testimoni saranno Enoc ed Elia e ogni forma del male che avrà agito sulla faccia della Terra dall’inizio della storia dell’uomo sarà attratta e condensata nella persona dell’anticristo.

In questo studio non ci occuperemo della figura del capo civile, il gran Re, come lo chiama don Dolindo, ma ci soffermeremo su quella del Pontefice dell’amore.

Il Papa dell’amore sarà un uomo forte e risoluto, che confiderà soltanto in Dio (cfr. Ger 17,5) e respingerà ogni compromesso con il male (cfr. 1Ts 5,22): «Ezechia significa fortezza del Signore, Dio mia forza, preso e sostentato dal Signore; egli è figura di un gran Papa che sarà restauratore della pietà cristiana, e che abbatterà con grande energia tutto quello che non è conforme allo spirito liturgico della Chiesa. (…) L’opera iniziata già da Pontefici forti, vedrà il compimento sotto un Papa pieno della fortezza di Dio, il cui appoggio sarà soltanto il Signore. Il male, figurato da Sennacherib, il roveto di distruzione, il desolatore, non cesserà di tendere le sue insidie alle anime ed alla Chiesa, manifestandosi con estrema violenza. (…) Per un momento il regno del male si avanzerà come Sennacherib, con tutte le sue forze, ma si troverà di fronte al carattere cristiano rinnovato e fiero, e di fronte al Papa, forte della potenza di Dio» (dal commento a 2Re, 18). «Questo papa è il vero forte, preso e sostenuto da Dio, che stabilendo in Dio solo la sua fortezza, determina una restaurazione morale in quei popoli che sembravano destinati alla rovina» (dal commento a 2Cr, 29).

Don Dolindo passa in rassegna il programma che il Papa dell’amore attuerà:

1°) Restaurerà il culto divino. «Non bastano più i governi a dipanare l’imbrogliata matassa, dovuta all’avidità del guadagno ed alla materialità della vita, dovuta soprattutto al peccato; occorre la mano forte di un Papa capace di risanare il male nella radice, riconducendo gli uomini alla Fede, formandone un solo ovile con un sol Pastore. Mai come ora si toccano con mano le parole di Gesù Cristo: Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, ed il resto vi sarà dato per sovrappiù. (…) Nella crisi spaventosa del mondo, che cresce sempre e non accenna a diminuire, solo la voce dello spirito, la voce di Dio, la ricerca del suo regno, potrà essere un rimedio efficace; perciò a somiglianza di Ezechia, il Papa dell’amore riaprirà le porte della Casa di Dio alle avvilite generazioni. Le porte della Casa del Signore infatti sono chiuse per la maggior parte degli uomini, la Fede languisce nei cuori, ed è addirittura assente in tante anime. Le vaste chiese innalzate dai nostri padri sono deserte; la massa non vi entra. (…) Il Papa dell’amore, risuscitando nei cuori la Fede, riaprirà le porte della Casa di Dio alle masse del popolo, ristabilendo il dovere della pubblica preghiera da parte di tutti. Questo Papa, eletto con particolare provvidenza, vero Ezechia, preso e sostenuto dal Signore, ripieno della fortezza del Signore, appoggiato unicamente alla fortezza del Signore, avrà tanta Fede e tanto amore da trasfonderli al popolo, e ridarà il respiro soprannaturale alle generazioni asfissiate dall’errore» (dal commento a 2Cr, 29).

2°) Spingerà i sacerdoti a fare penitenza dei propri peccati. «Sarebbe vano l’appello alla pietà ed all’amore, senza un Sacerdozio pieno di zelo e purificato da ogni miseria; perciò, a somiglianza di Ezechia, il Pontefice dell’amore radunerà il Sacerdozio, e con paterna ed energica parola lo esorterà a purificarsi. Si ripulirà così per incanto la Casa di Dio, e tutte le immondezze accumulate nei secoli passati, saranno gettate nel Cedron, nell’oscurità, cioè saranno dimenticate. Anche materialmente si ripuliranno le vetuste case religiose, ora deserte, e piene d’immondizie, le antiche chiese, ora vergognosamente ridotte a depositi, abbandonate, o mutate in musei» (dal commento a 2Cr, 29).

3°) Restituirà al sacerdozio la sua incomparabile dignità. «Nel regno del Pontefice dell’amore, per l’accresciuto fervore dei cuori, si moltiplicheranno le vocazioni sacerdotali. Allora sarà tanta la ressa dei fedeli per usufruire delle ricchezze della Chiesa, che il Sacerdote non potrà occuparsi che del sacrosanto Ministero che tanto lo nobilita e tanto lo santifica. In verità non vi è cosa più penosa quanto quella di vedere Sacerdoti dedicati a funzioni estranee al loro ministero, acciabattare una Messa per trovarsi in orario alla scuola, dove insegnano cose ben meschine di fronte al loro augusto ministero ed alla sapienza divina che debbono diffondere. Il Sacerdote, assunto dagli uomini, costituito per gli uomini, per offrire doni e sacrifici, come dice S. Paolo, non è mai tanto grande e tanto rispettabile che quando è circondato dal suo ministero e dall’aureola della santità» (dal commento a 2Cr, 29).

4°) Affiderà interamente ai fedeli il sostentamento dei sacerdoti. «Forse tra i fatti sensibili che ci testimoniano la realtà infinita di Dio, quello della Provvidenza è uno dei più impressionanti; è un fatto che chi serve Dio è provvisto da Dio e non manca di nulla; il danaro, i cibi, le cose necessarie alla vita par che si moltiplichino nelle mani di chi teme Dio. (…) Nell’epoca avventurata nella quale il Pontefice dell’amore riporterà i cuori delle creature al Signore, in quest’epoca nella quale i Sacerdoti saranno unicamente occupati nel divino ministero, la Provvidenza di Dio mostrerà con i fatti che non c’è stata mai per loro tanta abbondanza di beni anche materiali, e che il servire Lui solo non è in fondo che il mezzo migliore per risolvere le penose situazioni della nostra vita. (…) Il Papa non può disinteressarsi del problema economico del Sacerdozio, perché il Ministro di Dio non può applicarsi alle sue sublimi funzioni, se non è libero dalle preoccupazioni materiali. Il Pontefice dell’amore, chiamando i Sacerdoti ad una vita completamente dedicata a Dio, esorterà il popolo, a somiglianza di Ezechia, a concorrere al mantenimento del Culto, e dei suoi Ministri. Si vedrà allora una gara commovente fra i governanti ed i popoli nell’offrire doni alla Casa di Dio, e l’abbondanza dei beni necessari alla vita sarà parallela alla premura dei Sacerdoti nel loro ministero ed al loro spassionato disinteresse. Il Culto Divino raggiungerà il più alto splendore anche esterno, ed i Sacerdoti saranno come calici e pissidi di oro in questo inusitato splendore» (dal commento a 2Cr, 31).

5°) Ripristinerà la musica sacra. «Ezechia credette opera importantissima ripristinare il canto sacro, e ripristinare gli strumenti fatti fare dal Re Davide. Questo fa supporre che il canto fosse in disuso, e che gl’istrumenti fossero stati alterati. Il Pontefice dell’amore avrà una cura particolare di ripristinare il canto della Chiesa, secondo le antiche prescrizioni, e di ripristinare in Chiesa lo strumento usato dai nostri padri, l’organo cioè, maestosa raccolta di voci mistiche, osannanti a Dio, quasi fuori dall’atmosfera della terra» (dal commento a 2Cr, 29).

6°) Riformerà alla radice i criteri di amministrazione del patrimonio della Chiesa. «Nelle persone che formavano le commissioni amministrative [nominate da Ezechia, N.d.C.] abbiamo come la sintesi e lo schema dei criteri amministrativi che il grande Pontefice avrà in questa delicata parte del suo piano di restaurazione universale. Alla commissione eletta da Sedecia presiedeva Conenia, la rettitudine del Signore, la preparazione, la disposizione, e Semei, suo fratello, il nome mio, la mia fama, ascolta, obbedisce. Ecco il fondamento dell’amministrazione temporale della Chiesa: prima di tutto la rettitudine del Signore, cioè la retta intenzione ispirata a Dio solo, senza velleità di avido possesso e senza vedute umane; poi una serietà grande di amministrazione, una preparazione tecnica capace di evitare rovine e confusioni, ed una disposizione precisa di ordine, capace di evitare sperperi ed ammanchi. Per conseguenza vi saranno uomini illibati, gelosi del loro nome e della loro fama, cioè onesti fino allo scrupolo e consci del loro dovere e della loro responsabilità, che amministreranno con cura, ascoltando la voce dei superiori, ed obbedendo alle loro direttive» (dal commento a 2Cr, 31).

7°) Conseguirà l’unione fra i cristiani. «Egli farà un appello caldo di zelo e di amore a tute le sette dissidenti, per invitarle novellamente a Roma, all’unità della Fede; manderà messaggeri e missionari per tutte le nazioni separate, invitando tutti alla Pasqua solenne, cioè al banchetto Eucaristico. I Missionari, apostoli degli ultimi tempi, saranno accolti da molti con scherno e derisione, ma ne convertiranno anche moltissimi, e sarà un accorrere da tutte le parti a Roma ed alle Chiese della cattolicità per ricevervi solennemente l’Agnello di Dio nell’Eucaristia, fonte divina di grazia, di allegrezza e di unità. Il rinnovato fervore farà abbattere gl’idoli elevati  nel mondo, cioè i monumenti della miscredenza e dell’empietà. (…) La solenne festa che segnerà la riconciliazione delle sette dissidenti con la Chiesa sarà chiusa da solenni benedizioni Eucaristiche, ed il mondo sarà pervaso da un soffio di pace e di allegrezza, invano atteso o sperato dai famosi consessi delle nazioni» (dal commento a 2Cr, 30).

8°) Condurrà gli ebrei nell’“Ovile santo, Corte celeste in Terra” (la Santa Vergine a Bruno Cornacchiola). «Nella conversione degli Ebrei apparirà improvvisamente Maria, vera Olda, la pura, e sarà Essa che li congregherà intorno al Papa, richiamando alla loro mente col solo suo nome la loro storia e le profezie che li riguardano. Il Papa dell’amore, vero fuoco del Signore per il suo zelo, manderà a Maria SS. il popolo traviato, perché solo Maria possiede il Re Divino, il pacifico, il perfetto, il Giudice Eterno, Colui che retribuisce i meriti di ciascuno. Solo Maria è la speranza di quel gran popolo prevaricatore; solo Maria farà realizzare l’unione sua con la Chiesa, mostrandogli pendente dal legno della Croce, il suo Figliuolo; solo Maria potrà riparare l’indigenza di quel popolo ridotto nel più lagrimoso stato di abbiezione» (dal commento a 2Cr, 34). «Come il Pontefice dell’amore farà una grande comunione generale per il ritorno dei figli dissidenti all’ovile, così ne farà un’altra più solenne ancora per gli Ebrei. Sarà necessario prima istruirli, e perciò si faranno grandi missioni, corsi di Esercizi Spirituali, e forse vi sarà un’intera Quaresima tutta dedicata all’istruzione catechistica e liturgica, a somiglianza di Giosia che prima della Pasqua mandò dovunque i Leviti per istruire il popolo (dal commento a 2Cr, 35). «Il popolo ebreo si radunerà compatto nella Casa di Dio, in San Pietro, alla presenza del Papa; si leggerà il libro della Legge di Mosè, per ricordare a quel popolo la sua grandezza e la sua missione; si riconoscerà il Re d’Amore [Gesù Cristo, N.d.C] solennemente con un applauso formidabile, che riparerà le grida omicide elevate innanzi al tribunale di Pilato; si rinnoverà solennemente l’alleanza con Dio in una solenne consacrazione al Re d’Amore, che starà trionfante sul suo Trono Eucaristico, e si farà solenne promessa di osservare la Legge di Dio. Si toglieranno poi dal mondo tutte le abominazioni, e gli Ebrei stessi saranno i più zelanti in quest’opera di purificazione, come furono i più scellerati nel riempire la terra di mali» (dal commento a 2Cr, 34). «Gli Ebrei parteciperanno attivamente al sacerdozio della Chiesa, e saranno assai fervorosi nel loro amore a Gesù Eucaristia, pensando ai loro padri che lo crocifissero. L’esultanza della Chiesa sarà grande e l’avvenimento cagionerà una viva emozione nel mondo» (dal commento a 2Cr, 35). «Non è un sogno questo, è una reale speranza fondata sulla stessa parola di Dio, è una speranza che si realizzerà negli ultimi tempi del mondo, e della quale noi vediamo già l’alba vicina» (dal commento a 2Cr, 34).

In sintesi, la missione del Pontefice dell’Amore sarà interamente orientata all’espansione della religione cattolica “fino agli estremi confini della terra” (At 1,8) e alla rinnovazione generale della vita religiosa e dei costumi dei fedeli, i quali “proclameranno nuovamente Iddio e la Sua Gloria, e Lo serviranno come un tempo, quando il mondo non era così pervertito” (dalla versione diplomatica della terza parte del Segreto di Fatima, pubblicata sulla rivista Neues Europa il 15 ottobre 1963).

Sarà un papa al quale non sarà risparmiata la sofferenza, causata dalle incomprensioni nutrite dai fedeli e dall’odio fomentato dai suoi nemici. «Nel trionfo solenne della Chiesa, massime nei primi anni, forse si avrà qualche sorpresa di questo genere» (dal commento a 2Cr, 33). Infatti «si tenterà svalutare tutta l’opera del Pontefice dell’amore, ed i più perfidi uomini si atteggeranno a difensori del culto di Dio, bollando come atti d’irreligiosità da parte del Papa la soppressione di tutte le superstizioni popolari» (dal commento a 2Cr, 32); «Il Papa avrà molto da soffrire, ma vincerà pregando, e conquiderà novellamente a Dio i cuori traviati» (dal commento a 2Cr, 33). Una conferma di questo quadro la troviamo nel primo messaggio della Madonna a Bruno Cornacchiola. La Madonna annuncia al veggente che il papa della fine dei tempi, che sarà “un santo”, “soffrirà a morte, per un poco, di qualche cosa, breve, che sotto il suo regnare avverrà”, e che egli, a imitazione di Cristo, “amerà i suoi nemici”.

Don Dolindo non manca pure di tratteggiare le possibili debolezze del Pontefice dell’amore, conseguenze della sua natura umana, ma al tempo stesso precisa che egli sarà in grado di vincerle mediante la sua forza di volontà e l’aiuto di Dio: «Non si deve immaginare che quel pontefice sarà impeccabile, né che il suo Pontificato mancherà di tribolazioni. Il regno della completa perfezione e della completa pace non è di questo mondo, ed anche in un’epoca di rinnovazione generale e di trionfi, ci saranno le miserie e le angustie proprie della vita umana. Nelle tribolazioni però, anche le più gravi, basterà una preghiera, un ricorso a Dio, un atto di umiliazione, per vedere i miracolosi interventi della divina potenza. (…) Se i Santi hanno avuto anche i loro difetti, non è meraviglia che anche il Pontefice dell’amore possa averne qualcuno; ma il Signore lo curerà amorosamente, ed attraverso le inevitabili tribolazioni del suo Pontificato, lo renderà come oro puro innanzi al suo cospetto» (dal commento a 2Cr, 32).

Considerati nel loro complesso i tratti e le azioni del Pontefice dell’amore, risulta evidente che quest’uomo straordinario deve ancora venire. Penso tuttavia che passeranno pochi anni prima che molti di coloro che oggi sono in vita possano vederlo, in quanto egli avrà il compito di confermare nella fede i cristiani che “sono passati attraverso la grande tribolazione” (Ap 7,14) e di far risorgere la religione cristiana cattolica dallo stato di profondo degrado nel quale i cardinali, i vescovi e i sacerdoti negligenti e mercenari l’hanno ridotta (cfr. Mc 11,17). Sostengo la tesi di un tempo d’attesa breve, perché dal canto mio tengo per certissime le seguenti parole di Gesù alla serva di Dio Luisa Piccarreta: «Figlia diletta mia, voglio farti sapere l’ordine della mia Provvidenza. Nel corso di ogni duemila anni ho rinnovato il mondo. Nei primi duemila lo rinnovai col Diluvio. Nei secondi duemila lo rinnovai con la mia venuta sulla terra, in cui manifestai la mia Umanità, da cui, come da tante fessure, traluceva la mia Divinità, e i buoni e gli stessi santi dei secondi duemila anni, sono vissuti dei frutti della mia Umanità e a lambicco [a stento, N.d.R.] hanno goduto della mia Divinità. Ora siamo in circa al termine del terzo duemila anni e ci sarà una terza rinnovazione. Ecco perché lo scompiglio generale: non è altro che il preparativo alla terza rinnovazione» (29 gennaio 1919).

Se la Redenzione storicamente è avvenuta il Venerdì Santo del 33 (ponendo la nascita di Cristo nell’anno 1 a.C.), il terzo periodo di duemila anni della storia umana di cui parla Gesù si concluderà il Venerdì Santo del 2033, cioè fra meno di sette anni. Si deve inoltre tenere conto che i tempi stabiliti dall’economia divina potrebbero essere più ravvicinati, dal momento che “se quei giorni non fossero abbreviati, nessun vivente si salverebbe” (Mt 24,22), dove la salvezza deve essere intesa sia come salvezza del corpo sia – e principalmente – come salvezza dell’anima. Da ciò l’esortazione di Nostro Signore a essere pronti, “perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate” (Lc 12,40).

Detto per inciso, è interessante notare che la dichiarazione di Gesù alla Piccarreta spazza via, con la velocità del lampo, tutte le menzogne evoluzionistiche con le quali per tanti, troppi decenni si è alimentata la nostra generazione “incredula e perversa” (Mt 17,17). Infatti Gesù ci spiega che l’origine dell’umanità non va ricondotta a un’età superiore ai quattro milioni di anni fa (come pretenderebbero le attuali ricostruzioni paleoantropologiche), ma a un assai meno remoto 4000 a.C., precisamente come si ricava dalla Genesi.

Da un lato gli eventi naturali e geopolitici che si susseguono in una spirale crescente di tensioni, disordini e distruzioni, dall’altro la crisi senza precedenti che ha colpito la Chiesa Cattolica negli ultimi tredici anni e di cui siamo testimoni diretti, ci devono portare alla memoria le parole di Nostro Signore e della Madonna: “Sentirete poi parlare di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi; è necessario che tutto questo avvenga, ma non è ancora la fine. Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori” (Mt 24, 6-8); “La Chiesa tutta subirà una tremenda prova, per pulire il carname che si è infiltrato tra i ministri (…). Per il tempo indicato nei libri celesti, sacerdoti e fedeli saranno messi in una svolta pericolosa nel mondo dei perduti, che si scaglierà con qualunque mezzo all’assalto: false ideologie e teologie! L’appello d’ambo le parti, fedeli e infedeli, sarà fatto in base a prove. (…) La giustizia di Dio si farà sentire presto sulla Terra (…) Il momento è terribile” (la Santa Vergine a Bruno Cornacchiola). Pertanto noi, che non sappiamo “né il giorno né l’ora (Mt 25,13), ma che siamo invitati a imparare dalla pianta del fico (cfr. Mt 24,32), siamo inesorabilmente in cammino verso una tappa obbligata della storia dell’umanità, che fu predetta da Gesù Cristo. Da qui alla fase conclusiva di quest’era, nella quale non per nostra volontà, ma per volontà di Dio ci troviamo, attendiamoci nuovi e più gravi peggioramenti, ma non dimentichiamo mai le parole del divin Maestro: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (Lc 21,28).

Nel momento più critico del tempo che ci sta innanzi, Dio invierà all’umanità il Pontefice dell’amore, autentico successore dell’apostolo Pietro, che radunerà con sollecitudine il gregge disperso nei giorni bui (cfr. Ez 34,12), lo pascolerà con giustizia (cfr. Gv 21,15-17), curerà le pecore ferite e ammalate (cfr. Ez 34,16), illuminerà le menti e i cuori con parole di verità (cfr. Gv 6,68), insegnerà con autorità (cfr. Mc 1,22) e prenderà dagli inestimabili tesori spirituali della Chiesa per distribuire largamente a tutto il popolo di Dio (cfr. Mt 13,52). Don Dolindo, raggiungendo con sguardo profetico le vertiginose altezze del futuro e compiendo un volteggio sopra l’intero regno del Pontefice dell’amore, ci consegna un efficacissimo elogio di questo eroico Vicario di Gesù Cristo: «Nel suo Pontificato ci saranno Santi singolari, manifestazioni meravigliose di doni celesti, e tale concorso di anime che sarà necessario moltiplicare ed allargare le case della preghiera. Egli riuscirà in tutto quello che intraprenderà, glorificherà grandemente Dio in tutta la terra, e sarà perciò esaltato egli stesso presso tutte le genti» (dal commento a 2Cr, 32).

Supplichiamo il Signore e Maria Santissima senza stancarci (cfr. Lc 18, 1-8), con preghiere fervorose e piena fiducia, perché concedano presto al mondo il dono del Pontefice dell’amore e con la nostra buona volontà impegniamoci a meritare questa grandissima grazia. «In tempi così tristi nei quali la Chiesa è combattuta da tutte le parti, preghiamo affinché si affretti l’ora del trionfo. (…) Legati tutti al Sommo Pontefice saremo esercito forte, innanzi al quale cadranno le orgogliose potenze del male, come caddero e si sfasciarono le armate di Sennacherib» (dal commento a 2Cr, 32). «Sarà allora il momento solenne dell’unità di tutti i popoli sotto l’unico Pastore, il Papa; sarà la fine del regno dell’empietà e l’alba radiosa del regno di Dio» (dal commento a 2Cr, 30).

Nota

Tutti i brani relativi alla fine dei tempi e al Pontefice dell’amore sono tratti dal Commento alla Sacra Scrittura del sacerdote don Dolindo Ruotolo (Apostolato Stampa, Napoli, anni di pubblicazione vari). Le frasi e le parole della Madonna a Bruno Cornacchiola sono invece estratte dal messaggio del 21 aprile 1947, riportato nel libro di Saverio Gaeta Il veggente. Il segreto delle Tre Fontane (Salani, 2016). Il brano con le parole di Gesù a Luisa Piccarreta si può trovare nell’opera Libro di Cielo. Il regno della mia divina volontà in mezzo alle creature (Tomo 4, Gamba Edizioni, 2014).

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