Il diritto alla messa tradizionale in cambio dell’adesione alla chiesa sinodale? Non cadere nella trappola!

di Radical Fidelity

Ben prima delle consacrazioni della Fraternità sacerdotale San Pio X e delle conseguenti scomuniche, avevamo avvertito e sottolineato con monotona regolarità che il problema principale non è la messa tradizionale, ma la nuova religione del Concilio Vaticano II.

In questa fase avanzata di apostasia totale, in pieno clima di abominio sinodale, non c’è bisogno di essere profeti per prevedere che, sulla scia delle scomuniche della FSSPX, Roma userà l’accesso alla santa messa tridentina come merce di scambio per tenere i cattolici “tradizionalisti” sotto stretto controllo e addomesticarli all’interno della Chiesa sinodale.

Da questo punto vista è stato significativo constatare come un coro di voci provenienti dall’interno del campo di concentramento postconciliare abbia invocato proprio questo: l’adesione all’errore in cambio dell’accesso alla messa tridentina.

Tra le prime risposte episcopali c’è stata quella del vescovo Czesław Kozon di Copenaghen. Intervistato dalla Catholic News Agency, Kozon ha sostenuto che la liturgia antica deve continuare ad avere un posto nella vita della Chiesa “finché ci saranno fedeli che la apprezzano e vi si sentono legati”.

Una posizione simile è quella espressa dal vescovo Fredrik Hansen di Oslo in una lettera pastorale pubblicata dopo le consacrazioni della FSSPX. Rivolgendosi ai cattolici che avevano frequentato le cappelle della Fraternità per via del loro attaccamento alla liturgia preconciliare, Hansen ha scritto a coloro “che sono attratti dalla liturgia preconciliare e dalla spiritualità ad essa associata” promettendo che, “se necessario e utile per il bene della Chiesa e delle anime, estenderò anche questo tipo di celebrazione della messa nella nostra Chiesa locale”.

Ma forse l’intervento più eclatante è arrivato dall’arcivescovo Georg Gänswein, ex segretario personale di Benedetto XVI e ora nunzio apostolico negli Stati baltici. In un’intervista al “Corriere della Sera” Gänswein ha sostenuto che l’arcieretico Francesco ha “sbagliato” nell’imporre le restrizioni contenute nella “Traditionis custodes”, e ha insistito sul fatto che quella decisione “può e deve essere corretta”. Ha inoltre proposto che Roma diventi “più flessibile, generosa e paterna” nei confronti dei cattolici legati alla liturgia tradizionale. In pratica ha implorato gli eretici modernisti di permetterci l’accesso a ciò che ci spetta di diritto.

Anche altri prelati di alto rango hanno proposto soluzioni istituzionali. Il cardinale Gerhard Müller ha criticato la soppressione della precedente Pontificia commissione Ecclesia Dei, definendo l’abolizione dell’organismo un “errore” perché importanti competenze sono state disperse. Müller ha auspicato la creazione di un nuova commssione dotata di “una certa indipendenza e autonomia” che possa affrontare le questioni sia liturgiche sia dottrinali relative alle comunità tradizionaliste che aspirano alla piena comunione.

Analogamente, il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani, ha sostenuto che la Chiesa dovrebbe riconsiderare l’applicazione di “Traditionis custodes” per venire incontro ai cattolici devoti alla messa tradizionale che non condividono quella che lui definisce “l’ideologia” della Fraternità sacerdotale San Pio X. E ciò che Koch intende per “ideologia”, ovviamente, è il cattolicesimo.

Insomma, se si rinuncia alla fede cattolica, è consentito celebrare la messa tradizionale, la quale tuttavia non ha alcun significato senza la dottrina cattolica che rappresenta.

Comunità religiose “tradizionali” che si sono piegate alla piena comunione con la Roma apostata hanno fatto eco a questi appelli. La Fraternità di San Vincenzo Ferrer, riaffermando la fedeltà alla Santa Sede e citando direttamente l’Ecclesia Dei, ha chiesto a Roma di dimostrare “sollecitudine paterna” verso “tutti quei fedeli cattolici che si sentono legati ad alcune precedenti forme liturgiche e disciplinari della tradizione latina”.

Questi interventi episcopali e religiosi sono stati rafforzati da influenti organizzazioni laiche. Joseph Shaw, presidente della Latin Mass Society of England and Wales, ha respinto inequivocabilmente le consacrazioni episcopali unilaterali della FSSPX, sostenendo che la Chiesa sinodale dovrebbe rassicurare i sinodalisti che desiderano rimanere pienamente asserviti, preservando al contempo il loro patrimonio liturgico. Shaw ha espresso la speranza che la crisi porterà a un cambiamento, rassicurando coloro che non appoggiano l’azione della Fraternità e desiderano separare la liturgia da qualsiasi pensiero di scisma. Shaw ha anche sottolineato che l’attaccamento alla messa tradizionale non deve mai essere equiparato al sostegno di una rottura canonica con la religione sinodale.

La Latin Mass Society e la Foederatio Internationalis Una Voce hanno riaffermato congiuntamente la loro comunione con Roma, mettendo in guardia dal permettere che le restrizioni alla liturgia tradizionale spingano i sinodalisti, altrimenti fedeli, ai margini della vita ecclesiale (“ai margini”, in questo caso, significa ovviamente spingerli verso il cattolicesimo).

Un’altra proposta insidiosa è giunta da padre Dominic White, OP, priore di Blackfriars Hall, Oxford. Insistendo sul fatto che “essere cattolici significa essere in piena e regolare comunione”, White ha sostenuto che ogni diocesi dovrebbe prevedere la celebrazione della messa tradizionale in “un momento e un luogo opportuni”. Ha inoltre suggerito l’istituzione di una struttura canonica simile agli ordinariati personali, fornendo così una sede ecclesiale stabile per i cattolici legati alla liturgia antica, senza richiedere alcun compromesso nella comunione con la Santa Sede. In altre parole, White vuole che il cattolicesimo venga ridotto a una semplice attrazione secondaria nel circo sinodale.

Avete capito.

Probabilmente, quello che succederà è che Leone XIV farà un gesto molto generoso, come ad esempio “liberare” l’accesso alla santa messa tridentina in cambio di obbedienza alla falsa religione, giusto quel tanto che basta per ingannare i fedeli e far loro credere di essere buono. Riesco già a sentire le lodi servili e adulanti provenienti dal campo dei conservatori.

Una volta che tutti saranno ordinatamente radunati nella gabbia, in un futuro non troppo lontano, verrà annunciato un cambiamento alla messa tradizionale, che diventerà o un ibrido tra la messa vetus ordo e il novus ordo missae o sarà semplicemente il un novus ordo missae in latino.

E tutti i bravi “tradizionalisti” dovranno obbedire.

Non bisogna cedere a questo compromesso, che è come quando Esaù barattò il diritto di primogenitura per un piatto di lenticchie. Non permettiamo che la messa tridentina diventi come i trenta denari d’argento per i quali tradire Cristo e la Chiesa cattolica.

radicalfidelity

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Nell’immagine: Rembrandt van Rijn, “Giuda restituisce i trenta denari”, 1629.

 

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