La passione della Chiesa e Pietro assente

di don Marco Begato

Recentemente, durante un corso di formazione, ho dovuto assistere a un paio di spezzoni dello spettacolo “Pietro: un uomo nel vento”, di Roberto Benigni.

Dico “ho dovuto assistere”, perché di mia spontanea volontà non amo seguire gli spettacoli di Benigni, personaggio che fatico a decifrare, traghettato dalla comicità sinistrorsa, al successo cinematografico filo-giudaico, all’elogio liberale della Costituzione italiana (quella che non ci ha tutelati dalle violenze neo-fasciste dell’era Covid-19), alla volgarizzazione dei Dieci Comandamenti costruita su letture cristiane acattoliche o progressiste.

Sia come sia, ho dovuto assistere a un paio di spezzoni dello spettacolo su Pietro. Immagino che l’iniziativa fosse stata progettata con papa Francesco, ma poi sia stata gioco forza realizzata sotto la reggenza di papa Leone XIV. Chissà, forse con Francesco vivo avremmo avuto delle sfumature diverse nella narrazione…

Soprassiedo sul valore artistico e culturale dell’evento (che in ogni caso mi pare sopravvalutato dai critici) e mi soffermo su di una osservazione molto acuta dell’attore: Pietro scompare per tutto il tempo della Passione di Gesù.

“Una cosa stranissima che io non mi so spiegare: perché Pietro non c’è in questa scena. È del tutto scomparso sul Calvario, di lui neppure l’ombra… ma dov’è Pietro? E dov’è finito Pietro? Non c’è. E non si vede neppure ai piedi della Croce. Pietro dov’è? Forse non ce la fa.”

Francamente mi ha messo i brividi ascoltare questo passaggio e vederlo pronunciare nella cornice scenografica dei giardini vaticani.

Nell’anno del Giubileo un artista di fama internazionale, appositamente scritturato, annuncia al mondo che nei giorni della Passione Pietro scompare. Nel momento più cupo della storia di Cristo, non possiamo fare riferimento a Pietro.

Ora molti autori, tra i quali amo sempre citare don Divo Barsotti, ripetono l’adagio mistico secondo cui alla fine dei tempi la Chiesa – corpo mistico di Cristo – dovrà ripercorrere la strada segnata del Signore – capo della Chiesa.

Questo significa che la Chiesa non è destinata a conquistare il mondo, bensì a subire persecuzione, tradimento, consegna, tortura ed esecuzione. Solo poi risorgerà.

“La crisi del mondo, della Chiesa, l’incredulità, il vuoto e la solitudine dell’uomo, il senso del tuo nulla non vogliono una tua evasione, non ti chiamano a un al di là. Proprio questo è il della Presenza, il segno dell’immutabile Immensità della Luce. dell’Assoluto, Non sono parole. Mi sembra di essere solo ad attestarlo e io stesso non posso attestarlo che nella mia morte: Dio non è al di là della creazione; è il vuoto e la solitudine della Creazione il segno della sua Presenza assoluta. Avverrà che proprio quella che chiamano la sua Morte sarà la suprema rivelazione di Dio”.

Tale citazione è tratta da “Un diario di Don Divo Barsotti”,  ma il tema ricorre: qui un video di commento a riguardo. E altro materiale è facilmente reperibile in rete.

Beninteso, io non sono né mistico né teologo, mi limito a cercare qualche interpretazione che aiuti a raccapezzarsi nella confusione attuale. E una Chiesa strapazzata tra la purezza tradizionale della FSSPX ormai colpita dalla scomunica, e la perfetta accoglienza di gruppi (generalmente sinodali) che diffondono eresie, scandali, anomalie di ogni tipo, è una Chiesa davanti alla quale mi interrogo.

L’assenza, l’insignificanza di Pietro, cioè del Santo Padre, nei tempi della passione della Chiesa, della sua prova cruciale, può essere una chiave di lettura?

Non sto ancora giudicando il pontificato di Leone XIV, che mi appare acerbo e di difficile interpretazione. Prendo atto dei dodici anni di confusione sotto il pontificato di Francesco. E intanto attendo di vedere se Pietro dovrà semplicemente scomparire nella fase più dura della persecuzione che ci attende.

Con tutto ciò, Pietro alla fine tornerà per essere restituito alla sua missione, esattamente come avvenne quel mattino sul lago nell’incontro col Risorto.

Lo dice persino Benigni.

 

 

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