Écône 2026 / La prima omelia episcopale di monsignor Pascal Schreiber. “Un tesoro tenuto per sé non serve a nessuno”

In occasione della sua prima messa pontificale, celebrata a Écône il 2 luglio 2026, festa della Visitazione, monsignor Pascal Schreiber, uno dei quattro nuovi vescovi della Fraternità sacerdotale San Pio X, ha pronunciato la sua prima omelia episcopale in francese, tedesco e inglese, davanti a diverse migliaia di fedeli provenienti da tutto il mondo.

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Reverendo superiore generale, eccellenze, cari confratelli, cari fedeli,

desidero esprimervi, anche a nome degli altri tre vescovi appena consacrati, la nostra più sincera gratitudine per i vostri sacrifici e le vostre preghiere nelle scorse settimane. Siamo convinti che Dio abbia accolto le numerose preghiere che avete offerto qui e che esaudirà le vostre intenzioni.

La missione della Fraternità rimane immutata

Stiamo vivendo un periodo straordinario, caratterizzato da una grande unità all’interno della Fraternità. Si tratterà ora di riportare nelle nostre case ciò che stiamo vivendo in questi giorni particolari, nei nostri priorati, nelle nostre famiglie, sul lavoro e ovunque la Provvidenza ci conduca.

La Fraternità farà anche tutto il possibile affinché la Tradizione ritrovi pienamente il suo giusto posto, sebbene, nell’attuale situazione della Chiesa cattolica, ne siamo ancora lontani. Anche se il numero di coloro che rimangono fedeli alla dottrina tradizionale a volte sembra esiguo, ciò non deve scoraggiarci.

La storia della Chiesa e dell’umanità ci insegna che spesso sono le minoranze che si sono impegnate con determinazione per una giusta causa e che alla fine hanno guidato la maggioranza.

Per questo la missione della Fraternità non cambierà negli anni a venire: trasmettere la fede cattolica in tutta la sua integrità.

Per questo dobbiamo essere animati da un sincero amore per la Chiesa, dal desiderio di vivere fedelmente il sacerdozio di Gesù Cristo e di contribuire, per il bene della Chiesa, alla salvaguardia della fede cattolica.

La fede cattolica possiede una meravigliosa armonia; ogni cosa è al suo posto e al suo ordine. Nostro Signore Gesù Cristo è sempre al centro di tutto; Egli è re e sommo sacerdote. La sua regalità e il suo sacerdozio rimarranno presenti fino alla fine dei tempi. Per questo possiamo sempre contare su questa promessa: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Forti di questa certezza, viviamo la vita di grazia e troviamo la forza di trasmettere la verità senza alcuna alterazione.

Umiltà e magnanimità, virtù dell’apostolato

Oggi, nella festa della Visitazione, cantiamo il magnifico Magnificat con la Madre Celeste. Se osserviamo più attentamente il Magnificat, scopriamo due virtù che si completano a vicenda in modo splendido: la magnanimità e l’umiltà. Sono proprio queste due virtù di cui abbiamo particolare bisogno oggi.

L’umiltà è tanto più importante perché dobbiamo sempre essere consapevoli di essere semplici strumenti; senza Dio non possiamo fare nulla; dobbiamo aspettarci tutto da Lui.

Monsignor Marcel Lefebvre disse una volta che i membri della Fraternità devono sempre mantenere, nel cuore della loro attività missionaria e apostolica, la convinzione di essere semplici servi indegni, che Nostro Signore potrebbe benissimo fare a meno di loro, ma che tuttavia desidera servirsi di loro, e che questo è un onore che non meritano.

Devono sempre rimanere profondamente consapevoli della propria nullità e dell’onnipotenza di Dio, riponendo la loro fiducia unicamente nella Sua grazia. L’apostolato è essenzialmente un’opera soprannaturale di grazia. Si tratta quindi di rimanere umili, di restare al nostro posto e di riconoscere la nostra debolezza, la nostra povertà e la nostra peccaminosità.

Ma allo stesso tempo, questa consapevolezza non deve impedirci di compiere grandi cose per Dio, di impegnarci per la Chiesa, di trasmettere la verità e di sforzarci di salvaguardare la Tradizione.

La magnanimità ci mostra che tutto è possibile con Dio, perché Dio è onnipotente e dirige ogni cosa secondo il suo saggio disegno. La persona magnanima intraprende grandi opere; osa grandi cose.

Se è anche umile, è particolarmente adatta a compiere queste opere, perché ripone tutta la sua fiducia in Dio. Sarebbe sbagliato confidare in sé stessi e nelle proprie forze. Gesù disse: “Senza di me non potete far nulla”.

Il magnanimo, dunque, non fonda le sue grandi imprese sui mezzi umani, ma sull’aiuto di Dio Onnipotente.

Continuiamo dunque il nostro cammino con fiducia, umiltà e magnanimità, ponendo Cristo sempre più saldamente al centro della nostra vita e perseverando fedelmente nella vita di grazia.

Maria, dispensatrice di tutte le grazie

La festa della Visitazione, che celebriamo oggi, ci conduce a uno degli incontri più belli del Vangelo.

Apparentemente, sembra una semplice visita: la Beata Vergine Maria va a trovare sua cugina Elisabetta. Ma in segreto, avviene qualcosa di miracoloso. Nel grembo di Santa Elisabetta, San Giovanni Battista viene purificato dal peccato originale.

Nello stesso istante, santa Elisabetta riceve lo Spirito Santo e riconosce che il Redentore è già presente nel grembo della Beata Vergine Maria. Questa scena rivela una verità profonda: Maria è la Mediatrice della Grazia.

In questo episodio, è la Mediatrice per Elisabetta e per san Giovanni Battista, ma è ancora di più: è la Mediatrice di tutte le grazie.

Come tutte le grazie, la grazia dell’episcopato, ricevuta ieri, è stata comunicata ai nuovi vescovi per intercessione della Madre di Dio.

La gioia che abbiamo la grazia di vivere in questi giorni è davvero eccezionale. Raramente nella sua storia la Fraternità ha conosciuto un tale entusiasmo e una tale unità.

Finalmente, ha di nuovo un numero sufficiente di vescovi, e questo ci riempie tutti di immensa gratitudine.

Una gioia mescolata alla sofferenza

D’altra parte, però, una realtà ci causa profonda sofferenza. Un anno fa, migliaia di noi si sono recati in pellegrinaggio a Roma per pregare sulle tombe dei santi Apostoli, e oggi alcuni ci chiamano scismatici.

Questo, tuttavia, non ci impedirà mai di fare tutto ciò che è in nostro potere, per amore della Chiesa e per amore delle anime. In questa difficile situazione, vogliamo rimanere saldamente uniti alla Chiesa di Gesù Cristo e lavorare con tutte le nostre forze per il suo rinnovamento.

La storia della Chiesa ci insegna che molti santi hanno sofferto, non solo per la Chiesa, ma anche a causa della Chiesa. Questo può sembrare audace a prima vista, ma è una realtà, e al tempo stesso un grande mistero. Non dovrebbe quindi sorprenderci che le consacrazioni episcopali di ieri non siano state accolte con gioia da tutti i cattolici del mondo.

Tra zelo amaro e falso compromesso

In quest’epoca di confusione, dobbiamo evitare due posizioni estreme.

Da un lato, evitiamo lo zelo amaro che il nostro santo patrono, san Pio X, già condannava nella sua prima enciclica. Incorriamo in questo pericolo quando combattiamo gli errori solo con aspri rimproveri e critiche feroci.

Dall’altro lato, c’è anche il pericolo di scendere a falsi compromessi. Chi adotta questo atteggiamento cerca più di piacere agli uomini che a Dio; non è l’erede dei martiri.

La virtù sta nel mezzo; risiede in un giusto equilibrio tra questi due estremi. È questo equilibrio che san Paolo raccomandò al suo discepolo Timoteo quando gli disse: “Rimprovera, riprendi, correggi…” Ma subito aggiunse: “…con infinita pazienza”.

Formare sacerdoti per il Santo Sacrificio

Dopo gli eventi di questi ultimi giorni, sorge spontanea una domanda: come procedere ora? Non sappiamo cosa ci riserva il futuro; è nelle mani di Dio. Ma sappiamo bene qual è la nostra missione.

Il nostro compito primario è formare sacerdoti santi, zelanti e saldamente radicati nella dottrina, e lavorare per la loro santificazione. Il fulcro centrale rimane l’orientamento verso il Santo Sacrificio della Messa, poiché è soprattutto per questo che il sacerdote è costituito.

Cari fedeli, la Provvidenza ha posto ciascuno di voi in una posizione specifica. È lì che dovete adempiere fedelmente ai vostri doveri quotidiani, con il massimo amore per Dio e per il prossimo. È attraverso questa fedeltà nelle piccole cose che Dio ci prepara alle grandi missioni.

Il vescovo non riceve l’ufficio episcopale per sé stesso, ma per la salvezza delle anime. Una delle missioni più nobili del vescovo è trasmettere il sacerdozio. Il sacerdote appena ordinato riceve il potere di offrire il Santo Sacrificio della messa e di pronunciare le parole della consacrazione, ma senza l’imposizione delle mani da parte del vescovo, nessun nuovo sacerdote potrebbe compiere il miracolo della transustanziazione.

La tradizione è un fuoco da tramandare

Tradizione significa trasmissione; è il passaggio del fuoco. Le ceneri sono senza vita, scure, fredde, sporche e grigie. Il fuoco, al contrario, porta luce e calore. Non è un caso che, nel giorno di Pentecoste, lo Spirito Santo discese sugli Apostoli sotto forma di lingue di fuoco, per impartire loro i suoi doni e i suoi frutti.

Per noi della Fraternità questo significa che non conserviamo la Tradizione cattolica per mera nostalgia; la conserviamo perché vogliamo trasmettere alle generazioni future la fede cattolica, i sacramenti e la dottrina tradizionale in tutta la loro autenticità.

La fede, lo spirito missionario e il carattere apostolico della Fraternità devono continuare ad ardere in noi. È così che la Fraternità deve proseguire la sua missione; è così che l’ha concepita monsignor Marcel Lefebvre, ed è per questo che inizialmente chiamò i membri della Fraternità “Apostoli di Gesù e Maria”.

La gioia è contagiosa, proprio come gli Apostoli lasciarono il Cenacolo il giorno di Pentecoste per annunciare il Vangelo in tutto il mondo. Così anche noi siamo chiamati, ciascuno secondo il nostro stato di vita, ad essere testimoni di Gesù Cristo.

L’amore ci preserva dall’indifferenza; ci preserva dalle ceneri di un cristianesimo divenuto puramente esteriore; ci dona lo zelo apostolico affinché possiamo rimanere sempre figli fedeli della Chiesa Cattolica.

Non accontentiamoci mai di conservare la santa messa nella sua forma tradizionale; la spiritualità cattolica, i tesori della Tradizione e il loro spirito devono essere tramandati. Un tesoro tenuto per sé non serve a nessuno, una luce nascosta sotto il moggio non illumina nessuno, un fuoco non alimentato alla fine si spegne, e allora la Tradizione si riduce in cenere. Amen.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

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