Quando Fernández condannava classificazioni ed etichette
Era il 5 marzo 2023. Nella sua cattedrale di La Plata, monsignor Víctor Manuel Fernández denunciava le “classificazioni” e le “etichette” elaborate dalla Chiesa. Tre anni dopo, in qualità di prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, è stato lui a promulgare il decreto di scomunica rivolto ai vescovi, ai membri e ai fedeli della Fraternità sacerdotale San Pio X a seguito delle consacrazioni episcopali del 1° luglio 2026.
Ecco alcuni passi di quell’omelia del 5 marzo 2023 nella cattedrale di La Plata.
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«Perché se non impariamo a vedere gli altri in modo diverso, nulla cambia. Se non imparo a vedere la loro bellezza al di là del loro aspetto, delle loro capacità, del loro orientamento sessuale o di qualsiasi altra cosa; se non imparo a guardare oltre tutto questo, non sarò mai in grado di amarli per come sono, così come vengono, che mi piacciano o no.
Pertanto, ogni fratello e sorella vale più di qualsiasi altra cosa su questa terra. Sapete che, per molti secoli, la Chiesa ha preso una direzione diversa. Senza rendersene conto, ha sviluppato un’intera filosofia e morale piena di classificazioni, concepite per categorizzare le persone, per etichettarle: “Questo è così, quello è cosà; questo può ricevere la comunione, quello no; questo può essere perdonato, quello no”.
È terribile che questo sia accaduto nella Chiesa. Grazie a Dio, papa Francesco ci sta aiutando a liberarci da questi schemi».
Evidentemente, papa Francesco non ha liberato lui, Fernández, né Robert Prevost. Altrimenti non sarebbero stati così solleciti nel classificare, categorizzare ed etichettare la FSSPX, senza nemmeno ascoltare. Oppure il no alle etichette vale solo in campo sessuale?



