La vera libertà cristiana e le distorsioni di Leone XIV

di Fabio Nones

Caro Valli,

mi hanno molto amareggiato alcuni passaggi del discorso di Leone XIV in occasione del 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti d’America, il 4 luglio 2026. Ha detto: “Sebbene venga frequentemente intesa come la possibilità di agire come si vuole, la libertà autentica è molto più profonda. È fondata sulla capacità della persona umana di conoscere la verità e di aderire a ciò che è bene, anche a caro prezzo”.

La libertà è giustamente definita da Leone come capacità di conoscere la verità e aderire a ciò che è bene. La conseguenza che ne deriva è che davanti a Dio che si rivela come la Via, la Verità e la Vita, la libertà umana è chiamata a conoscere e aderire a nostro Signore Gesù Cristo con tutte le forze, anche a caro prezzo. Invece Leone continua così: “Le risposte (alle domande più profonde sul senso della vita) inevitabilmente determinano la direzione che cerchiamo di dare alla nostra vita, e l’America promuove da molto tempo la libertà religiosa necessaria per seguire in modo responsabile i dettami della coscienza a questo riguardo, senza paura né coercizione”.

Occorre ricordare che la Chiesa ha il compito, ricevuto da Cristo, di portare la rivelazione fino ai confini del mondo. Questo annuncio oggettivo, rivelato, deve essere presentato davanti alla libertà di ciascuno, invitando tutti, mediante la testimonianza e la parola, a conoscere e aderire, con amore e senza paura e senza sconti. Dunque, il criterio per fare la scelta giusta di fronte a questo annuncio non può essere la coscienza soggettiva individuale, non possono essere le proprie impressioni, i propri sentimenti. Il criterio è la stessa autorità di Dio che si rivela. E davanti al riconoscimento di questa autorità la libertà umana non può che inchinarsi.

Nell’enciclica “Libertas” (20 giugno 1888) Leone XII chiarì che il criterio per un corretto uso della libertà non è soggettivo ma oggettivo e si basa sulla legge divina: “Una volta confinato nella sola e unica ragione umana il criterio del vero e del bene, la corretta distinzione tra il bene e il male sparisce; le infamie non differiscono dalla rettitudine in modo oggettivo ma secondo l’opinione e il giudizio dei singoli”.

Leone XIV, invece, nel suo discorso continua così: “Questa libertà considera sacra la sfera intima della persona, dove si formano le convinzioni e dove la coscienza può guidare le decisioni prese nel profondo del cuore umano. Questa stessa libertà garantisce anche il diritto di ogni persona a rendere culto secondo la propria credenza, e degli individui, delle comunità e delle associazioni a esprimere pubblicamente la loro fede”.

Come può il papa, chiamato ad annunciare la Verità rivelata da Dio, e dopo aver giustamente detto che la libertà è ordinata al vero e al bene, sostenere che di fronte al ventaglio di religioni e filosofie c’è libertà di scelta? E che questo è un diritto? Forse che l’errore ha gli stessi diritti della verità? Non si tratta qui certamente di negare il libero arbitrio, ma di mettere sullo stesso piano la vera religione, oggettiva, rivelata da Dio e le altre religioni prodotte dal pensiero umano, infettato dal peccato originale.

La libertà, secondo san Tommaso, è la capacità dell’uomo di scegliere consapevolmente e volontariamente i mezzi più adatti al raggiungimento del suo fine ultimo: la salvezza eterna. Riprendo Leone XIII nell’enciclica “Libertas”: “La vera perfezione di tutte le creature consiste nel perseguire e conseguire il proprio fine; il fine supremo a cui deve tendere la libertà umana è Dio. Notiamo nelle singole persone un atteggiamento che è profondamente contrario alla virtù religiosa, ossia la cosiddetta libertà di culto. Questa libertà si fonda sul principio che è facoltà di ognuno professare la religione che gli piace, oppure di non professare alcuna religione. Eppure, fra tutti i doveri umani, senza dubbio il più nobile e il più santo consiste nell’obbligo di onorare Dio con profonda devozione. Dunque, dal momento che è necessaria la professione di un sola religione nello Stato (e nei singoli), è necessario praticare quella che è unicamente vera”.

“La verità è obbligatoria” scriveva Romano Amerio in “Stat veritas” con la sua straordinaria capacità di sintesi. Fin dai primi tempi della Chiesa i cristiani erano odiati non tanto perché credevano in Gesù Cristo come Dio (l’impero romano era molto tollerante con le varie religioni) ma per la loro pretesa di annunciare la vera religione universale per tutti. Per questo i martiri hanno versato il loro sangue. Ricordo la famosa disputa del IV secolo fra Simmaco e Ambrogio di Milano sul rapporto fra i cristiani e le altre religioni.

Simmaco: “È giusto ritenere una sola identica cosa ciò che tutti adorano. Noi contempliamo i medesimi astri. Il cielo ci è comune. Lo stesso mondo ci avvolge. Che importa quale sia la dottrina che ciascuno segue per la ricerca del vero! A un così grande mistero non si può giungere per un’unica strada”.

Ma Ambrogio non si lascia incantare dall’abile eloquenza di Simmaco, e gli risponde che tutte le strade per andare a Dio sarebbero accettabili se Dio stesso non si fosse rivelato, se Dio stesso non ci avesse indicato positivamente l’itinerario da seguire. A Simmaco che dice che “a un così grande m non si può giungere per un’unica strada”, Ambrogio replica: “Ma ciò che voi ignorate è che la strada unica noi l’abbiamo appresa dalla stessa voce di Dio, e che ciò che voi cercate attraverso ipotesi noi lo conosciamo con certezza, dalla sapienza stessa di Dio e dalla sua Verità”.

Ecco come parlavano i padri santi della Chiesa in faccia al mondo! Ora invece sento dire dal magistero altre parole, più vicine al modo di pensare di Simmaco che di sant’Ambrogio. Parole che in pratica relativizzano la religione cattolica, custode del tesoro di verità di origine divina, facendone una fra le tante proposte religiose e sembrano dire al mondo: scegli quella che preferisci secondo la tua coscienza.

Continuando in questo svilimento della portata salvifica universale della religione cattolica, si scivola inevitabilmente nell’indifferentismo religioso condannato dal magistero perenne. E questo poi sfocia nell’ateismo perché se tutte le religioni sono vere (solo per chi ci crede) nessuna è vera in senso assoluto. Il cedimento del magistero postconciliare su questo punto non sembra a prima vista scandaloso perché apparentemente nella Chiesa cattolica tutto continua come prima. Possiamo continuare a pensare e predicare che Gesù sia l’unico vero Salvatore dell’uomo, basta che rimanga tra di noi e non andiamo a dirlo in giro. In realtà si consuma in sordina il tradimento del mandato missionario di Gesù, si snatura l’identità e lo scopo della Chiesa e infine si tradiscono anche gli uomini e i popoli che hanno diritto di conoscere la vera religione rivelata da Dio stesso.

Tutte le religioni, si dice, contengono un po’ di verità, e quindi sono, in grado diverso, orientate verso la pienezza della Verità posseduta dalla Chiesa di Cristo che sussiste nella Chiesa cattolica (G et S). In questa visione non si parla più di vera religione rivelata e di false religioni ma di gradi diversi di partecipazione alla pienezza della verità che rifulge al massimo grado nella Chiesa cattolica ma in modo meno perfetto risplende anche nelle altre religioni.

Mi piacerebbe sapere che posto occupa in questa graduatoria la religione di Satana, che in America è riconosciuta ufficialmente al pari delle altre religioni. In realtà, come scriveva Romano Amerio in “Stat Veritas”, l’unica religione non cristiana che nel piano salvifico di Dio doveva costituire una preparazione e prefigurazione del cristianesimo è l’ebraismo. “Tu non sei lontano dal regno di Dio” disse Gesù al fariseo che aveva parlato con saggezza ma doveva fare l’ultimo e più difficile passaggio verso la fede nel Figlio di Dio. Purtroppo però l’ebraismo non ha riconosciuto il Messia.

Persone che in modo incolpevole ignorano Cristo, ma seguono i dettami della coscienza osservando la legge naturale, per un battesimo di desiderio esplicito o perfino implicito di aderire alla fede si possono salvare, questo è sempre stato insegnato. Dio, che vuole salvare tutti, non è a corto di mezzi per farsi sentire nelle coscienze sensibili alla sua voce. Ciò accade però nonostante la loro religione, non grazie a essa. Mai il magistero perenne ha insegnato che le religioni non cristiane in contraddizione fra di loro sono tutte vie che portano a Dio benché in modo tortuoso. Nelle loro dottrine possono contenere qualche verità naturale a cui la ragione rettamente usata può arrivare anche senza la rivelazione, ma sono immerse in una marea di errori e di vizi che portano fuori strada, dalla prostituzione sacra ai sacrifici umani eccetera. Non dobbiamo dimenticare inoltre che, come dice san Paolo, dietro le false religioni si nascondono i demoni.

In conclusione, mi fa male sentire i pastori della Chiesa cattolica dire sovvertire l’insegnamento sulla libertà. Tanto più perché il veleno di questo insegnamento non è manifesto, ma nascosto, confezionato con la carta attraente della libertà e dignità umana magnifica e infinita.

Per un approfondimento di queste tematiche consiglio di leggere “Stat Veritas” di Romano Amerio e il saggio su “Dignitas infinita” di Paolo Pasqualucci. Utile anche seguire le ottime lezioni di don Claudio Crescimanno sulla notte della Chiesa nel sito Stella Maris.

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