Tanti motivi di amarezza. Ma tutti i nodi sono venuti al pettine

di Marco Bongi

Caro Valli,

e così tutto è andato come ampiamente previsto. Quei cattivoni dei lefebvriani sono stati finalmente ri-scomunicati, i benpensanti conservatori possono dichiararsi, con malcelata soddisfazione, gli unici veri cattolici tradizionalisti, il cardinale Fernández potrà, una volta tanto, assaporare la porno-ebbrezza di sentirsi un novello Torquemada, il Santo Padre ha dimostrato che si può andare avanti senza concedere neppure un minuto di udienza a chi si ostina a non voler accettare la chiesa sinodale, la dichiarazione di Abu Dhabi, l’“Amoris laetitia”, la “Fiducia supplicans”, la “Traditionis custodes”, la “Mater Populi Fidelis”, la “Dignitas infinita” e tante altre storture.

Mi permetta tuttavia, in calce a questo giubilo per una Chiesa finalmente determinata a ritornare ai fulmini pre-conciliari, di esprimere la mia sommessa amarezza per molte piccole cose che mi hanno profondamente rattristato.

Innanzitutto l’atteggiamento censorio, e direi quasi farisaico, di alcune congregazioni ex Ecclesia Dei, Fraternità San Pietro in primis. Costoro, al di là dei codici da azzeccagarbugli, dimenticano volutamente che, se loro esistono, lo devono principalmente al timore indotto, nelle autorità romane, dalla FSSPX.  Il decreto “Ecclesia Dei” del 1988 lo diceva esplicitamente: venne emanato per recuperare i lefebvriani pentiti e, se la FSSPX non avesse effettuato le consacrazioni episcopali di allora, nessuno li avrebbe accolti o sponsorizzati. Molti di questi sacerdoti, quando parlano in privato, lo riconoscono senza problemi ma i loro superiori evidentemente, abituati come sono a tacere in latino, recuperano il piglio inquisitoriale solo contro i loro ex confratelli.

Forse che essere forti con i deboli e deboli con i forti rientra fra i principi fondamentali enunciati dal Concilio Vaticano II?

Tanta tristezza mi ha inoltre cagionato l’atteggiamento freddo, gelido, algido e assolutamente distaccato del Santo Padre. Forse saranno gli effetti della benedizione apostolica al blocco di ghiaccio?

Don Davide Pagliarani chiedeva da almeno un anno di poter vedere il papa. Tutti i predecessori di Leone XIV avevano concesso udienze alla FSSPX: Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e papa Francesco. Leone XIV invece no, e non certo per i troppi impegni ma probabilmente perché non avrebbe saputo cosa rispondere alle obiezioni.

Il rifiuto all’incontro è stato voluto. Ne è evidentissima conferma la vicenda, del tutto analoga, vissuta da monsignor Carlo Maria Viganò. Prima viene fissato l’appuntamento, poi viene confermato, infine annullato a poche ore dal giorno stabilito e mai più aggiornato. Davvero inconcepibile, in questo quadro, il formale e compassato appello finale del giorno prima!

Eppure i toni delle lettere e dichiarazioni rese pubbliche dalla FSSPX, compresa l’ultima del 3 luglio, sono sempre stati assolutamente rispettosi, pieni di deferenza, appelli filiali a cui Roma ha sempre risposto con le evangeliche pietre e serpenti. Questo modo di porgere l’altra guancia, senza cedere minimamente sulla dottrina, mi ha profondamente commosso e fortificato nella Fede.

Mi rattristano infine davvero tanto le sincere incertezze e le comprensibilissime perplessità espresse, in tutta buona fede, da tanti semplici fedeli e anche da buoni sacerdoti: bisogna rimanere nella Chiesa, combattere dall’interno, avere pazienza, pregare tanto, stringere i denti eccetera. Capisco bene tutti costoro, anch’io sono passato da questi tormenti. Ripeto: le loro paure sono assolutamente comprensibili e sintomo di sincero attaccamento alla santa Chiesa.

A loro vorrei tuttavia rivolgere solo alcune semplici considerazioni.

1 – È nella Chiesa chi aderisce alla Verità così come sempre, ovunque e da tutti creduta (san Vincenzo di Lerino). Chi cambia la Verità, anche se fosse un angelo del cielo, sia anatema!

2 – Il papa è infallibile solo nelle rare occasioni enunciate nella costituzione “Pastor aeternum” del Concilio Vaticano I. Anche il padre Dante Alighieri non esitò a inserire fra i dannati molti pontefici del suo tempo e nessuno si sognerebbe di definirlo scismatico o eretico

3 – La FSSPX è cum Petro e sub Petro e cioè in perfetta sintonia con tutti i papi fino al Concilio Vaticano II.

4 – Tacere la Verità non è prudenza ma connivenza. Il Vangelo ci esorta infatti ad esprimerci con il sì sì, no no.

5 – Che cosa hanno ottenuto i cosiddetti conservatori in questi trentotto anni di obbedienza servile? Hanno ottenuto “Amoris laetitia”, “Fiducia supplicans”, “Mater Populi Fidelis”, Abu Dhabi, “Traditionis custodes”, la sinodalità, il giubileo LGBTQ eccetera. Pensate: anche quel poco di positivo che c’è stato, ovvero il “Summorum Pontificum”, è da attribuire soprattutto alle pressioni su Benedetto XVI da parte della FSSPX.

Questi sono fatti, non arrampicature sui vetri da azzeccagarbugli. I nodi stanno venendo al pettine. Che Dio benedica il coraggio e il santo zelo dei lefebvriani.

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