“Come la Chiesa finì” e “L’ultima battaglia”. Nella realtà romanzesca l’anticipo di ciò che stiamo vivendo
In questi giorni, in preda a un attacco di narcisismo acuto, ho riletto due miei lavori, usciti rispettivamente nel novembre 2017 e nel settembre 2019, e mi sono un po’ spaventato. Per una certa preveggenza. Si tratta di due opere di narrativa, “Come la Chiesa finì” e “L’ultima battaglia”, scritti entrambi, si noti, prima dell’epoca Covid.
“Come la Chiesa finì” è un racconto distopico che, senza risparmiare sull’ironia, narra del Mondo Finalmente Unificato, dove non ci sono più religioni e non c’è più nemmeno libertà. Il Regime universale paternalisticamente imposto da Coloro che Amano assicura stabilità e sicurezza al prezzo del totale asservimento. Causa principale dell’involuzione è la scomparsa della Chiesa cattolica. Essa infatti, a causa di un malinteso senso dell’apertura, ha rinunciato a essere baluardo a difesa della Verità, ma ha intrapreso un percorso di adesione alle idee dominanti. Di tale sciagurata involuzione non si avrebbe nemmeno più memoria se un isolato testimone, il Cantore Cieco, sfidando i ferrei controlli del Regime, non avesse deciso di narrare l’intera storia. Veniamo così a conoscere le vicende che hanno determinato la conversione della Chiesa cattolica nella Nuova Chiesa Antidogmatica, così conciliante ed ecumenica da giungere a proclamare il Superdogma del Dialogo. Vicende che, scandite dal succedersi di papi che hanno come capostipite Francesco I, conducono a un risultato inevitabile: la fine della Chiesa. O almeno così sembra.
“L’ultima battaglia” è un romanzo che racconta di un futuro non troppo lontano, fatto di cyborg e veicoli volanti, nel quale la Chiesa cattolica è profondamente cambiata, trasformata da una riforma di ispirazione interreligiosa e umanitaria che ha perfino vietato il segno della croce e la preghiera alla Madonna in nome dell’ecumenismo, della tolleranza e della fratellanza universale. La teologia è smart, proliferano i papi emeriti che si ritirano a vita privata, la basilica di San Pietro è divenuta il Tempio Numero Uno, i preti possono sposarsi (anche con uomini) e si sono visti riconosciuto canonicamente il diritto ad avere figli. Il nuovo corso della Chiesa del dialogo e della misericordia nasconde però un volto spietato e crudele: da qui nasce l’alleanza tra un monsignore, un giornalista e il comandante delle guardie svizzere per rovesciare una situazione ormai intollerabile. Riuscirà questo piccolo gregge, alle soglie di un nuovo conclave, a combattere fino in fondo la buona battaglia e salvare la vera fede sulla terra?
L’attualità dei due libri ha stupito me stesso: vi sono prefigurate tutte le derive alle quali stiamo assistendo, e certi documenti che appartengono alla realtà storica, come la dichiarazione “sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, sottoscritta da papa Bergoglio con il grande imam di Al-Azhar, o l’enciclica “Fratelli tutti” dello stesso Francesco, dedicata alla “fraternità” e all'”amicizia sociale”, sembrano presi di peso da questi libri un po’ visionari e un po’ folli.
Alla fine di “Come la Chiesa finì” il Cantore Cieco rivela che, benché rinchiuso per volontà di un papa misericordioso in un carcere nelle isole Solovki al fine di essere “rieducato”, è riuscito provvidenzialmente a mantenere accesa la fiammella della vera fede. E anche alla fine del romanzo “L’ultima battaglia”, dopo un cataclisma, i buoni riescono nell’impresa disperata di conservare memoria della fede. Ma nell’ultima scena vediamo all’opera qualcuno che non è d’accordo con questo successo.
Perché la battaglia, in effetti, non finisce mai.
Se non li avete già letti, mi faccio auto-pubblicità: potreste approfittare delle vacanze per tuffarvi in un futuro che è già qui.
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Aldo Maria Valli, “L’ultima battaglia”, Fede & Cultura, settembre 2019.



