L’assioma “non c’è salvezza fuori dalla Chiesa” e l’eretica posizione del cardinale Koch
La dottrina secondo cui “non c’è salvezza fuori dalla Chiesa” si applica solo ai cattolici che già credono che la Chiesa cattolica indichi la via alla salvezza. Lo sostiene il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per l’unità dei cristiani.
In un’intervista rilasciata da Koch il giorno successivo alle consacrazioni episcopali della Fraternità sacerdotale San Pio X, il teologo tedesco Jan-Heiner Tück ha chiesto al cardinale perché il principio extra Ecclesiam nulla salus (non c’è salvezza fuori dalla Chiesa) sia diventato “difficile” per la mentalità moderna. E Koch ha risposto: “Credo sia difficile anche in termini teologici, perché questa formula, extra Ecclesiam nulla salus, si applica naturalmente ai cattolici che sono convinti che la Chiesa cattolica indichi la via della salvezza eterna. Ma abbiamo già la convinzione fondamentale nelle Sacre Scritture, e anche nella Tradizione, che Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini [cfr. 1 Tim 2,4] e che Egli trova anche altre vie per permettere a coloro che non sono mai venuti in sintonia con il Vangelo di Gesù Cristo di raggiungere la salvezza”.
L’affermazione di Koch rende il dogma praticamente privo di significato e contraddice quello che è sempre stato il chiaro insegnamento della Chiesa, così come spiegato nella lettera “Suprema haec sacra” del Sant’Uffizio (8 agosto 1949).
Il cardinale Francesco Marchetti-Selvaggiani, ripudiando l’idea di Koch secondo cui esistono “altre vie” di salvezza, scriveva nella lettera: “Non solo il nostro Salvatore ha ordinato a tutti i popoli di entrare nella Chiesa, ma ha anche decretato che essa è il mezzo di salvezza senza il quale nessuno può entrare nell’eterno regno della gloria”.
Certo, la Chiesa cattolica osserva che è possibile per coloro che rimangono fuori dalla Chiesa “senza colpa grave” e che in qualche modo ignorano che la Chiesa è la vera Chiesa, essere salvati “facendo uso delle grazie che Dio concede loro”. Tuttavia, ciò non significa che in questi casi di “ignoranza invincibile” la salvezza si trovi in altre chiese. La salvezza si trova nella Chiesa cattolica quale canale di grazia, così come insegnato da san Tommaso d’Aquino.
La lettera del Sant’Uffizio del 1949 spiega che “perché una persona ottenga la salvezza, non è sempre necessario che sia di fatto incorporata nella Chiesa come membro, ma deve almeno essere unita alla Chiesa per desiderio o speranza. Tuttavia, non è sempre necessario che questa speranza sia esplicita come nel caso dei catecumeni. Quando ci si trova in uno stato di invincibile ignoranza, Dio accetta un desiderio implicito, così chiamato perché insito nella buona disposizione dell’anima, per cui essa desidera conformare la propria volontà alla volontà di Dio”.
La Fraternità sacerdotale San Pio X si conforma a questa interpretazione del principio extra Ecclesiam nulla salus, invalidando così l’affermazione di Koch secondo cui la FSSPX “manda essenzialmente all’inferno chiunque non appartenga alla Chiesa cattolica”.
Koch è noto per la sua opposizione a dottrine fondamentali della Chiesa e per il suo sostegno alla nuova “Chiesa sinodale”. Il suo dicastero ha prodotto documenti contenenti eresie, sia riguardo alla natura della Chiesa sia riguardo all’evangelizzazione degli ebrei. Koch sostiene la posizione eretica secondo cui non vi è bisogno di una missione presso il popolo ebraico, poiché esso può essere salvato in virtù dell’Antica Alleanza. Il rifiuto degli insegnamenti della Chiesa cattolica è difeso da Koch appellandosi al Concilio Vaticano II.
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Ecco il testo della lettera del 1949 che il Sant’Uffizio inviò su ordine di Pio XII all’arcivescovo Richard J. Cushing di Boston.
Dalla sede del Sant’Uffizio, 8 agosto 1949.
Vostra Eccellenza:
questa Suprema Sacra Congregazione ha seguito con molta attenzione l’insorgere e lo svolgimento della grave controversia suscitata da alcuni associati del “St. Benedict Center” e del “Boston College” riguardo all’interpretazione di quell’assioma: “Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza”.
Dopo aver esaminato tutti i documenti necessari o utili in questa materia, tra cui le informazioni della vostra Cancelleria, nonché gli appelli e le relazioni in cui i membri del “Centro San Benedetto” espongono le loro opinioni e lamentele, e anche molti altri documenti pertinenti alla controversia, raccolti ufficialmente, la Sacra Congregazione è convinta che la spiacevole controversia sia sorta dal fatto che l’assioma “fuori dalla Chiesa non c’è salvezza” non sia stato correttamente compreso e ponderato, e che la stessa controversia sia stata resa più aspra da gravi turbamenti della disciplina derivanti dal fatto che alcuni membri delle istituzioni sopra menzionate si siano rifiutati di mostrare riverenza e obbedienza alle autorità legittime.
Pertanto, gli Eminentissimi e Reverendissimi Cardinali di questa Suprema Congregazione, in seduta plenaria tenutasi mercoledì 27 luglio 1949, hanno decretato, e l’augusto Pontefice in udienza il giovedì successivo, 28 luglio 1949, si è degnato di dare la sua approvazione, che vengano impartite le seguenti spiegazioni pertinenti alla dottrina, nonché gli inviti e le esortazioni rilevanti per la disciplina:
Siamo vincolati dalla fede divina e cattolica a credere a tutte quelle cose contenute nella parola di Dio, sia essa Scrittura o Tradizione, e che la Chiesa propone di credere come divinamente rivelate, non solo attraverso il giudizio solenne, ma anche attraverso il magistero ordinario e universale (Denzinger, n. 1792).
Ora, tra le cose che la Chiesa ha sempre predicato e non cesserà mai di predicare, vi è anche l’affermazione infallibile secondo la quale non c’è salvezza fuori dalla Chiesa.
Tuttavia, questo dogma deve essere compreso nel senso in cui lo intende la Chiesa stessa. Infatti, non fu a giudizi privati che il nostro Salvatore diede spiegazione a quelle cose contenute nel deposito della fede, ma al magistero della Chiesa.
Ora, in primo luogo, la Chiesa insegna che in questa materia si tratta di un comando molto severo di Gesù Cristo. Egli infatti ingiunse esplicitamente ai suoi apostoli di insegnare a tutte le nazioni a osservare tutte le cose che Egli stesso aveva comandato ( Mt 28, 19-20).
Ora, tra i comandamenti di Cristo, quello che ci impone di essere incorporati mediante il battesimo nel Corpo Mistico di Cristo, che è la Chiesa, e di rimanere uniti a Cristo e al Suo Vicario, tramite il quale Egli stesso governa visibilmente la Chiesa sulla terra, non sarà salvato.
Pertanto, nessuno sarà salvato se, pur sapendo che la Chiesa è stata divinamente istituita da Cristo, si rifiuta di sottomettersi ad essa o di obbedire al Romano Pontefice, Vicario di Cristo sulla terra.
Il Salvatore non solo ha comandato che tutte le nazioni entrino nella Chiesa, ma ha anche decretato che la Chiesa sia un mezzo di salvezza senza il quale nessuno può entrare nel regno della gloria eterna.
Nella Sua infinita misericordia, Dio ha voluto che gli effetti, necessari per la salvezza, di quegli aiuti che sono diretti al fine ultimo dell’uomo, non per necessità intrinseca, ma solo per istituzione divina, possano essere ottenuti anche in determinate circostanze quando tali aiuti sono usati solo per desiderio e brama. Lo vediamo chiaramente affermato nel Sacro Concilio di Trento, sia in riferimento al sacramento della rigenerazione sia a quello della penitenza (“Denzinger”, nn. 797, 807).
Lo stesso, in misura diversa, deve essere affermato anche per la Chiesa, in quanto aiuto generale alla salvezza. Pertanto, per ottenere la salvezza eterna, non è sempre necessario essere incorporati nella Chiesa come membri effettivi, ma è indispensabile che si sia uniti ad essa per desiderio e aspirazione.
Tuttavia, questo desiderio non deve essere sempre esplicito, come avviene nei catecumeni; ma quando una persona è immersa in un’ignoranza invincibile, Dio accetta anche un desiderio implicito, così chiamato perché incluso in quella buona disposizione d’animo per cui si desidera che la propria volontà sia conforme alla volontà di Dio.
Queste cose sono chiaramente insegnate nella lettera dogmatica emanata dal Sommo Pontefice, Papa Pio XII, il 29 giugno 1943, “Sul Corpo Mistico di Gesù Cristo” (AAS, Vol. 35, an. 1943, p. 193 ss.). In questa lettera, infatti, il Sommo Pontefice distingue chiaramente tra coloro che sono effettivamente incorporati nella Chiesa come membri e coloro che sono uniti alla Chiesa solo per desiderio.
Parlando dei membri di cui è composto il Corpo Mistico qui sulla terra, lo stesso augusto Pontefice afferma: «In realtà devono essere inclusi come membri della Chiesa solo coloro che sono stati battezzati e professano la vera fede, e che non hanno avuto la sfortuna di separarsi dall’unità del Corpo, né sono stati esclusi da un’autorità legittima per gravi colpe commesse».
Verso la fine di questa stessa enciclica, invitando con grande affetto all’unità coloro che non appartengono al corpo della Chiesa cattolica, menziona coloro che «sono legati al Corpo Mistico del Redentore da un certo desiderio e anelito inconscio», e questi non li esclude affatto dalla salvezza eterna, ma d’altra parte afferma che si trovano in una condizione «in cui non possono essere certi della loro salvezza» poiché «rimangono ancora privati di quei molti doni e aiuti celesti di cui si può godere solo nella Chiesa cattolica» (AAS, 1. c., p. 243). Con queste sagge parole egli rimprovera sia coloro che escludono dalla salvezza eterna tutti coloro che sono uniti alla Chiesa solo per desiderio implicito, sia coloro che affermano falsamente che gli uomini possono essere salvati ugualmente bene in ogni religione (cfr. Papa Pio IX, Allocuzione, “Singulari quadam”, in “Denzinger” , n. 1641 ss.; anche Papa Pio IX nell’enciclica “Quanto conficiamur moerore”, in “Denzinger” , n. 1677).
Ma non si deve pensare che basti un qualsiasi desiderio di entrare nella Chiesa per essere salvati. È necessario che il desiderio con cui si è legati alla Chiesa sia animato da una carità perfetta. Né un desiderio implicito può produrre il suo effetto, se non si possiede una fede soprannaturale: «Chi si accosta a Dio deve credere che Dio esiste e ricompensa coloro che lo cercano» ( Eb 11,6 ). Il Concilio di Trento dichiara (Sessione VI, cap. 8): “La fede è il principio della salvezza dell’uomo, il fondamento e la radice di ogni giustificazione, senza la quale è impossibile piacere a Dio e raggiungere la comunione dei Suoi figli” (“Denzinger” , n. 801).
Da quanto detto, è evidente che le cose proposte nella rivista “From the Housetops”, fascicolo 3, come autentico insegnamento della Chiesa cattolica sono ben lungi dall’esserlo e risultano molto dannose sia per chi è all’interno della Chiesa sia per chi ne è al di fuori.
Da queste dichiarazioni, che riguardano la dottrina, scaturiscono alcune conclusioni riguardanti la disciplina e la condotta, che non possono sfuggire a coloro che difendono con vigore la necessità, in base alla quale tutti sono vincolati, di appartenere alla vera Chiesa e di sottomettersi all’autorità del Romano Pontefice e dei Vescovi “che lo Spirito Santo ha posto… a governare la Chiesa” (Atti 20,28).
Pertanto, non si comprende come il St. Benedict Center possa costantemente affermare di essere una scuola cattolica e desiderare di essere considerato tale, eppure non conformarsi alle prescrizioni dei canoni 1381 e 1382 del Codice di Diritto Canonico, e continuare a esistere come fonte di discordia e ribellione contro l’autorità ecclesiastica e come fonte di turbamento di molte coscienze.
Inoltre, è incomprensibile come un membro di un istituto religioso, ovvero padre Feeney, si presenti come “difensore della fede” e al tempo stesso non esiti ad attaccare l’istruzione catechetica proposta dalle autorità legittime, e non abbia nemmeno temuto di incorrere nelle gravi sanzioni previste dai sacri canoni per le sue gravi violazioni dei doveri di religioso, sacerdote e semplice membro della Chiesa.
Infine, non è in alcun modo tollerabile che alcuni cattolici si arroghino il diritto di pubblicare una rivista, allo scopo di diffondere dottrine teologiche, senza l’autorizzazione della competente autorità ecclesiastica, detta “imprimatur”, prescritta dai sacri canoni.
Pertanto, coloro che in grave pericolo si schierano contro la Chiesa tengano seriamente presente che, dopo che “Roma si è pronunciata”, non potranno essere scusati nemmeno per ragioni di buona fede. Certamente, il loro vincolo e dovere di obbedienza verso la Chiesa è molto più grave di quello di coloro che sono ancora legati alla Chiesa “solo da un desiderio inconscio”. Che comprendano di essere figli della Chiesa, da essa amorevolmente nutriti con il latte della dottrina e dei sacramenti, e che, avendo udito la chiara voce della loro Madre, non possono essere scusati da una colpevole ignoranza, e che quindi a loro si applichi senza alcuna restrizione quel principio: la sottomissione alla Chiesa Cattolica e al Sommo Pontefice è richiesta come necessaria alla salvezza.
Con l’invio di questa lettera, dichiaro la mia profonda stima e resto,
devotissimo di Vostra Eccellenza,
Cardinale Marchetti-Selvaggiani.
Ottaviani, Assessore.
Sant’Uffizio, 8 agosto 1949.



