Belloc e il Distributismo. Un anniversario da ricordare
di Paolo Gulisano
In questo 2026 ricorre il centenario della nascita del Distributismo, fondato nel 1926 da Gilbert Chesterton, Hilaire Belloc e padre Vincent Mc Nabb. Di recente è stata pubblicata dall’editrice Arca l’opera fondamentale del Distributismo, “La restaurazione della proprietà”. In contemporanea, segno di una crescente attenzione per questo autore, è stata edita da Iduna una delle più interessanti opere storiche di Belloc, “Oliver Cromwell, il dittatore puritano”. Cromwell, l’uomo che cercò di estirpare definitivamente il cattolicesimo dalle isole britanniche.
Belloc è stato uno dei più interessanti autori del Novecento inglese. Fu studioso e saggista eclettico, anche se la sua arte rimase ancorata alla solida e rigorosa preparazione ricevuta a Oxford: giornalista, saggista, storico, apologeta cristiano ma anche politico, fu eletto due volte al Parlamento di Londra.
La sua bibliografia può vantare oltre centocinquanta pubblicazioni in circa mezzo secolo di attività. Qualcuno ebbe a dire che i suoi numerosi libri potrebbero formare da soli l’intera letteratura di una piccola nazione. Grandissimo prosatore, maneggiava la lingua inglese da grande artista.
Si può dire che non trascurò nessun genere letterario, escluso il teatro. Produsse poesie di gusto fine, così come epigrammi taglienti. Scrisse romanzi storici, politici, polizieschi. Scrisse di storia e in particolare di storia militare, della quale era cultore competentissimo, e compose molte narrazioni di viaggi.
L’essenza della vita e dell’attività di quest’uomo è riassunta nelle parole di un amico, a sua volta scrittore nonché uno dei protagonisti della rinascita cattolica inglese del Novecento, monsignor Ronald Knox: “La lotta era il suo destino, e non l’amava”.
Questo straordinario personaggio, che per lunghi anni condivise con il celebre grande amico Gilbert Chesterton fatiche, battaglie, gioie, delusioni e soprattutto la passione per il cristianesimo, diede alla cultura inglese ed europea del XX secolo un notevole contributo
Belloc, attraverso il Distributismo, propose la dottrina sociale della Chiesa come sola autentica alternativa, fondata sui principi di solidarietà, di sussidiarietà e del bene comune. Una dottrina che ripudia sia l’individualismo capitalista, che nega la natura sociale dell’uomo e vede nella società solo un’associazione utilitaristica in vista degli interessi da tutelare, sia il collettivismo statalista che spoglia la persona della propria dignità di creatura, per ridurla a oggetto dei processi sociali ed economici. Belloc denuncia i fenomeni della proletarizzazione di massa e della concentrazione capitalistica, della pianificazione economica così come l’assoluta competizione del mercato. Ritiene che la democrazia sia pienamente realizzabile solo in Stati di piccole dimensioni, mentre nelle grandi nazioni “il sentimento di uguaglianza si esprime concentrando il potere supremo in una sola persona”. La libertà, presupposto primo della democrazia, è libertà da, ovvero, assenza di coercizioni, secondo la migliore tradizione liberale, ma è anche e soprattutto libertà di: libertà di credere, anzitutto, e poi di lavorare e di perseguire i propri ideali. La libertà è fatta di libertà plurali, concrete, prodotto dell’eredità culturale e civile cristiana.
Nel libro “La difesa della proprietà” non intende fare alcuna previsione per il futuro ipotizzando scenari geopolitici, tuttavia, a partire dalla storia, si possono rilevare le tendenze e le possibilità di evoluzione degli avvenimenti. “Per quanto possa giudicare, quelle società che nel sedicesimo secolo troncarono la continuità della civilizzazione cristiana –
e cioè, a grandi linee, la Germania settentrionale e la Gran Bretagna – attualmente tendono al ripristino di una condizione servile. Si diversificherà per congiunture locali, sarà modificata dal carattere del posto, nascosta sotto varie spoglie, ma verrà. Tutti sanno bene che la pura anarchia capitalista non può durare”.
Esistono modelli di società europee in cui il ritorno all’equa divisione della proprietà possa essere realizzato, così da costituire un modello per altri popoli? Per Belloc la risposta è affermativa, e la principale di queste società è quella irlandese, che ha la forza interiore per respingere sia il capitalismo sia il collettivismo in nome della sua tradizione e della sua etica. Belloc conclude con la speranza che la fede torni a occupare il suo posto di “intima guida nel cuore dell’Europa”, così da fermare e invertire la regressione al paganesimo che porta allo Stato servile.
Il Distributismo si proponeva un ritorno alle forme di civiltà e ai principi basilari della società popolare medievale che trovavano la loro estrinsecazione nelle gilde e nei terreni comuni, oltre che in un rigoglioso localismo, e cioè un ritorno del popolo a una vita autonoma, alla diretta amministrazione dei propri interessi, affidati negli Stati moderni al controllo degli apparati statali o delle oligarchie economiche. Il motto coniato da Chesterton per il movimento fu “La libertà attraverso la distribuzione della proprietà”. Era la tesi nata dall’analisi di quelle che erano state le conseguenze dello sviluppo economico, cioè il crescere dell’egoismo, un egoismo che aveva reso asfittica la vita spirituale e aveva relegato all’ultimo posto i valori religiosi.
La Chiesa era l’unica realtà mai stata indifferente al problema della povertà, dando vita nei secoli a quelle opere che oggi chiameremmo di assistenza o di solidarietà, ma che essa ha sempre definito di carità, ossia espressione dell’amore di Cristo. Lo sconfinato desiderio di benessere e l’avidità delle ricchezze, con tutta la sua sequela di ambizione, potere e dominio, aveva invece trasformato molti in veri schiavi delle proprie passioni, in adoratori di questo nuovo vitello d’oro che è la società dei consumi, idolatrata spesso senza rimorsi e talvolta con piena convinzione.
Dinanzi a tale sovvertimento di valori, non ha più alcun senso per loro il comando del Signore: “Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”. Questo sovvertimento di una corretta gerarchia di valori aveva messo il cristianesimo di fronte a nuove e precedentemente sconosciute prospettive di impegno e di confronto. Mai l’umanità aveva subito una tale attrazione da parte dell’idolatria della materia pur se spesso mascherata come “benessere” generatore a sua volta di altro benessere. Questa era l’evidenza in cui si ci cominciava a imbattere già negli anni Venti nelle società occidentali: nel corso del ventesimo secolo avrebbero lasciato dietro di sé una scia di persone sole, disperate, vittime del degrado sociale.
Il Distributismo, attraverso la straordinaria capacità profetica dei suoi protagonisti, intravide l’evoluzione della società mondiale del ventesimo secolo e lavorò contro il dominio incontrollato e irresponsabile del mercato, una delle prospettive inquietanti del fenomeno della globalizzazione che si offre agli scenari del nuovo secolo, là dove la paura di restare indietro nella competizione globale è diventato il principio predominante della politica e in cui non solo le imprese, ma gli stessi Stati si trovano intrappolati in una situazione di ansiosa competizione continua, mentre la possibilità di reale autodeterminazione viene progressivamente meno.
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Nella foto, Belloc con l’amico Chesterton



