Cronache dalla grotta / I serpenti, la prudenza, la saggezza. Riflessioni sotto la canicola
di Rita Bettaglio
Ecce ego mitto vos sicut oves in medio luporum. Estote ergo prudentes sicut serpentes, et simplices sicut columbæ (Mt 10,16). Vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Siate dunque prudenti come serpenti e candidi come colombe.
Quante volte abbiamo sentito ripetere questa frase? Taluni traducono la parola prudentes come astuti, ma c’è una non irrilevante differenza.
Nella grotta è arrivato il caldo e forse sarà per cotale ragione che la cavernicola straparla di serpenti e affini. Chi lo sa?
La cavernicola, dall’anfratto in cui cerca di nascondersi come i suddetti rettili, posa lo sguardo sul paesaggio che si apre in una distesa infinita e non di rado si sente ispirata, ma un pensiero fastidioso e petulante viene tosto a importunarla.
Com’è bello contemplare un orizzonte senza confini e godersi la sensazione di poterlo abbracciare tutto e trattenere. Ma un pensiero, ronzante come un ottuso calabrone, punge e sgonfia immediatamente questo afflato universalistico-contemplativo: “Prova a scendere in quel mare o ad avventurarti in quel bosco che ora contempli come se ne fossi il creatore e legislatore”, insinua il tafano. “Prova, e ti accorgerai delle tue reali dimensioni”.
Spiace ammetterlo ma il malefico c’azzecca: in mezzo al mare o in un bosco fitto perdiamo immediatamente la nostra sicumera e trasaliamo per la sproporzione e la nostra piccolezza. Tanto è bello contemplare le cose da lontano, tanto ci sentiamo impotenti ad esserci immersi dentro.
Si solleva un’onda, le cime degli alberi fischiano sotto un’improvvisa sferzata di vento: Signore, Signore, sveglia! Non t’importa che noi periamo?
La nostra calma olimpica di quando contemplavamo da lontano e ci sentivamo anime grandi svanisce in un nanosecondo e l’immensità degli elementi c’atterrisce e c’atterra perché ben sappiamo che se non fossimo circondati da angeli e santi e dalla Provvidenza di Dio non riusciremmo ad arrivare a sera vivi.
Ma torniamo ai serpenti: la Bibbia dei LXX usa l’aggettivo Φρόνιμοι (frónimoi). Questa parola non indica solo la prudenza, l’assennatezza, ma anche l’intelligenza, la sapienza che rende adatti al ruolo in cui si è collocati.
In latino ciò coincide col concetto giuridico latino di sapientes, cioè il gruppo di persone più adatto, per prestigio sociale e intellettuale, a esprimere un giudizio o un’interpretazione di un fatto giuridico.
Qualcosa di simile al significato di perito, ormai piuttosto desueto: perito è chi è esperto di qualcosa ed è in grado, non solo per le conoscenze, ma anche per la sua prudenza e avvedutezza, di fornire una perizia, una stima reale di qualche cosa.
Perché il Signore ci comanda di essere prudenti come serpenti? A ogni istante ci tocca discernere, comprendere e cogliere la doppiezza, l’ambiguità e l’astuzia che esistono sia in noi che nel mondo.
Abbiamo nemici sia dentro sia fuori di noi, ma specie dentro. Ben lo sapevano, e ce l’hanno insegnato, i padri del deserto. Ma lo sapevano anche i nostri vecchi, che pur non essendo padri del deserto erano eredi di una tradizione cresciuta nei secoli e aveva fatto scuola, passando da padre in figlio. Così insegnavano ancora i genitori quando la cavernicola era una bambina: ascoltare, riflettere, non parlare se non interrogati.
Non era una scuola di suprematismo, come la chiamerebbero oggi: era un allenamento a sapersi trattenere, a non andare in guerra senza aver fatto il conto delle nostre forze.
Oggi, invece, con la scusa dell’autenticità, della libera espressione delle opinioni hanno reso le persone incontinenti riguardo alle proprie emozioni e incapaci di distaccarsene per utilizzare la ragione al posto delle viscere.
Invece il Vangelo c’insegna tutt’altro. Sembra dirci (ho preso in prestito questi concetti uditi in un’omelia): quando percepisci il pericolo, fai un passo indietro, prega, osserva, chiedi consiglio, valuta la situazione e rimani immobile prima di reagire, come un serpente. Agisci solo quando lo Spirito Santo ti avrà data la guida necessaria per agire: allora fallo e non voltarti indietro.
Fare un passo indietro, pregare, osservare, rimanere immobile come un serpente: a questo serve la grotta, ad insegnare questo esercizio di temperanza e attesa.
Di stabilità e discretio, per dirla con san Benedetto.
Benedicam Dominum qui tribuit mihi intellectum; insuper et usque ad noctem increpuerunt me renes mei (Psal 15). Benedirò il Signore che mi ha dato l’intelletto, la capacità di leggere dentro le cose: sempre, anche di notte i miei reni, ciò che è dentro di me, m’istruisce.
E buona grotta a tutti in questo solleone o dies caniculares!



