Siamo di fronte a una scomunica “atomica”. Ma la tempesta passerà

di don Paul Robinson, FSSPX

Il 1° luglio scorso la Fraternità sacerdotale San Pio X ha consacrato quattro vescovi senza mandato papale, e Roma ha reagito prontamente con un decreto di scomunica. Un decreto che è, in un certo senso, come una bomba atomica, perché specifica che la scomunica colpoisce non solo i vescovi consacranti e i vescovi consacrati, come previsto dal diritto canonico, ma, più in generale, ogni persona legata alla FSSPX, siano essi sacerdoti, seminaristi, fratelli, religiosi o persino voi fedeli.

Roma sostiene che chiunque aderisca formalmente alla Fraternità sacerdotale San Pio X (per “adesione formale” si intende chi frequenta regolarmente le cappelle della Fraternità e ne adotta le posizioni dottrinali) incorre automaticamente nella scomunica.

Queste misure sono estremamente dure da parte del Vaticano. E ciò è tanto più evidente se si considera la situazione attuale della Chiesa. Siamo onesti: nella Chiesa esistono eresie d’ogni tipo, ci sono scandali d’ogni genere, si possono compiere molte azioni contrarie alla fede senza che venga esercitata alcuna censura. Si può celebrare la messa in modo profondamente scandaloso. Si può rinnegare pubblicamente la fede cattolica. Si può esprimere approvazione per le unioni omosessuali, il divorzio e altre forme di immoralità. Eppure nessuno di questi attacchi alla fede comporta la scomunica.

Dobbiamo dunque chiederci: perché Roma ha improvvisamente deciso di riacquistare tutta la sua autorità per applicare una misura così estrema contro un gruppo di cattolici tradizionalisti? Perché ha fatto ricorso a questa “scomunica atomica”.

Le scomuniche di massa sono molto rare nella storia della Chiesa. È eccezionale che un papa dichiari la scomunica di un intero gruppo di persone, nel nostro caso centinaia di migliaia.

Quando mettiamo a confronto le due realtà – da un lato tante persone che nella Chiesa agiscono contro la fede, distruggendo la fede e la Chiesa stessa senza ricevere la minima sanzione, dall’altro ciò che facciamo noi, che siamo sottoposti non solo al rigore della legge ma anche a un eccesso di forza e censura – siamo portati a concludere che a Roma esiste una sorta di sindrome di ostilità verso la Tradizione.

È evidente una profonda avversione per ciò che stiamo facendo, e più specificamente per quanto accaduto il 1° luglio: la garanzia della continuità della Tradizione attraverso la consacrazione di quattro nuovi vescovi.

Il punto è che continueremo a esistere. Non scompariremo. Consacrando questi vescovi, abbiamo garantito il nostro futuro, ecco perché Roma sembra profondamente irritata e cerca di colpirci con sanzioni di una severità del tutto sproporzionata.

Anche i principali media riconoscono che queste misure sono estremamente severe. Una situazione molto triste.

Triste perché il papa è nostro padre, e noi lo vediamo come tale. In ogni famiglia, quando un figlio viene maltrattato dal padre, anche quando fa qualcosa di buono, qualcosa che è per il bene della famiglia, e il padre reagisce con punizioni e severità, c’è una situazione dolorosa.

Ma ciò è ancor più vero quando il padre è il vicario di Cristo stesso, colui che occupa il posto di Cristo su questa terra.

Com’è possibile che, nell’attuale panorama ecclesiastico, mentre la Chiesa sta morendo, mentre tante anime la abbandonano, mentre si svuota gradualmente, esista al tempo stesso un settore della Chiesa che fiorisce, che è vivo, dove si trovano tante famiglie cattoliche numerose, tante persone profondamente legate alla fede, che prendono sul serio la propria fede, che si sforzano sinceramente di rimanere in stato di grazia?

E qual è il gruppo che il papa sceglie di condannare e di voler eliminare? Proprio quello che attualmente prospera, l’unico settore della Chiesa che sta veramente fiorendo!

Roma sta esercitando un’enorme pressione su di voi, fedeli della Fraternità sacerdotale San Pio X, affinché smettiate di venire da noi. Roma desidera davvero che questa realtà del cattolicesimo tradizionale scompaia. Per questo ha adottato misure estreme, offrendovi al contempo una via di riconciliazione al prezzo di rinunciare alla Tradizione.

Sembra che Roma non capisca affatto perché siete qui. Se siete qui oggi, è perché avete già fatto molti sacrifici. Alcuni di voi hanno perso degli amici. Altri hanno visto deteriorarsi i rapporti familiari o sono costantemente oggetto di rimproveri da parte di parenti che vi accusano di essere scismatici o di altre cose simili semplicemente perché venite qui. Quindi avete già pagato un prezzo.

Se Roma vi offrisse un vero percorso di riconciliazione, lo capirebbe e vi direbbe: “Ti garantiremo i mezzi per vivere la fede cattolica tradizionale all’interno delle normali strutture della Chiesa”. Ma a quanto pare non c’è alcuna sensibilità al riguardo.

In sostanza, vi viene semplicemente offerta la reintegrazione in un sistema in cui dovreste conformarvi proprio a ciò che temete, e a ragione: vedere la vostra fede compromessa dall’adozione della nuova messa, delle idee moderne, della falsa nozione di dignità umana, dell’ecumenismo, della libertà religiosa e di tutto ciò che ne consegue.

Durante il nostro pellegrinaggio in Svizzera, pochi giorni dopo le consacrazioni e la pubblicazione del decreto vaticano, abbiamo avuto una grande grazia: visitare l’abbazia di Saint-Maurice, il luogo in cui la famosa Legione Tebana diede la vita per Cristo.

La Legione Tebana era composta da soldati provenienti dal Nord Africa, giunti a combattere al servizio dell’Impero Romano. Questi soldati cristiani, che vissero tra la fine del III e l’inizio del IV secolo, erano sotto il comando dell’imperatore Massimiano.

Massimiano dichiarò loro: “Questo esercito renderà omaggio a una divinità pagana. Celebreremo i riti di Mitra per ottenere la vittoria in battaglia. Tutti i soldati devono partecipare a queste cerimonie pagane. Pertanto, vi ordino di eseguire questi riti”.

La guida ci ha spiegato che la decisione di san Maurizio, che comandava la legione, così come quella dei suoi soldati, era di rispettare sia Dio sia l’imperatore.

Dunque onorarono Dio rifiutandosi di partecipare a una sorta di cerimonia ecumenica in cui si adoravano false divinità e di tradire la loro fede praticando riti mitraici, ma, d’altro canto, onorarono l’imperatore deponendo le armi davanti a lui. Piuttosto che ammutinarsi o cercare di rovesciare la sua autorità, accettarono di subire la punizione che voleva infliggere loro.

Cosa decise allora l’imperatore? Ordinò la famosa decimazione della legione. Tutti i soldati furono schierati. Una legione era composta da circa seimila uomini. Poi un soldato su dieci fu giustiziato davanti agli occhi degli altri.

Dopo questa prima esecuzione, tornarono dai sopravvissuti: “Avete visto cosa è successo. Siete pronti ora a compiere i riti pagani?”

Tutti risposero: “No”.

Così ricominciarono, e ancora una volta, un uomo su dieci venne giustiziato. E questo continuò finché furono messi a morte tutti i soldati.

Questa storia è molto simile alla nostra situazione, cari fedeli.

Di fronte alle sanzioni del papa, vogliamo rispettare sia Dio che il Santo Padre; questa è la scelta che stiamo facendo. Onoriamo Dio rimanendo fedeli alla nostra fede, rifiutandoci di comprometterla, come purtroppo hanno fatto in tanti nella Chiesa moderna, a discapito della propria fede, ricevendo la comunione sulla mano, partecipando alla nuova messa o adottando idee moderne come l’ecumenismo e la libertà religiosa. D’altra parte, riceviamo dal papa le ingiuste sanzioni che ci infligge, pur continuando a rispettare il suo ufficio e cercando di obbedirgli il più possibile, a condizione che la nostra fede non venga compromessa.

Questi sono i due principi che guidano la nostra condotta.

La cosa interessante è che, qualche tempo dopo il massacro della Legione Tebana, alcuni anni dopo, l’imperatore Massimiano fu sconfitto nella famosa battaglia di Ponte Milvio da Costantino.

In seguito a questa vittoria, Costantino prese il potere e promulgò l’editto di Milano, che ripristinò la libertà di praticare la fede cattolica in tutto l’Impero Romano senza ulteriori restrizioni. Possiamo credere che questi valorosi soldati, dando la vita per la fede, abbiano ottenuto grazie per la libertà della Chiesa.

Ecco cosa dice padre Pagliarani al papa nella sua lettera riguardo alle sanzioni imposte. Scrive: “Offriamo le sofferenze causate da queste nuove sanzioni per il bene della Chiesa universale e di Sua Santità”.

Una scomunica può essere ingiusta?

Naturalmente, non consideriamo valida questa scomunica. Una cosa è affermare che una scomunica è stata pronunciata; un’altra è sapere se è reale o meno.

Quando il papa afferma: “Vi siete scomunicati da soli compiendo questo atto; siete in scisma, e chiunque aderisca formalmente a questo scisma è automaticamente scomunicato”, ciò non è necessariamente vero.

Sarebbe vero solo se esistesse davvero uno scisma e se ciò che stiamo facendo fosse oggettivamente peccaminoso e sgradito a Dio. Ma il papa sta chiaramente ignorando tutto ciò che gli abbiamo spiegato negli ultimi mesi.

Il diritto canonico stesso tiene conto delle disposizioni soggettive di coloro che compiono le consacrazioni. Infatti prevede che, se qualcuno agisce per stato di necessità o crede che vi sia uno stato di necessità, la pena della scomunica non vada applicata.

Noi crediamo fermamente che questa sia una situazione di reale necessità. Agli occhi di Dio, quindi, non esiste una vera scomunica.

Quel che è certo è che la strategia del Vaticano è quella di usare la forza e la paura contro i fedeli per impedirci di essere cattolici tradizionali e di continuare ciò che abbiamo fatto negli ultimi sessant’anni.

Vogliono farvi credere che partecipare alla messa con la Fraternità sacerdotale San Pio X vi pone fuori dalla Chiesa. Ma la fede ci mantiene nella Chiesa. L’obiettivo è intrappolarvi tra due paure.

Da un lato, c’è la paura di perdere la fede. Probabilmente conoscete familiari o ex cattolici che l’hanno persa. Nell’era post-Concilio Vaticano II, la fede si è annacquata e molti ora ne possiedono solo una comprensione molto superficiale. Quindi pensate: “Se mi trovassi in un ambiente del genere, la mia anima sarebbe in pericolo. Non voglio che accada”. Dall’altro lato cercano di farvi temere che rimanendo nella Fraternità sacerdotale San Pio X vi ritroverete fuori dalla Chiesa.

Desidero assicurarvi, cari fedeli, che rimanere uniti alla fede non vi allontanerà mai dalla Chiesa. Queste due realtà, la fede e la Chiesa, non possono mai essere separate.

La preservazione della fede è il fondamento primario dell’unità della Chiesa; è il principio primo che fa sì che una persona appartenga alla Chiesa. Ciò è chiaramente evidente nel battesimo: per essere battezzati, bisogna professare la fede e rimanervi fedeli.

Pertanto, se si viene puniti proprio perché si mantiene la fede e si viene accusati di essere fuori dalla Chiesa per tale motivo, questa affermazione è semplicemente falsa.

È la fede che vi mantiene nella Chiesa; l’adesione alla fede non può mai escludervi dalla Chiesa, anche se coloro che attualmente governano la Chiesa affermano il contrario.

Il problema si è ripetuto più volte nella storia della Chiesa. In diverse occasioni, utili a far luce sulla situazione odierna, incontriamo grandi figure scomunicate durante la loro vita ma che la Chiesa in seguito ha onorato, al punto che alcune furono persino canonizzate.

Si consideri il celebre caso di sant’Atanasio, il quale rifiutò di accettare una formula semi-ariana sulla divinità di Cristo, una formula ambigua del Credo. Pensiamo a santa Giovanna d’Arco, scomunicata e condotta al rogo come eretica. Pensiamo anche a santa Maria della Croce, una suora australiana scomunicata dal suo vescovo per essere rimasta fedele ai suoi voti e alla sua regola religiosa.

Oggi tutte queste figure sono onorate per il loro coraggio, perché sono rimaste fedeli alla verità nonostante le sanzioni ecclesiastiche.

Cari fedeli, questa è la situazione in cui ci troviamo. Vorrei semplicemente ricordarvi le parole di conforto di Nostro Signore nel Sermone della Montagna: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Uno dei modi in cui Roma cerca di incutere grande timore nei fedeli è quello di dichiarare, a voi e al mondo intero, che d’ora in poi i sacramenti amministrati dalla Fraternità sacerdotale San Pio X, in particolare la confessione e il matrimonio, sarebbero invalidi.

Come sapete, prima del 2015 non eravamo autorizzati ad ascoltare le confessioni né a celebrare matrimoni; poi papa Francesco ci ha concesso questa giurisdizione. Pertanto, abbiamo beneficiato di questa giurisdizione per le confessioni e i matrimoni dal 2015 al 2026, ma dal 2 luglio ci è stata tolta. Tuttavia ripeto: questo non è vero. I sacramenti amministrati nelle cappelle della FSSPX sono e restano validi.

Perché restano validi? Anche in questo caso, ciò è dovuto alle disposizioni stesse del diritto canonico. Il diritto canonico prevede situazioni in cui un sacerdote che normalmente non possiede l’autorizzazione necessaria riceve tuttavia la giurisdizione richiesta dalla Chiesa, direttamente per legge, affinché tali sacramenti siano validi. Prendiamo come esempio la confessione. Il diritto canonico stabilisce che, non appena sussista la minima apparenza che il sacerdote possieda tale giurisdizione, la Chiesa gliela garantisce. Il sacerdote deve solo dare l’apparenza di possedere tale giurisdizione. Ad esempio, dopo questa omelia, indosserò la stola ed entrerò nel confessionale. Con questo semplice gesto, do l’apparenza di avere la giurisdizione necessaria, e ciò è sufficiente perché il sacramento sia valido.

Il diritto canonico contiene un’intera serie di disposizioni specificamente pensate per tali situazioni. La Chiesa cerca, per quanto possibile, di garantire la validità delle confessioni e dei matrimoni.

Pertanto, ci appelliamo nuovamente a questa giurisdizione supplementare per assicurarvi che questi sacramenti rimangono validi.

La tempesta passerà. Credo che la cerimonia di consacrazione sia stato un magnifico simbolo per tutti noi. Probabilmente avete seguito tutta o parte della cerimonia di sei ore, e probabilmente avete notato che subito dopo la consacrazione dei vescovi, dopo che questi avevano ricevuto la Santa Comunione dalle mani del vescovo consacrante, si è scatenato un violento temporale. I sacerdoti che, come me, erano sotto la tenda non si sono bagnati, ma i fedeli, che erano fuori, sono rimasti letteralmente inzuppati. Prima che scoppiasse la tempesta, era stato dato un annuncio: “Si sta avvicinando una violenta tempesta, mantenete la calma. Reciteremo il rosario; durerà circa mezz’ora”.

È esattamente quello che è successo: i fedeli, con grande coraggio, sono rimasti al loro posto e sebbene flagellati dalla pioggia hanno recitato il rosario con tutti noi. Lo abbiamo cantato in latino: circa ventimila persone, tutte insieme. Tutti sono rimasti calmi, poi la tempesta è passata, la cerimonia è terminata, il sole è tornato a splendere e alla fine abbiamo potuto scattare una splendida foto di gruppo.

Questo è esattamente il simbolo di ciò che sta accadendo. Subito dopo le consacrazioni episcopali è arrivata la tempesta: la tempesta delle sanzioni romane. E che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo rimanere calmi, pregare la Madonna, starle vicini e avere la certezza che la tempesta passerà.

Si dice spesso che nulla di violento dura a lungo. Anche questa violenta tempesta prima o poi si placherà. Un giorno la Chiesa sarà restaurata; nel frattempo, abbiamo il privilegio di poter dire che stiamo ricevendo una grazia. Quale? La grazia propria di questo momento è di conservare lo spirito di bontà, di offrire in sacrificio l’ingiustizia commessa contro la Fraternità e ora anche contro di voi, cari fedeli. Offriamo in sacrificio questa ingiustizia per il bene della nostra santa Madre, la Chiesa.

Credo che questo sarà un grande contributo al restauro della Chiesa e sarà anche molto meritorio per le vostre anime.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

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