Condannata per aver espresso le sue convinzioni cristiane su matrimonio e sessualiutà. Il caso della parlamentare finlandese Päivi Räsänen
La parlamentare finlandese Päivi Räsänen – condannata penalmente dalla Corte suprema finlandese con l’accusa di «incitamento all’odio contro un gruppo minoritario» per aver espresso le sue convinzioni cristiane sul matrimonio e la sessualità umana – ha presentato questa settimana ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, dando inizio alla fase finale di un caso storico per la libertà di espressione in Europa.
Nel marzo 2026 Päivi Räsänen è stata condannata per aver espresso le sue convinzioni sul matrimonio e sull’etica sessuale in un opuscolo del 2004 scritto per la sua chiesa. Anche il vescovo luterano Juhana Pohjola e la Fondazione Lutero Finlandia sono stati condannati a pagare migliaia di euro di multa a causa della pubblicazione dell’opuscolo. Il tribunale ha inoltre stabilito che le dichiarazioni contestate contenute nell’opuscolo dovessero essere “rimosse dall’accesso pubblico e distrutte”.
Spiega Alliance Defending Freedom, che rappresenta Räsänen nel ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo: si tratta dell’ultima opportunità per ribaltare la condanna e del culmine del percorso legale intrapreso dalla parlamentare sette anni fa.
«Presentare ricorso contro la mia condanna è molto più di una multa o di un opuscolo ecclesiastico di decenni fa», ha dichiarato Räsänen dopo aver presentato il ricorso. «Il mio caso è decisivo per stabilire se i diritti fondamentali alla libertà religiosa e alla libertà di parola siano ancora tutelati in Finlandia e in tutta Europa, e se queste società siano ancora disposte a difendere i diritti di tutti, anche di coloro con cui non sono d’accordo».
La parlamentare ha dichiarato: «Le leggi contro il cosiddetto incitamento all’odio, che criminalizzano la libera espressione, sono incompatibili con una società veramente democratica. In qualità di membro del Parlamento e di cristiana che ha subito censure e anni di indagini penali, sono profondamente consapevole delle conseguenze devastanti della limitazione delle libertà fondamentali. La Corte europea dei diritti dell’uomo deve difendere con decisione queste libertà e promuovere il bene comune in tutta Europa».
Il vescovo luterano Juhana Pohjola, che ha presentato ricorso insieme a Räsänen, ha detto: «Se le autorità possono censurare gli insegnamenti religiosi e dettare le modalità con cui i leader religiosi istruiscono i loro fedeli, la religione diventa uno strumento dello Stato anziché un mezzo per la libertà e la realizzazione umana. La Corte europea dei diritti dell’uomo deve riconoscere questo fatto e ribadire che la libertà religiosa – inseparabile dalla libertà di espressione – deve essere tutelata in una società pluralista e libera».
L’appello di Räsänen arriva in un contesto di crescente preoccupazione internazionale per la libertà di parola in Europa. La Finlandia e altri Stati utilizzano una legislazione ambigua e troppo ampia in materia di «incitamento all’odio», criminalizzando e scoraggiando la pacifica espressione di opinioni dissenzienti, comprese alcune credenze cristiane.
Nel luglio 2026 Räsänen è stata informata che la sua autorizzazione elettronica di viaggio (ETA), necessaria per recarsi nel Regno Unito, era stata annullata, nonostante la sua richiesta fosse stata inizialmente approvata a giugno. Anche il vescovo Pohjola aveva richiesto un’ETA, ma la sua richiesta era stata respinta.
Le autorità britanniche hanno spiegato che le informazioni fornite nella sua domanda suggerivano che non avesse «i requisiti per ottenere un ETA». Oltre a non poter transitare per l’aeroporto di Heathrow a Londra a luglio, Räsänen teme che ciò le impedirà di partecipare a una conferenza a Belfast alla fine di agosto.
Commentando la vicenda, Räsänen ha dichiarato: «Sono stata invitata a tenere il discorso di apertura a una conferenza sulla libertà religiosa a Belfast in agosto, dove intendevo parlare dell’importanza della libertà di parola. Trovo scioccante e profondamente ironico che in un Paese democratico come il Regno Unito mi venga impedito di parlare a una conferenza sulle libertà fondamentali a causa della mia condanna per “incitamento all’odio”».
«Päivi Räsänen è stata condannata penalmente per aver espresso pacificamente le sue convinzioni cristiane», ha dichiarato Lorcán Price, avvocato di Alliance Defending Freedom, che rappresenta Räsänen dinanzi alla Corte europea. «Il divieto di ingresso nel Regno Unito imposto a Päivi è del tutto sproporzionato e ingiustificato».
È evidente che l’Europa sta affrontando una crisi di censura, di cui questa condanna per un opuscolo religioso di vent’anni fa è uno degli esempi più eclatanti. Nessuno Stato dovrebbe avere il potere di mettere a tacere le prospettive sgradite, e le credenze cristiane, ampiamente diffuse, non dovrebbero mai fare eccezione a questa regola.
«La più alta corte europea – rileva Alliance Defending Freedom – deve ora decidere se il diritto europeo continuerà a tutelare la libertà di esprimere pacificamente le proprie convinzioni nella sfera pubblica; perché se un’espressione pacifica come un opuscolo ecclesiastico di decenni fa può essere criminalizzata e censurata retroattivamente, il dibattito libero e aperto in Europa non esisterà più. Esortiamo la Corte ad accogliere questo caso, che rappresenta un’opportunità cruciale per riaffermare queste libertà fondamentali e garantire che i cittadini non vengano perseguitati per aver espresso pacificamente le proprie convinzioni.»
Räsänen, ex ministro degli Interni finlandese, medico e nonna di dodici nipoti, è stata processata per aver condiviso le sue convinzioni cristiane sul matrimonio e la sessualità umana in un tweet del 2019 e in un dibattito radiofonico in diretta, nonché per essere autrice dell’opuscolo ecclesiastico del 2004, per il quale è stata accusata insieme al vescovo Pohjola e alla Fondazione Lutero Finlandia.
Nel 2021 Räsänen fu formalmente accusata di «incitamento all’odio contro un gruppo minoritario» ai sensi di una sezione del codice penale finlandese intitolata Crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
A seguito delle assoluzioni unanimi da parte di due tribunali di grado inferiore per tutte le accuse nel 2022 e nel 2023, il pubblico ministero ha presentato nuovamente ricorso alla Corte suprema finlandese in merito al tweet e all’opuscolo della Chiesa. Il caso è stato discusso nell’ottobre 2025 e nel marzo 2026 la Corte suprema ha confermato l’assoluzione per il tweet con il versetto biblico, ma ha condannato Räsänen, il vescovo e la Fondazione per l’opuscolo del 2004. L’accusa relativa al programma radiofonico non è stata impugnata dinanzi alla Corte suprema, pertanto l’assoluzione rimane valida.
La Corte Suprema ha condannato Räsänen in base a una legge entrata in vigore anni dopo la pubblicazione dell’opuscolo, e lo ha fatto nonostante la stessa Corte avesse ammesso che l’opuscolo «non conteneva incitamento alla violenza o minacce analoghe di istigazione all’odio». Il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo rappresenta l’ultima possibilità legale per ribaltare la condanna e segna un momento cruciale per la tutela del diritto fondamentale alla libertà di espressione in Finlandia e in tutta Europa.



