Il matrimonio non ha più il valore di una volta. Ne ha uno molto più importante

di Luca Foglia

Caro Aldo Maria,

oggi lascio da parte guerre e conclavi per raccontarti qualcosa di più personale. Settimana scorsa sono stato per la prima volta a cena da una famiglia di amici (miei e del blog) e, per la prima volta nella mia vita, ho compreso fino in fondo il famoso versetto del Vangelo secondo Matteo e Marco: “E i due saranno una carne sola”. Attraverso i cinque sensi e non solo con l’intelletto o l’anima.

Passo subito al racconto. Al mio arrivo presso la loro abitazione, il pater familias mi ha accolto con un gran sorriso ed offerto immediato ristoro. Dopo di che è entrata in azione la mater familias, che ha rinforzato il ristoro mettendomi completamente a mio agio. Questo susseguirsi di eventi apparentemente banali assumerà il suo vero significato durante la cena, tra poco si capirà.

Fin dai primi passi nella casa coniugale ho vissuto una sensazione di pace e armonia che mai avevo provato durante una prima visita. Il viaggio di diverse ore, il caldo, le preoccupazioni, una iniziale timidezza, tutto dimenticato nel giro di pochi secondi. Riflettendoci, mi ha portato alla mente quando andavo a trovare il mio amico padre Emiliano nel convento delle Grazie Vecchie a Monza; varcavi la soglia della portineria e non ti importava più di quello che c’era fuori. Una quiete improvvisa, nella quale potevi sentire la presenza di Dio.

Saltati i convenevoli, in maniera assolutamente spontanea ho raccontato loro buona parte della mia vita, non tutta però, perché erano già abbastanza sconvolti così. Non sono riuscito a spiegarmi il motivo di tale spontaneità fino a quando non ho deciso di scrivere questo racconto: non volevo soltanto renderli partecipi, ma speravo ardentemente che quella pace in qualche modo fluisse dalla loro alla mia casa; e non è tutto: a ogni parola cercavo con lo sguardo un cenno di approvazione o disapprovazione, quasi a volermi rimettere al loro giudizio e al loro consiglio; mi sono sentito come un bambino desideroso di imparare.

Quei dieci minuti in cui ho fatto silenzio, marito e moglie hanno preso le redini del discorso; sembravano un’orchestra diretta dal maestro Muti, nessuna visione differente, agli accadimenti della vita avevano reagito non come singoli, ma come coppia; mi ha colpito soprattutto quando hanno parlato dei figli: con orgoglio, indipendentemente da quello che fanno nella vita; non han detto quelle solite frasi dei genitori scontenti o delusi, troppo o troppo poco partecipi delle vite dei propri discendenti; anche quando mi han reso partecipe di un paio di episodi negativi (nulla di che, non preoccuparti, gli angeli custodi della “famiglia” sono vigili e potenti) l’accento lo han subito posto sulla risoluzione positiva, guardandosi, sorridendo e sospirando “eh meno male che siamo in due”.

E, con la medesima sintonia, arriviamo alla cena; qui la signora è salita in cattedra, impartendo gli ordini al marito che diligentemente ha ubbidito, il rapporto è diventato quasi quello di una madre col figlio, molto tenero; come durante l’accoglienza, i ruoli erano ben divisi: lei alle pentole, lui a preparare la tavola, a tagliare il pane e poi a fare i caffè a cena ultimata. Il tutto con degli automatismi consolidati, nessuna incertezza, zero lamentele, di nuovo quella stessa unità che fa di due persone una sola carne.

Proprio mentre mangiavamo, senza forzature, abbiamo affrontato alcuni argomenti del blog, dalla Fraternità sacerdotale San Pio X, alle guerre in Europa e Medio Oriente, fino alla difficoltà di confessarsi come Dio comanda tra agende piene dei sacerdoti, sacramenti amministrati nel giro di pochi minuti e penitenze ridicole. Anche qui tra i coniugi una totale sintonia e lo stesso sospirare “meno male che siamo in due” di fronte alle tragedie del mondo e della Chiesa post conciliare.

Quella sensazione di benessere mi ha fatto dimenticare il trascorrere del tempo, solo quando ho visto che erano le 23 passate mi sono scusato più volte per l’invadenza, più che altro per paura che non mi invitino nuovamente.

Cari sposi, io vi ringrazio per quelle ore di pace che mi avete donato e per avermi fatto capire cosa sia in concreto il matrimonio cristiano; spero che facciate leggere queste righe ai vostri figli, perché magari danno per scontato uno stile di vita che oggi è sempre più raro mantenere finché morte non ci separi. E i risultati si vedono sulla collettività, che in nome dell’individualismo ha forgiato generazioni di persone sole, smarrite, incapaci di pensare al di fuori dell’hic et nunc. Mentre quando i coniugi vivono come voi, la casa diventa quella piccola Chiesa auspicata da san Giovanni Crisostomo.

Concludo con un pensiero ai giovani: sposatevi in chiesa! Sì, ancora oggi, anzi oggi più che mai, costruitevi la vostra oasi nel deserto di una società che mira a distruggere la famiglia, perché quel tipo di pace, armonia e felicità che ho tentato di descrivere, non si raggiungono e non si mantengono nel tempo se non si è in grazia di Dio.

I miei ultimi libri

Sei un lettore di Duc in altum? Ti piace questo blog? Pensi che sia utile? Se vuoi sostenerlo, puoi fare una donazione utilizzando questo IBAN:

IT64Z0200820500000400192457
BIC/SWIFT: UNCRITM1D09
Beneficiario: Aldo Maria Valli
Causale: donazione volontaria per blog Duc in altum

Grazie!