Note a margine della vicenda Pirlo

di Marco Anca

La discussione circa la scelta di un profilo professionale come l’allenatore di una squadra di calcio nazionale deve vertere, a mio avviso, sulle capacità professionali della persona individuata per ricoprire l’incarico.

Sulle capacità di Andrea Pirlo non mi pronuncio perché non seguo più il calcio, ormai molto diverso (tra gentrificazione degli stadi e trasformazione del tifoso in cliente) e peggiorato rispetto a quello dei miei tempi. Ma nella bocciatura di Pirlo è in gioco una cosa diversa, questa volta emersa con grande evidenza perché non si tratta di una cattedra universitaria o di un incontro pubblico, ma del tecnico della Nazionale.

In Italia esiste una sorta di comitato di salute pubblica. Formato da politici i cui partiti, messi tutti assieme, non arrivano all’8% dei consensi dei votanti, e da mass media con pochissimi lettori, ha tuttavia un immenso potere (grazie a relazioni transnazionali, e magari ottimi rapporti con qualche importante palazzo romano cisteverino), e redige liste di proscrizione. Le quali ora si traducono persino in divieto di lavoro. E taccio sull’abominio delle sanzioni della Ue che portano all’ergastolo economico per i sanzionati per via amministrativa, senza processo, senza contraddittorio e senza possibilità di appello, provvedimenti al cui confronto il tribunale speciale del fascismo era un modello di garantismo.

Oggi tocca a Pirlo, ma domani?

È evidente che la persecuzione di chi non è allineato al regime delle nomenklature transnazionali, anche solo per motivi di occasionale business, oggi ha fatto un salto di qualità. E si tratta di un precedente che inevitabilmente influenzerà il mondo del lavoro e le sentenze della magistratura.

Oggi il licenziamento in base alle proprie opinioni o alle proprie scelte di vita è ancora considerato discriminatorio, e qualsiasi giudice lo considera illegittimo, ma domani?

Tempo fa il dirigente nazionale di uno dei sindacati ufficiali disse (nell’imbarazzo generale, infatti la dichiarazione e il relativo argomento erano stati fatti sparire dal tavolo) che il non allineamento al regime è motivo della rottura del rapporto fiduciario con il datore di lavoro. Tradotto in italiano, è giustificato motivo per il licenziamento.

È evidente a tutti che se i licenziamenti per le proprie opinioni o le proprie scelte di vita passassero dall’alveo della discriminazione a quello della possibile rottura del rapporto fiduciario, si prenderebbe una china molto pericolosa.

La vicenda Pirlo parla, e molto, anche a noi cattolici. Specie ai modernisti e a quelli che incautamente appoggiano il sistema imposto dalle nomenklature transnazionali, come molti media cattolici nostrani.

L’attuale sistema neoliberale anglosassone è profondamente anticristiano, e basato su “valori” e mentalità protestanti antitetici al cattolicesimo (e all’ortodossia). Ora che non c’è più Bergoglio, uomo dei democratici americani, ma c’è Leone XIV, che dopo una serie di scivoloni iniziali si sta rendendo conto della situazione, anche i cattolici che danno fastidio perché guardano a Cristo e non ai tecnocrati possono finire nel mirino dei vari “comitati di salute pubblica”.

Già da molti anni alcuni esponenti del principale partito dell’attuale opposizione si beano con frasi del tipo “i nostri elettori hanno una mentalità calvinista”, “i nostri elettori sono dei protestanti” eccetera, con tono di ammirazione.

Chi volesse votare alle prossime elezioni (io è da tempo che non voto) se lo ricordi.

Il problema va ben oltre quello di un allenatore di calcio. In Europa si sta creando un mostro peggiore persino della Rivoluzione culturale di Mao, a cui per altro assomiglia molto, anche per il fallimento del “grande balzo in avanti” che oggi è il famigerato “green”.

I miei ultimi libri

Sei un lettore di Duc in altum? Ti piace questo blog? Pensi che sia utile? Se vuoi sostenerlo, puoi fare una donazione utilizzando questo IBAN:

IT64Z0200820500000400192457
BIC/SWIFT: UNCRITM1D09
Beneficiario: Aldo Maria Valli
Causale: donazione volontaria per blog Duc in altum

Grazie!