Una terra nobile e complessa. Impressioni di viaggio dalla Giordania

di Marco Anca

In Giordania sono stato due volte, nel giugno 2010 e nell’aprile 2022. Ho visto una realtà poco conosciuta, con alcune differenze rispetto alle altre realtà del Vicino Oriente.

Qualche dato.

La Giordania ha 11,7 milioni di abitanti, dei quali quattro milioni vivono ad Amman. Musulmani sunniti: oltre il novanta per cento. Cristiani: sei per cento, rinforzati dai cristiani iracheni e siriani rifugiatisi lì in buon numero e dagli immancabili armeni, più qualche comunità sparsa di drusi.

La popolazione è araba, compresi i cristiani (eccetto gli armeni e i residenti siriani e iracheni di lingua siriaca), divisa tra giordani veri e propri, in cui hanno un ruolo importante le tribù beduine, e palestinesi, più alcuni di origine circassa.

Fino al 1918 la Giordania è appartenuta all’Impero Ottomano, parte del vilayet (divisione amministrativa di primo livello dell’Impero, introdotta nel 1867) della Siria, non avendo quindi un riconoscimento come identità territoriale.

Territorio con molto deserto, ma importante per il passaggio della ferrovia dell’Hegiaz da Damasco a Medina (oggetto di molti attacchi da parte degli irregolari arabi di Lawrence).

Dopo la Grande Guerra, con l’accordo Sykes-Picot, la Transgiordania passa sotto il mandato britannico, affidata all’emiro Abdallah, fino all’indipendenza nel 1948. Regno Hascemita di Giordania dal 1949.

Ucciso Abdallah in un attentato nel 1951, diviene re per più di quarant’anni Hussein, che tutti ci ricordiamo anche per la sua capacità di navigare i mari difficilissimi dell’area come le guerre arabo-israeliane e il settembre nero. Dal 1999 gli succede il figlio Abdallah II, la cui moglie, la regina Rania, è palestinese.

Questa casa reale, che ha un legame di lealtà personale con i capi tribù della Giordania, è definita hascemita in quanto discendente di Hashim, il bisnonno del profeta Maometto. Non è titolo califfale, ma è assai importante. Il re di Giordania è il protettore dei Luoghi Santi di Gerusalemme, compresi quelli cristiani.

Non siamo in presenza, come in altri casi, di volgari arricchiti, ma di casa reale che possiede, come si dice, i quattro quarti di nobiltà.

Hussein ed i suoi discendenti sono stati educati, anche militarmente, in Gran Bretagna, il che spiega il legame speciale con quel Paese e, a rimorchio, con gli Usa.

Dal punto di vista economico, il paese ha agricoltura (olio d’oliva molto buono e vino, negli ultimi anni migliorato molto), alcune materie prime minerali e alcune industrie.

I cristiani sono una realtà interessante: in gran parte arabi, principalmente greco ortodossi (patriarcato di Gerusalemme), poi latini (arabi e non levantini, dipendenti dal patriarcato latino di Gerusalemme) e melchiti, gli unici in Giordania con gerarchia propria e cattedrale ad Amman.

Gli armeni sono circa tremila, soprattutto apostolici con una minoranza cattolica di rito armeno. Le due chiese, la scuola e il circolo armeno sono nel quartiere ammanita di Al-Ashrafieh, dove ci sono anche altre chiese cristiane (tra cui una melchita e quella siriaca ortodossa) e anche la moschea circassa, bianca e nera.

Ci sono poi i cristiani iracheni e siriani, principalmente caldei (dei quali in Oriente è sottolineata la profondissima fede), poi gli assiri ortodossi e i siriaci, sia ortodossi sia cattolici, molti dei quali, specie gli iracheni, concentrati nel quartiere ammanita di Marka.

A parte i siriaci ortodossi, che hanno una loro chiesa, gli altri celebrano, con loro sacerdoti, nelle parrocchie latine. In una in centro, che ho visitato (il parroco è italiano), ho trovato i caldei, in quella di Marka ho visto caldei, siriaci cattolici e persino assiri ortodossi.

Come a Beirut, essendoci immigrazione egiziana, anche i copti ortodossi hanno una loro chiesa. Quella di Amman si trova di fronte alla moschea, moderna, King Abdallah I, mentre per la comunità del migliaio di maroniti libanesi c’è la chiesa maronita sulla strada dell’aeroporto.

I cristiani in Giordania hanno le loro scuole, i gruppi scout e alcuni centri medici aperti a tutti. Perché sì, c’è il servizio sanitario nazionale, ma ci sono pure le liste di attesa (vi ricorda qualcosa?).

In una chiesa latina ad Amman Ovest ho trovato alcuni immigrati cattolici, latino-americani e asiatici.

Molti cristiani vivono ad Amman Ovest, quartiere ordinato, pulito, come quelli europei di una volta. La comunità cristiana in gran parte sembra appartenere alla classe media.

Il centro più vecchio di Amman invece è un po’ confusionario, specie di fronte alla Grande Moschea Husseini, la più antica.

Se il viaggio del 2010 fu in autonomia (con la ottima Royal Jordanian), nel 2022 mi sono affidato a un tour operator giordano, che ha fornito una guida cristiana greco-ortodossa). Ho visitato Amman, città soprattutto moderna, a parte l’anfiteatro romano e la stazione della ferrovia dell’Hegiaz, Fuheis, cittadina vicina alla capitale interamente cristiana, e Salt, vecchia città amministrativa ottomana dove si trovano ancora edifici in stile ottomano, oltre che una comunità cristiana.

Per due giorni sono stato anche in un resort sul Mar Morto. Bellissimo, ma questi posti non sono adatti a uno spirito libero.

In Giordania c’è un pezzetto di Terra Santa, a Oriente del Giordano, il cui centro principale è la città di Madaba. Vi sono edifici ottomani e una comunità cristiana, con la chiesa latina, quella melchita e quella greco-ortodossa (con il famoso mosaico che è la prima carta geografica della Terra Santa) e diversi laboratori di mosaici.

Lì vicino ci sono il Monte Nebo, dove operano i francescani della Custodia, dal quale c’è una vista emozionante, e il luogo del battesimo di Gesù, dove all’epoca della mia visita c’era solo la chiesa greco ortodossa ma già se ne vedevano in costruzione molte altre.

Alloggiai in un hotel di proprietà cristiana. Un autista musulmano mi portò a visitare i celebri castelli arabi del deserto e poi a Petra, fermandoci anche al castello crociato di Karak.

Fu una tirata, con sveglia prestissimo (colazione con caffè arabo e latte condensato, una bomba, in un chiosco gestito da un iracheno che aveva una foto di Saddam Hussein!), ma ne valse la pena.

La Giordania è un paese poco conosciuto, specie per quanto riguarda la realtà cristiana, ma molto civile, senza rischi evidenti (attuale guerra esclusa) e certamente da visitare.

Molti anni fa, un giornalista, credo americano, chiese a re Hussein se in Giordania ci fosse il petrolio, e il sovrano, che sapeva come gira il mondo, rispose: “Per fortuna no”.

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