Discussione / La legittimazione di un falso papa e le sue implicazioni
di Radical Fidelity
Una delle posizioni che sostengo e per la quale ricevo più critiche, ma anche più domande, è il mio scetticismo (lo definisco così per rispetto delle anime più sensibili) circa la validità o la legittimità delle rivendicazioni papali postconciliari.
Recentemente ho ricevuto un altro messaggio da un lettore il quale pur affermando di vedere chiaramente come almeno gli ultimi due “papi” abbiano promosso l’eterodossia e l’eresia e sviato le anime, nutriva ancora dubbi sulla possibilità di non riconoscerli come papi validi.
Ho dato al lettore una breve risposta di base e, sebbene abbia già affrontato la questione in diverse occasioni, lo farò di nuovo qui. Questo sia per rispetto della persona che mi ha contattato, sia perché mi rendo conto che, con l’intensificarsi dei tentativi sfacciati della Chiesa sinodale di distruggere il cattolicesimo, sempre più cattolici onesti e normali si trovano di fronte all’inevitabile conclusione che questa non può essere la Chiesa cattolica e che questi non possono essere papi cattolici.
Oggi, anziché limitarmi a fornire ragioni per cui si possono quantomeno dubitare della loro validità (non sono qui per sostenere una posizione specifica), vorrei anche esaminare le gravissime conseguenze e implicazioni dell’alternativa, ovvero il riconoscimento di un impostore, un usurpatore o un falso papa come legittimo Vicario di Cristo.
Ai fini di questo saggio, darò per scontato che il lettore, o chiunque sia curioso di approfondire l’argomento, concordi sul fatto che, quantomeno, Jorge Bergoglio e Robert Prevost stiano arrecando un danno gravissimo alla reputazione della Chiesa cattolica, stiano diffondendo eresie in modo esplicito e implicito e stiano quindi conducendo le anime all’inferno. Se non siete ancora giunti a questa conclusione, o siete molto ingenui o state scegliendo deliberatamente di ignorare la realtà, per cui vi imploro vivamente di approfondire l’argomento.
Ma ora, ammesso che siate d’accordo, procediamo nel modo più logico possibile.
La bellissima e importante dottrina cattolica del papato si fonda su due basi scritturali: in primo luogo la promessa di Cristo in Matteo 16,18 che le porte dell’inferno non prevarranno contro la sua Chiesa, e in secondo luogo Luca 22,32, che garantisce che la fede di san Pietro non verrà meno. Quest’ultima implica anche la stessa cosa per i successori di san Pietro.
Basandosi su queste due promesse, i teologi hanno ripetutamente sostenuto che un pontefice romano non può imporre un’eresia alla Chiesa universale né promuovere una religione (nel nostro caso, il Modernismo e la Sinodalità) che sia distruttiva della salvezza dei fedeli.
Ciò non si riferisce a un papa che cade nell’eresia privata, ma è visto come una garanzia che l’ufficio papale è protetto da Dio stesso dal diventare uno strumento di corruzione dottrinale.
San Roberto Bellarmino, al quale torneremo a breve, scrisse la celebre frase secondo cui “il pontefice non solo non può errare in quanto Papa, ma non può nemmeno essere eretico credendo ostinatamente in qualcosa di falso contro la fede” (“De Romano Pontifice”), basandosi su Luca 22,32. Secondo san Bellarmino, un papa che si fosse manifestato come eretico avrebbe automaticamente cessato di essere tale, non essendo più membro della Chiesa cattolica.
Sulla base di ciò, il lettore dovrebbe quindi concludere che, se il Modernismo è davvero la sintesi di tutte le eresie e la Sinodalità ne è semplicemente l’ultima manifestazione, allora tutti i papi postconciliari che hanno attivamente promosso queste eresie a danno della Chiesa e delle anime dei fedeli sono, per lo meno, candidati discutibili.
Un secondo grande teologo, san Francesco di Sales, sostenne tesi simili a quelle di san Bellarmino. Secondo lui, un papa poteva peccare personalmente e persino governare male, ma ciò che non poteva mai fare era insegnare l’eresia ai fedeli. Devo forse ricordare al lettore le affermazioni di Francesco secondo cui tutte le religioni sono vie per giungere a Dio? O gli innumerevoli esempi di come Prevost, in modo sottile e implicito, promuova idee eretiche analoghe?
Nella sua opera “Le controversie”, san Francesco di Sales scrisse che “quando egli è esplicitamente pastore e maestro di tutti i cristiani… allora Dio lo assiste a tal punto che gli è impossibile errare”.
C’erano altri teologi che contemplavano la possibilità teorica che un papa potesse essere un eretico, ma insistevano comunque sul fatto che non potesse formalmente vincolare la Chiesa all’eresia. (Bisogna ricordare che i fedeli sono tenuti a obbedire sia al magistero ordinario che a quello straordinario, e quindi affermare che non insegnasse ex cathedra non è una scappatoia).
Uno di questi teologi fu il cardinale Tommaso De Vio detto Gaetano, il quale sosteneva che un papa eretico dovesse essere denunciato come tale dalla Chiesa e, di conseguenza, perdere il suo incarico. Ciò che il cardinale Gaetano evidentemente non aveva previsto era che sarebbe giunto un tempo in cui quasi l’intera istituzione che si autoproclamava Chiesa cattolica sarebbe sprofondata nell’eresia, nell’eterodossia e, in molti casi, nella vera e propria apostasia.
Un altro teologo che sostenne una tesi simile fu Giovanni di San Tommaso. Nella sua opera “Cursus theologicus” affermò che la Chiesa poteva deporre un papa eretico dichiarando che, a causa della sua manifesta eresia, egli aveva cessato di essere papa.
Queste conclusioni si sono infine trasformate in dogma nel Concilio Vaticano I, che ha dichiarato nel documento “Pastor Aeternus” che lo Spirito Santo è stato promesso ai papi “non perché, mediante la sua rivelazione, potessero far conoscere qualche nuova dottrina, ma perché, con il suo aiuto, potessero custodire religiosamente ed esporre fedelmente la rivelazione o deposito della fede trasmessa tramite gli Apostoli”.
A questo punto possiamo auspicabilmente concordare sul fatto che, secondo il cattolicesimo, un papa non può essere un eretico manifesto, insegnare l’eresia o promuovere una religione che induca i fedeli in errore.
Una volta giunti alla conclusione che a Roma qualcosa non va e sospettando che i “papi” postconciliari possano essere illegittimi o invalidi, ci si potrebbe chiedere se a un cattolico sia persino lecito dubitare di loro.
Vediamo cosa diceva san Roberto Bellarmino a riguardo.
Secondo questo grande Dottore della Chiesa, un cattolico deve obbedienza a un papa vero e certo. Se però il cattolico nutre dei dubbi, come giustamente molti lo sono in questo primo quarto del XXI secolo, non è tenuto a obbedirgli e a riconoscerlo come papa.
San Bellarmino sosteneva, tuttavia, che se in futuro venisse stabilita la legittimità del papa in questione, allora una persona scettica sarebbe tenuta a obbedirgli e a riconoscerlo come tale.
Giovanni di San Tommaso ha perfezionato l’ipotesi di san Bellarmino affermando che, finché la Chiesa non agisce come testimone autorevole che rimuove l’incertezza per i fedeli, i cattolici possono prudentemente sospendere il giudizio finché la questione rimane irrisolta, a condizione che tale sospensione si basi su un dubbio genuino e oggettivo piuttosto che su preferenze personali o dissensi. Qui, naturalmente, bisogna decidere se la Chiesa sinodale sia effettivamente la Chiesa cattolica che ha l’autorità di pronunciarsi in tal senso.
Se, arrivati fin qui, nutrite ancora dei dubbi, esaminiamo le implicazioni dell’alternativa: riconoscere un usurpatore, un falso papa o un antipapa.
Innanzitutto, stai causando scandalo. Lo scandalo è il peccato di essere causa, con le proprie parole, azioni o silenzio, della caduta di un altro. Oggi sembra che i cattolici siano poco consapevoli di questo peccato, lo fraintendano o non si rendano conto di quanto sia grave. Ecco cosa dice Gesù Cristo stesso a proposito del peccato di scandalo: “Ma chi scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per mezzo del quale lo scandalo viene!” (Matteo 18:6-7).
Se dunque riconoscete un “papa” che insegna eresie e svia le anime come se fosse un papa legittimo, state contribuendo a confermare coloro che egli induce in peccato. Prendiamo come esempio l’omosessualità. La Chiesa sinodale sta imponendo questa agenda ai fedeli e al mondo intero. Una persona omosessuale si unisce alla Chiesa sinodale e quindi sostiene che “la Chiesa cattolica e il suo papa approvano l’omosessualità”. Se poi accettate che egli sia effettivamente il papa e che la Chiesa sinodale sia la vera Chiesa cattolica, allora state dando potere all’usurpatore che sta sviando il peccatore. Secondo il nostro Salvatore, questo è un peccato che merita di avere una macina da mulino legata al collo ed essere gettato nelle profondità del mare.
La seconda implicazione, molto seria, riguarda il principio secondo cui il papa è il Vicario di Cristo. Se, per esempio, Bergoglio e Prevost sono papi legittimi, significa che Cristo, per interposta persona attraverso di loro, sta sviando i fedeli. Non credo sia necessario approfondire ulteriormente questo punto. Chiedetevi se il legittimo Vicario di Cristo possa, ad esempio, negare che Cristo sia l’unica Via di Salvezza o affermare che un certo popolo abbia una propria alleanza e sia salvato tramite questa alleanza anziché tramite Cristo.
In terzo luogo, non esprimendo la tua opinione, stai di fatto danneggiando la dignità dell’ufficio papale. Affermare di essere, quantomeno, scettici sulla legittimità di un pretendente al papato palesemente dubbio non significa avere una bassa considerazione del papato, bensì il contrario.
Respingere le pretese di un usurpatore dimostra di avere la massima stima per il papato, mentre legittimare un falso papa distrugge l’insegnamento della Chiesa cattolica secondo cui il papato è un ufficio divinamente istituito da Cristo, creato per preservare la Chiesa nell’unità e nella verità.
Riconoscere un falso papa come legittimo significa quindi negare che il papa sia il principio visibile di unità, il custode del Deposito della Fede e il maestro supremo della Chiesa universale. In pratica, si sta affermando che le promesse di Cristo a san Pietro sono venute meno perché i papi postconciliari sono diventati la fonte di una nuova religione e hanno corrotto la fede apostolica. Affermare o anche solo insinuare ciò è un’eresia e rende chi lo afferma un eretico.
Personalmente, non voglio essere colpevole di eresia e non sono disposto ad affermare che un papa in carica possa condurre i fedeli verso dottrine dannose per la salvezza. Riconoscere come papa un uomo che insegna pubblicamente dottrine contrarie alla fede cattolica e che promuove pratiche religiose precedentemente condannate dalla Chiesa è il massimo affronto alla dignità del papato.
Vorrei affrontare un ultimo argomento che il lettore incontrerà sicuramente quando esprime dubbi sul fatto che la persona che siede sulla Cattedra di Pietro possa essere un usurpatore o addirittura non essere un papa. Spesso i difensori della religione sinodale e dei suoi “papi” citano Matteo 23,2-3. In questo passo Nostro Signore dice ai discepoli e alla folla: “Gli scribi e i farisei si sono seduti sulla cattedra di Mosè. Tutto ciò che vi diranno, osservatelo e fatelo; ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno”.
Sosterranno quindi che, così come si dovrebbe obbedire alla “cattedra di Mosè” nonostante i farisei e gli scribi, allo stesso modo i cattolici devono sottomettersi alla “cattedra di Pietro” nonostante un papa discutibile. Questa è un’argomentazione errata e una strategia disonesta.
Gli scribi e i farisei insegnavano la legge ebraica alla lettera, ma non la osservavano. Perciò Gesù esorta i suoi ascoltatori a osservare ciò che dicono (la legge ebraica legittima), ma a non fare ciò che fanno (ovvero, a non seguire la legge che insegnano).
Questo non è il caso della religione sinodale e dei suoi presunti papi. Essi non insegnano e promuovono l’autentico cattolicesimo, limitandosi a non obbedirvi. No, stanno insegnando una religione completamente nuova che non è il cattolicesimo. Gesù non disse al suo pubblico di seguire una falsa religione promossa dai farisei, ma la vera legge ebraica. Stava semplicemente mettendo in guardia contro la loro ipocrisia, contro il non mettere in pratica ciò che predicavano.
Gli eretici sinodali da un lato “predicano” una nuova religione, dall’altro non seguono il vero cattolicesimo. Pertanto, questa argomentazione non è applicabile.
Infine, vorrei lasciarvi con un monito tratto dalle Scritture, molto utilizzato, perché è così vero e applicabile ai nostri tempi. In Galati 1, san Paolo esprime il seguente avvertimento, valido oggi come lo era allora e che rimane la prova del nove definitiva e più semplice: “Ci sono alcuni che vi turbano e vogliono pervertire il vangelo di Cristo. Ma anche se noi, o un angelo dal cielo, vi annunciassimo un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema. Come abbiamo già detto, ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema”.
Dubito fortemente che tu debba riconoscere un usurpatore anatemizzato come papa legittimo.
Spero che questo saggio vi abbia avvicinato a dare il vostro contributo nella difesa dei diritti di Cristo e della sua Chiesa e nel ripristino della dignità del Santuario di Pietro.
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