Chiesa in uscita (di testa) / 9. Vescovo ceco: i fedeli legati alla Tradizione siano «accompagnati» verso la novità

La società nutre una sete di trascendenza, ma «i vecchi strumenti hanno già esaurito la loro funzione e non rispondono più alle esigenze delle persone di oggi». Parola di vescovo. Nella fattispecie, monsignor Tomáš Holub, di Plzeň, nella Repubblica Ceca.

Secondo il vescovo Holub, «la sinodalità non è semplicemente una tecnica di comunicazione, ma un modo di vivere la fede… Il punto non è tenere un sinodo, ma diventare un sinodo». E il novus ordo è l’espressione più adeguata di questo modo di vivere: «Il novus ordo rende possibile l’applicazione di questa sinodalità nell’ambito liturgico. Altrimenti, ciò risulterebbe molto difficile, poiché il vetus ordo è l’espressione di una visione tridentina della Chiesa che non risponde più alle esigenze attuali».

Dice il vescovo: «Molti fedeli, compresi alcuni della mia stessa diocesi, sono attratti dalle celebrazioni tradizionaliste e hanno difficoltà ad accettare la riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Partecipando a queste celebrazioni liturgiche, essi si convincono della visione ecclesiologica proposta da questi riti».

Di qui la «divisione» causata dai fedeli legati alla Tradizione, verso i quali occorre «un processo di accompagnamento, formazione e sostegno sinodale». In parole povere, rieducazione, come si fa con i malati.

«Lavoriamo – conclude il vescovo – per una Chiesa che sia veramente universale proprio perché sinodale, aperta al futuro, al mondo di oggi».

Auguri.

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