Chiesa in uscita (di testa) / 11. Quegli inclusivisti fissati con il sesso
In una parrocchia del nostro Mezzogiorno, un tempo terra di fede semplice e forte, nei giorni scorsi si è tenuta una “veglia di preghiera per l’affermazione della dignità della persona umana e contro le discriminazioni omobitransfobiche”, con testo predisposto dal parroco.
Stralci: “Gesù è colui che è venuto a liberare i nostri corpi dai demoni del moralismo e delle false ascesi religiose”. “Credere la Chiesa, in questa professione di fede per davvero profetica, significa credere in una realtà di corpi redenti, desideranti, liberati dai sensi di colpa, disposti a riconoscere nella forza e nell’energia della sessualità un dono che apre al mistero della vita”.
Era presente l’arcivescovo che – apprendiamo – “ha unto con olio di nardo profumato un gruppo di giovani donne e uomini che, a loro volta, hanno poi trasmesso l’unzione a tutte e tutti i presenti, uomini e donne, senza distinzione di sesso, di orientamento sessuale, di genere”. Poi “laiche e laici, hanno segnato con olio profumato gli stessi ministri ordinati: un atto profondamente radicato nell’eguaglianza battesimale”.
Leggiamo ancora: quella in azione durante la cerimonia “non è ancora la Chiesa del presente, spesso bloccata in logiche gerarchiche, clericali e burocratiche. È però l’immagine nitida della Chiesa di domani, quella che in un futuro prossimo si presenterà come una comunità finalmente libera da strutture di dominio, da rigidità e da visioni esclusiviste, fortemente ancorate a un modello androcentrico”.
Non sappiamo come sarà la “Chiesa di domani”, ma la Chiesa prefigurata qui, anche se vuole apparire tanto moderna e libera, ci sembra alquanto fissata con il sesso.



