Elogio dell’elogio dell’ingenuità

di Rita Bettaglio

“Flic floc” si faceva da bambini quando, per puro caso (ma esiste il caso?) si diceva contemporaneamente la stessa cosa.

Allora s’intrecciavano i mignoli della mano destra, si oscillava il braccio contando fino a tre ed esprimendo in segreto un desiderio. Al tre ognuno diceva “flic” o “floc”. Se entrambi avessero detto la stessa parola, i desideri si sarebbero avverati.

Ecco, dopo anni e annorum, la stessa cosa è capitata alla cavernicola col nuovo libro di Aldo Maria Valli dedicato all’elogio dell’ingenuità, tanto da sembrarle di averlo pensato lei.

Alt, ferma un momento, Aldo Maria! Ma come hai fatto a pensare esattamente le stesse cose che penso io? Forse perché entrambi viviamo in una nostra personale grotta, pur con modalità concrete assai diverse.

Sì, penso sia proprio così: è la grotta ad averci condotto alle stesse conclusioni e scelte.

“Dentro l’ingenuità c’è davvero tanto da scoprire”, scrive Aldo Maria. Ed è proprio così: l’ingenuo non è “un inesperto, uno che non sa come gira il mondo”. Tutto il contrario, semmai. L’ingenuo è uno che sa meglio degli altri come vada il mondo ma, conscio di essere nel mondo ma non del mondo, ha deciso di non farsene governare.

L’ingenuo perciò gode di una libertà che il mondo e i mondani non conoscono: l’anima dell’ingenuo, di colui che è genuino, cioè sincero, è più libera, più disponibile. Così egli può alzare gli occhi al cielo, perché non è schiacciato e coatto dal sospetto, dall’attaccamento, dal titanico e inutile sforzo di non farsi fregare. Egli è un novello Sisifo, definito dalla mitologia greca il più astuto degli uomini: ma la sua astuzia non lo libera ma, anzi, lo condanna a spingere un pesante masso su per la montagna. Ancora e ancora, perché, giunto in cima, il masso rotolava puntualmente giù.

“Di furbizia si muore, d’ingenuità si può vivere. La furbizia incatena, rende schiavi, toglie la libertà e alla fine la speranza”, scrive Aldo Maria.

E la cavernicola, che è perfettamente e ontologicamente d’accordo con lui, non può evitare di pensare subito al nostro comune amico, quel Giovannino che, entrando nel carcere di Parma per l’affair De Gasperi, ebbe a sentenziare: “Per rimanere liberi bisogna, a un bel momento, prendere senza esitare la via della prigione”.

Riconoscere il male, ma non farsene avvelenare era la cifra di Guareschi che, prigioniero in Germania come Internato militare italiano, ne uscì come un sacco di stracci, ma fieramente poté scrivere: “io sono riuscito a passare attraverso questo cataclisma senza odiare nessuno. Anzi, sono riuscito a ritrovare un prezioso amico: me stesso”.

Dal lager egli uscì vincitore perché ne poteva evadere ogni momento coll’anima di bambino che viveva in lui, che era lui. Nessun reticolato poteva fermarlo.

“Indispensabile”, prosegue Aldo Maria, “per entrare nel regno dei cieli, essere come bambini è molto utile anche per vivere meglio quaggiù, per portare un po’ di luce nel tenebroso mondo dei furbi”.

Ma come si può, nel mondo di oggi, dove la malizia si respira nell’aria fin dal primo vagito, mantenersi ingenui, capaci di stupore e meraviglia?

Ingenuo era Adamo prima del peccato, ma noi, come possiamo esserlo? Come scegliere la fiducia al posto del sospetto, la fede al posto dello scetticismo radicale?

La cavernicola è genovese e da noi essere ingenui è una precisa scelta, perché si viene cresciuti nella diffidenza. Ma la nostra non è reale diffidenza, quanto piuttosto avvedutezza e prudenza, che non sono contrarie all’ingenuità. Come dice Aldo Maria, l’ingenuo è “schietto per natura perché libero anche dalla paura”.

Questa libertà porta alla fiducia, alla fede: “La fede non mi fa chiudere gli occhi; mi cambia lo sguardo. La fede non m’impedisce di vedere il male, ma m’impedisce di pensare che sia il male a dominare il mondo”, conclude Valli.

Questo librino, che Valli ha scritto e recentemente dato alle stampe, è davvero prezioso: come nei giochi della “Settimana Enigmistica”, ci fa unire i puntini disseminati nella vita di ognuno e, alla fine, vedremo un grande disegno che è la vita meravigliosa che Dio offre a ciascuno.

Se non la vediamo meravigliosa è perché stiamo incollati a ognuno dei puntini ed essi, pur non avendo, per definizione, dimensione, finiscono per diventare la nostra unica dimensione. Ci sono persone che girano tutta la vita in un solo puntino e pensano che questo sia l’universo!

L’elogio dell’ingenuità che Valli ha composto ci conduce in un itinerario interiore: lo fa con delicatezza e dicendo all’anima assai più di ciò che la pagina porta scritto. E questa è la caratteristica dei grandi scrittori!

Perciò, anche se la cavernicola è una cavernicola e rigetta l’intrupparsi in ogni accezione, questa volta sposa l’invito di Aldo Maria: “Ingenui di tutto il mondo, uniamoci!”.

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Aldo Maria Valli, “Breve elogio dell’ingenuità”, Chorabooks 2026, 84 pagine, 12,47 euro.

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Per scrivere alla cavernicola: cronachedallagrotta@gmail.com

 

 

 

 

 

 

Allora facciamo flic e floc: essendo entrambi ingenui, i nostri desideri si avvereranno!

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