Germania / La tassa ecclesiastica e la battaglia del professor Zapp (che ora torna d’attualità)
Germania, luglio 2007. Un distinto signore settantenne si presenta all’ufficio anagrafe del comune di Staufen chiedendo di essere esonerato dall’imposta di culto a favore della Chiesa cattolica, la Kirchensteuer, la tassa che i fedeli tedeschi devono pagare per usufruire dei servizi religiosi e dei sacramenti [ne abbiamo parlato qui].
La richiesta non ha nulla di strano, perché la legge prevede che si possa essere esonerati. Ma quel giorno il distinto signore chiede all’impiegata di aggiungere una breve postilla nello spazio riservato ai chiarimenti: Chiesa cattolica, “ente di diritto pubblico”. Sembrano parole innocue, ma avranno conseguenze.
Quel signore non è uno qualunque. Si chiama Hartmut Zapp, è un professore di diritto canonico in pensione, cattolico praticante e devoto, e con l’aggiunta di quella postilla ha dato inizio alla sua battaglia contro la tassa ecclesiastica, che a suo giudizio viola il principio della libertà di scelta della fede. Il meccanismo in vigore in Germania, argomenta, costringe i fedeli a pagare per usufruire dei sacramenti. Se non si paga, niente sacramenti: è la scomunica automatica. Ma secondo Zapp subordinare gli effetti dell’appartenenza ecclesiale a un atto di diritto pubblico statale lede la libertà religiosa e l’autonomia della Chiesa. “Mi considero un Robin Hood del diritto canonico” dice il timido professore con un sorriso.
Un anno prima il Vaticano aveva scritto alle conferenze episcopali ricordando che “il vincolo sacramentale di appartenenza al Corpo di Cristo, che è la Chiesa, conferito dal carattere battesimale, è un’unione ontologica permanente e non si perde per alcun atto o fatto di defezione”.
Insomma, sotto il pontificato del tedesco Joseph Ratzinger la Chiesa aveva detto che in Germania è in vigore una legge ingiusta. Ma i vescovi tedeschi, di fronte al rischio di veder sfumare gli enormi introiti garantiti dalla tassa, avevano replicato che la cancellazione dal registro ecclesiastico costituisce un atto di scisma e comporta la scomunica.
Il professor Zapp si inserisce in questa disputa e porta la diocesi di Friburgo in tribunale, la cui prima decisione è a favore del canonista. Nel 2010 però la Corte d’appello di Mannheim la ribalta. Si va quindi di fronte al Tribunale amministrativo federale di Lipsia, ma sei giorni prima dell’udienza, il 20 settembre 2012, la Conferenza episcopale tedesca pubblica un decreto, concordato con Roma, che se da un lato abolisce la scomunica automatica dall’altro conferma che chiunque firmi le dimissioni dalla Chiesa, “per qualsiasi motivo”, commette “un grave reato contro la comunità ecclesiale”, il che comporta di non poter più ricevere i sacramenti e di non poter essere padrino o madrina. Addirittura, in mancanza di un segno di “pentimento”, si può essere privati del funerale in chiesa.
Roma ha prodotto un pastrocchio ipocrita, e Lipsia che farà? Il 26 settembre arriva la sentenza del tribunale amministrativo federale, che, per non essere da meno di Roma, in sostanza se ne lava le mani e rimette la palla nel campo della Chiesa. La tesi è che, essendo lo Stato indifferente al mantenimento dell’appartenenza religiosa, la questione è di pertinenza dei vescovi, non dei giudici.
Il professor Zapp, che nel frattempo ha compiuto settantatré anni, capisce che in pratica ha perso, ma non demorde. Dichiara: “Se mi scomunicano, il giorno dopo farò causa a Roma”. E ovviamente la scomunica non arriva, perché i vescovi si guardano bene dallo scatenare una possibile reazione a catena.
Zapp muore nel 2021, e se la sua vicenda viene di nuovo alla luce è perché (come abbiamo scritto qui) oggi Ulrich Siegmund, il giovane politico che ha trionfato alle elezioni in Sassonia-Anhalt con Alternative für Deutschland, sostiene le stesse ragioni del professore. Battezzato e cresciuto nella Chiesa cattolica, nel 2017 Siegmund ha firmato le dimissioni dichiarando di non aver rinunciato certamente alla fede ma di rifiutare l’istituzione che non solo amministra i sacramenti in cambio di soldi ma ha sposato le idee dominanti nel mondo.
La Chiesa tedesca, finanziata dalle trasse e dallo Stato, non teme gli apostati. Teme solo chi non paga. Del resto, 6,751 miliardi di euro (le entrate assicurate dalla tassa l’anno scorso) sono una bella posta in gioco. E Siegmund sta mettendo il dito nella piaga.
Chissà che cosa ne penserebbe il mite canonista Zapp. Quella che a suo tempo sembrò una provocazione ora si profila come una possibilità concreta.
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Nella foto, Hartmut Zapp



