Chiesa in uscita (di testa) / 49
A Caldogno, nel Vicentino, il funerale di un artista di origine belga si è trasformato in uno spettacolo che la stampa locale ha descritto come assai variopinto e movimentato, con danze, trampolieri mascherati e musica pop accompagnata da battimani.
Molto unito alla gente del posto e amico di tutti, l’artista aveva pianificato contenuti, gesti e coreografie della singolare cerimonia funebre. Un “funerale su misura”, come è stato definito.
Funerale che però si è tenuto in una chiesa, e la chiesa è luogo consacrato al culto e alla preghiera. Sicché, stando alle vigenti norme liturgiche, qualsiasi forma di spettacolo, recita o rappresentazione teatrale è incompatibile con la natura della liturgia funebre, che deve focalizzarsi esclusivamente sulla preghiera per il defunto e sul mistero della risurrezione.
Nella tradizione della Chiesa latina la danza e i balli non fanno parte del rito e non sono permessi durante il funerale.
Anche i canti devono essere adeguati al culto: canti liturgici, salmi, inni religiosi, non altro.
A Caldogno non sembra che tali norme siano state rispettate.
Si dirà: considerazioni da bacchettoni. Ma ci voleva poi tanto a imbastire la stessa cerimonia in un luogo che non fosse una chiesa. O no?



