Lettera / La chiesa sinodale è andata alla deriva. Che aspettiamo a prendere coscienza degli effetti?
di Fabio Battiston
Caro Aldo Maria,
ho letto sul blog [qui] quanto ha scritto monsignor Viganò rispetto alle affermazioni di Prevost in Francia.
Ogni parola dell’arcivescovo Viganò è stracondivisibile: la realtà che egli descrive è vera e sacrosanta. Tuttavia, dopo l’ennesimo (e ce ne saranno ancora migliaia da qui ai decenni a venire) “fuori di testa” offerto da questa chiesa che ha sposato la Rivoluzione, è doveroso per ogni credente chiedersi: quindi?
Le cause sono ormai innumerevoli, chiarissime e non più controllabili né governabili nella loro micidiale virulenza. Ma che aspettiamo a prendere coscienza degli effetti? Mi riferisco, ovviamente, alle scelte che ognuno di noi dovrà (anzi deve) essere chiamato a fare; alle decisioni, non più rinviabili, da prendere.
Per quanto tempo ancora noi, popolo di peccatori resistenti, potremo rifiutarci di guardare in faccia questa tetra realtà e rispondere nell’unico modo ormai possibile? O vogliamo forse comportarci come gli istituti ex-Ecclesia Dei, e come la stragrande maggioranza del cattolicesimo sedicente controrivoluzionario, accettando supinamente di convivere con una chiesa modernista e neo-pagana solo perché – nella sua imperiale magnanimità – sta ancora concedendo qualche ghetto ove far celebrare liturgie che essa ha in odio e che presto eliminerà definitivamente?
Se non avremo la forza, il coraggio e la nobiltà di liberarci da questo giogo di morte, ci ritroveremo tra vent’anni (se ci saremo ancora) a disperarci nel denunciare inutilmente, e ormai pateticamente, le nefandezze di una pseudo-chiesa cattolica militante, divenuta definitivamente preda del Maligno. Quel giorno non dovremo farci trovare in quella barca! Sarebbe la nostra fine.
La risposta non può che essere individuale. Io penso che nessuno di noi possa o debba fare proposte poiché lo scenario in cui siamo immersi non è un agone politico, non è una agorà sociale o civile ove si dibattono e si confrontano posizioni e proposte diverse. Qui c’è in ballo il nostro rapporto col Dio trinitario e con la Salvezza. Di fronte a questo immenso problema non si può essere il portabandiera di questa o quella istanza. Si può, anzi si deve solo testimoniare la propria scelta, la propria decisione. Per quanto mi riguarda, e lo sai da tempo caro Aldo Maria, il mio percorso sta ormai andando a compimento: io non voglio più far parte di una realtà “religiosa” – militante e terrena – che puzza di immanenza lontano mille miglia. Non voglio essere complice di un progetto e di una visione che ormai detesto nel profondo del cuore e dell’animo. Ho già abbastanza problemi, di fronte a Dio, con i miei peccati e le mie tante imperfezioni. Sono l’ultimo degli ultimi a poter dire o suggerire a un fratello in Cristo, che fosse nelle mie condizioni, di fare questo o quello. Ci si salva solo con la Grazia e l’aiuto di Dio ma, sul piano umano, siamo soli; non c’è il sei politico che ci porta tutti in Paradiso.



