Lettera / “Aprirsi alla reciprocità”? Non è possibile senza la Verità
Nell’udienza di mercoledì 23 settembre 2026 papa Leone, riferendosi alla costituzione apostolica “Gaudium et spes”, ha detto che “nell’era delle comunicazioni digitali e della facilità degli scambi interpersonali, l’umanità deve aprirsi alla reciprocità, considerando le differenze come un arricchimento.
D’accordissimo, ma la Chiesa non può dimenticare che l’umanità è ferita dal peccato, per cui non sono i reiterati e pur benevoli auspici e inviti che cambieranno i cuori degli uomini. L’invito ad aprirsi mi sembra la continuazione dell’ottimistica visione della realtà dei documenti conciliari, del tutto diversa dal realismo di Cristo, venuto nel mondo per renderci liberi davvero attraverso la conversione, che è l’accoglienza della sua Verità.
Se pensiamo che, anche in casa cattolica, si è divisi tra modernisti, conservatori e tradizionalisti, e questi ultimi sono maggiormente penalizzati rispetto ai primi, come pensare che la reciproca comprensione possa avvenire con altre fedi, culture e ideologie, solo grazie allo sforzo umano?
La Chiesa cattolica in tal senso ha un ruolo essenziale nel mondo, quello di essere sale e luce, come la invita a essere Cristo. Ma come può esserlo in presenza di divisioni e lacerazioni causate da ambiguità, e di compromessi con lo spirito mondano?
Solo la contemplazione della Croce di Cristo e il rinnovarsi nella Chiesa del passaggio attraverso la Croce possono far sì che il sale torni a essere sale, la luce a essere luce e la verità a essere verità.
Possono uscire altre migliaia di documenti, ma se non torniamo alla Parola di Dio, ai Padri e alla immutabile tradizione della Chiesa, lo Spirito Santo non potrà donarci una nuova Pentecoste.
Claudio Forti



