Chiesa in uscita (di testa) / 52

Lui si chiama Oliver Wintzek, è docente di teologia dogmatica e fondamentale a Magonza, e in un intervento sul portale della Conferenza episcopale tedesca ha sostenuto che in occasione del 12 settembre, festa del Santo Nome di Maria (che commemora il 12 settembre 1683, quando le armate cristiane al comando del re polacco Giovanni III Sobieski posero fine al secondo assedio turco di Vienna con la vittoriosa battaglia di Kahlenberg) bisognerebbe mettersi alle spalle la storia e riconoscere “con calma che l’Islam fa parte della Germania e dell’Europa”.

Certo, ammette il professore, l’islamismo violento esiste, ma “l’affermazione insensata secondo cui l’Islam sia un’ideologia politica incompatibile con la Costituzione è inaccettabile”. E “ingannevole” è “la retorica sull’islamizzazione”.

Sentite il professore: “In realtà, il credo islamico non è poi così diverso: persino il Padre della Chiesa Giovanni Damasceno, vissuto sotto il dominio islamico, non classificò l’Islam come una nuova religione mondiale, bensì lo considerò un’eresia cristiana. Con ciò intendeva una forma alternativa di cristianesimo bizantino che propugna un’interpretazione indipendente della figura di Gesù, figlio di Maria”. Quindi, il 12 settembre potrebbe essere l’occasione per riconsiderare il rapporto con l’Islam, “in comunione non solo con i nostri fratelli maggiori ebrei (Giovanni Paolo II), ma anche con i nostri fratelli e sorelle minori islamici”.

Ora, san Giovanni Damasceno (675–749 circa), che in effetti conobbe da vicino l’Islam perché visse a Damasco sotto il califfato omayyade e lavorò alla corte del califfo, definì l’Islam una religione non completamente nuova, bensì l’eresia degli ismaeliti (o dei saraceni). Sostenne che Maometto ideò la sua dottrina dopo aver letto Antico e Nuovo Testamento e dopo aver incontrato un monaco ariano, ma nei suoi scritti criticò specificamente i dogmi islamici, tra cui il rifiuto della divinità di Cristo. Come si può sostenere, partendo da qui, che l’Islam in fondo non è poi così diverso dal cristianesimo?

Forse bisognerebbe anche rammentare al teologo che se quel 12 settembre del 1683, che lui considera storia da mettersi alle spalle, le armate cristiane non avessero sconfitto i turchi ora lui probabilmente non sarebbe qui a illustrare, “con calma”, le sue idee astruse, ma sarebbe sottoposto alle ferree norme della Sharia.

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