La chiesa sinodale e noi. Dibattito sul che fare

Propongo due lettere che fanno riferimento all’intervento di Fabio Battiston “La chiesa sinodale è andata alla deriva. Che aspettiamo a prendere coscienza degli effetti?”, pubblicato qui da “Duc in altum”.

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Non fuga, ma resistenza dall’interno

di Liliana De Angelis

Caro Aldo Maria,

da cattolica legata alla Tradizione sento il dovere di offrire una prospettiva diversa rispetto a quanto espresso da Fabio Battiston nel post “La chiesa sinodale è andata alla deriva. Che aspettiamo a prendere coscienza degli effetti?” [qui].

Di fronte alle odierne derive dottrinali, alle esternazioni sconcertanti o alle scelte ecclesiali di rottura, qual è la scelta e la decisione da prendere?

La risposta, a mio avviso, non può essere l’abbandono o la fuga dalla struttura visibile della Chiesa, bensì la resistenza fedele dall’interno.

I tanto vituperati istituti ex Ecclesia Dei non si sono rifugiati in un ghetto per opportunismo o timore, ma hanno compiuto una coraggiosa scelta di autentico amore alla Chiesa e di custodia della Tradizione.  Custodendo il tesoro della liturgia millenaria e la sana dottrina non hanno reciso il legame di comunione, che – è bene sottolineare e tenere sempre a mente – resta un elemento costitutivo del cattolicesimo.

La Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, non è immune da travagli e passioni dolorose, ma queste sono sempre il frutto dei limiti e delle miserie umane, non della sua essenza divina. Perciò la barca di Pietro non si abbandona durante la tempesta, si resta a bordo a pregare e a testimoniare la Verità.

Dichiararsi estranei a questa Chiesa per non essere complici delle sue derive è un errore di prospettiva perché la Chiesa non appartiene a chi oggi sembra sfigurarla, ma al suo Fondatore. Separarsene per preservare la propria purezza significa confondere i pastori smarriti con il Pastore Supremo, che ci chiede di rimanere ai piedi della Croce, non di fuggire.

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Quel suggerimento di padre Pio. Pregare e non ascoltare nessuno. Nemmeno il papa?

di Leone Serenissimo

Caro Aldo Maria,

desidero esprimere la mia sintonia con Fabio Battiston per il suo netto rifiuto [qui] di vedersi in qualsiasi modo complice delle “nefandezze di una pseudo-chiesa cattolica militante”.

La posizione di Battiston è conforme al magistero di san Pio X. Scrive infatti papa Sarto: “La dottrina cattolica ci insegna che il primo dovere della carità non sta nella tolleranza delle opinioni erronee, per quanto sincere esse siano, né nell’indifferenza teorica o pratica per l’errore o per il vizio in cui vediamo caduti i nostri fratelli, ma nello zelo per il loro miglioramento morale e intellettuale” (dalla lettera apostolica “Notre charge apostolique” del 25 agosto 1910). Il cattolico non deve pertanto mostrare né tolleranza né indifferenza verso gli errori, ma si deve sempre impegnare con tutte le sue forze per un annuncio costante ed esclusivo della verità. Ora basterebbe riflettere anche solo fugacemente sull’elogio fornito pochi giorni fa da Prevost agli ideali mortiferi della Rivoluzione francese, per capire lo stato di abiezione nel quale è sprofondata la gerarchia ecclesiastica.

Valuto particolarmente significativa l’espressione di Battiston sulla necessità di “testimoniare la propria scelta”. Insieme a lui, anch’io sostengo che non si può più continuare a fare a finta che tutto stia andando bene, perché le cose nella Chiesa, principalmente a causa del tradimento e della defezione della gerarchia ecclesiastica, non vanno per niente bene. Per parte mia ritengo che la chiamata allo schieramento, alla decisa presa di posizione, sia già suonata nel corso dell’era di Bergoglio: dodici anni di incessanti eresie, atti blasfemi, rapporti strettissimi con i nemici giurati della Chiesa e persecuzioni alla religione cattolica legata alla tradizione avrebbero dovuto aprire gli occhi alla quasi totalità dei fedeli. Così però non è stato.

Se da un lato la mia condivisione della posizione di Fabio Battiston è piena e senza riserve, non di meno desidero integrarla con un elemento che ritengo di assoluta importanza. San Pio da Pietrelcina ci ha indicato con estrema chiarezza e semplicità quello che noi tutti dovremmo fare. Il suo “programma del cattolico in tempi di apostasia” è stato di recente ripreso anche dal professor Massimo Viglione in alcuni suoi interventi scritti e video.

Padre Pio, tra il 1965 e il 1968, a una sua figlia spirituale rivolse un avvertimento: “Ricordati… quando verranno quei tempi: i Comandamenti di Dio, preghiere del mattino e della sera, Santo Rosario, Sacramenti, catechismo, i santi e fate tutto nella fede dei nostri padri, nella fede dei nostri padri!… nella fede dei nostri padri!!… e non ascoltate più nessuno”.

Ci terrei a mettere in evidenza un particolare non marginale. Il santo frate in questa esortazione non dice di ascoltare il papa. Manca completamente il dovere per il cattolico di ascoltare la voce del papa. Questa cosa in un primo momento mi era apparsa strana, perché per padre Pio il Santo Padre veniva subito dopo Gesù. Perché mai allora qui padre Pio non invita ad affidarsi all’insegnamento del papa? Forse ho compreso il motivo di questa omissione.

Come è risaputo, padre Pio conosceva il futuro e aveva certamente visto in anticipo il tempo nel quale noi stiamo vivendo. Ne è prova un episodio che mi raccontò una volta una sua figlia spirituale. Quando morì Pio XII, padre Pio si espresse nei seguenti termini: “Quanti anni dovremo attendere ora prima che Dio conceda alla Chiesa un papa grande come lui?”. Padre Pio sapeva che nel tempo a venire sarebbero sopraggiunti grandissimi problemi nell’istituzione del papato e, probabilmente, che ci sarebbe anche stato l’avvento di un papato soltanto apparente e di una Roma senza papa.

Alcuni indizi che ho raccolto mi portano a pensare in questa direzione. Ecco quindi facilmente spiegato il perché padre Pio, per quei tempi che sarebbero giunti, in via eccezionale non aveva invitato ad ascoltare il papa. Quei tempi sono i tempi attuali. Oggi, come è diventato dolorosamente evidente, seguire il magistero di Bergoglio e di Prevost significa camminare lungo una strada che conduce alla rovina.

Sì, come dichiara Battiston sul piano umano ora ci troviamo soli. La tempesta imperversa con una furia crescente e non abbiamo un Pastore che si rivolge alle pecore che gli sono state affidate con la voce che esse riconoscono. “Le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei” (Gv 10,4-5).

Nella terribile confusione che ci sovrasta siamo continuamente esposti a sbagliare, sia nelle analisi dei fatti (per esempio la questione della presunta rinuncia di papa Benedetto XVI) sia nell’adozione delle condotte che in coscienza riteniamo coerenti con la nostra fede (per esempio la partecipazione o meno alle liturgie del novus ordo). Sono tuttavia convinto che se ciascuno di noi testimonierà la propria scelta personale alla luce dell’esortazione di padre Pio, noi tutti sbaglieremo meno di quanto possiamo temere e ci troveremo incredibilmente ad essere più uniti di quanto adesso non sembri per le nostre differenti sensibilità, vedute ed opinioni.

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